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Progettato negli Stati Uniti

Il mantello dell'invisibilità è realtà Nessuna magia, ma semplice fisica

Il mantello dell'invisibilità è realtà Nessuna magia, ma semplice fisica
Tendenze 20 Luglio 2016 ore 11:00

“Tuo padre me l'aveva affidato prima di morire. È ora che ti sia restituito. Fanne buon uso”. Era con queste parole, dalla firma anonima e successivamente capitosi essere di Albus Silente, che Harry Potter riceveva come regalo di Natale durante il suo primo anno a Hogwarts un mantello dell'invisibilità. Un oggetto magico, che permetteva a chi lo indossava di divenire completamente oscurato alla vista di chiunque. Non sarebbe male averne uno nel proprio guardaroba, no? Chissà quante possibilità potrebbe aprire uno strumento del genere. Ma purtroppo, Harry Potter, Hogwarts e i mantelli dell'invisibilità sono stati finora eventualità possibili giusto attraverso la penna e la fantasia di J. K. Rowling, e tanti saluti ai nostri sogni. Eppure, non è più esattamente così, almeno per quanto riguarda il mantello. Un gruppo di ricerca di un'università californiana, infatti, pare sia ormai prossima alla definizione di qualcosa che assomiglia tremendamente proprio al capo magico di Harry.

 

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Niente magia, è solo fisica. Berkeley è sede di uno degli atenei più prestigiosi del mondo, e dove se non in un posto dove si respira sapienza in ogni angolo e in un Paese, gli Stati Uniti, che ci hanno abituato a rendere l'impossibile realtà tangibile, si poteva pensare e realizzare un mantello dell'invisibilità? Il Lawrence Berkeley National Laboratory ha raccolta la sfida, e i risultati sono stati davvero eccezionali: è stato infatti ultimato una sorta di mantello capace di rendere pressoché del tutto invisibili gli oggetti sopra i quali viene adagiato. Non si tratta di particolari incantesimi rimasti sepolti nelle biblioteca californiane per tutti questi secoli, ma di una semplice questione fisica. Questo prodigio è stato realizzato utilizzando microparticelle d'oro, intessute in un velo dallo spessore di appena 80 nanometri (per intenderci: per arrivare a 8 millimetri, per esempio, ce ne vorrebbero 8 milioni) che se appoggiato su un oggetto di piccole dimensione è in grado di farlo sparire alla vista. Come? Semplicemente sfruttando una particolare proprietà della molecola dell'oro, capace di respingere le onde luminose emesse dall'oggetto in questione e dunque di renderlo invisibile all'occhio umano. Tanto banale quanto magnifico.

Quello di questo novello mantello dell'invisibilità, peraltro, non è il tentativo estemporaneo di un gruppo di matti che ha letto troppi libri di fantasia, ma l'esito di un lungo lavoro, iniziato nel 2006 proprio nell'Università di Berkeley in California, teso a capire il modo per rendere impercettibili le materie organiche. Sono stati creati, in questi 10 anni, numerosi prototipi realizzati grazie a materiali composti da strati elettromagnetici, dal carbone, dal silicio, dalla seta e da tutti quanti gli elementi che possiedono caratteristiche in grado di ingannare la vista umana.

 

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Potremo dunque essere invisibili? È decisamente presto per poter anche solo lontanamente considerare l'eventualità di poter rendersi invisibili agli occhi dei funzionari di Equitalia o della suocera, e questa per alcune semplici ragioni. In primo luogo, i test finora effettuati hanno utilizzato oggetti di piccole dimensioni, dalle scarse onde luminose a causa della loro mole ridotta e della loro particolare composizione molecolare: insomma, cose assolutamente imparagonabili, per esempio, ad un corpo umano. In secondo luogo, il materiale basilare utilizzato per creare questi speciali veli dell'invisibilità è pur sempre oro, che naturalmente è molto costoso e difficilmente può essere impiegato per realizzare strumenti di consumo su larga scala. Infine, gli esperimenti realizzati sono stati portati avanti in condizione di laboratorio, con luci ad hoc per intensità e caratteristiche e basandosi su punti di vista, letteralmente, specifici ai fini di una anche solo minima riuscita del test. Eppure, si tratta pur sempre di un inizio, di qualcosa che fino a ieri sembrava possibile solo ad Hogwarts e a Diagon Alley. Chissà nei prossimi mesi il progresso tecnologico cosa potrà apportare a questa straordinaria invenzione. Nel dubbio, una gruccia libera nel guardaroba consigliamo a tutti di tenerla.

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