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Un alcolico sempre più diffuso

Anziché una bella birretta estiva gli esperti ora consigliano grappa

Anziché una bella birretta estiva gli esperti ora consigliano grappa
Tendenze 08 Luglio 2015 ore 15:13

Se pensate che alla grappa si possa associare solo il freddo invernale, il fuoco di un camino e gli abiti pesanti addosso, ebbene ricredetevi! Stando a quanto affermato dall’ultimo studio dell’Istituto di tutela della grappa del Trentino (gente di cui fidarsi), la grappa è in grado di esprimere notevoli potenzialità anche in estate sotto il sole e, perché no, in riva al mare. Sembra blasfemia, ma non è così: a testimoniarlo, alcuni interessanti dati circa il consumo di acquavite nel Belpaese, nonché gli studi costantemente compiuti e aggiornati sul distillato principe del Nord Italia.

Buona anche d’estate. Diciamocelo, i mesi più caldi dell’anno, tradizionalmente, chiamano a gran voce una bella birra ai limiti della glaciazione, un fresco e leggero vino bianco oppure fruttati cocktail. Ma secondo Beppe Bertagnolli, presidente dell’Istituto in questione, negli ultimi anni il consumatore mostra di prediligere anche lo sfaccettato prodotto in questione: a quanto pare la grappa può rappresentare uno straordinario distillato anche se fuori dalle finestre non ci sono due metri di neve e l’ululato dei lupi.

 

 

Naturalmente, occorre seguire alla lettera alcune regole per poterne godere appieno senza iniziare a sudare o ad avere mal di testa nel giro di pochi minuti. In primo luogo, tassativamente, niente ghiaccio: il repentino e netto cambio di temperatura che il prodotto subirebbe ne rovinerebbe gli aromi e il gusto, rendendolo praticamente un’altra bevanda. È fondamentale, però, servire la grappa un poco più fresca rispetto alla temperatura ambiente, così che possa portare un pizzico di refrigerio alle riarse gole d’agosto senza perdere le proprie caratteristiche. Un limitato periodo in frigorifero prima di consumarla è l’opzione migliore.

In secondo luogo, privilegiare le grappe più giovani, che presentano squisiti aromi pur mantenendo la morbidezza necessaria ad un alcolico da estate. Per quanto riguarda invece la degustazione vera e propria, e questo vale per tutto l’anno, non siamo di fronte ad un classico alcolico da shottino, ovvero da buttar giù al volo, bensì ad un nettare che necessita di essere accompagnato passo per passo, con pazienza: la grappa va bevuta a piccoli sorsi, mantenuta in bocca almeno 5-6 secondi e lasciata viaggiare su tutta la lingua, così da coglierne sia il dolce che l’amaro.

 

 

Un alcolico sempre più diffuso. L’idea che la grappa possa fare ottima figura anche d’estate nasce dal sempre maggior consumo di questo alcolico da parte degli italiani, che, anche se sono giunti i mesi più caldi, non intendono fare a meno di questa straordinaria virtù (giacché chiamar vizio il bicchierino di grappa a fine pasto non gli renderebbe piena giustizia). Secondo i dati dell’Istituto, il 30 percento degli cittadini del Belpaese ne consuma regolarmente. Piace di più la grappa bianca morbida, anche se è cresciuto il numero dei consumatori che scelgono le invecchiate. Anche le consumatrici donne sono in aumento negli ultimi anni, assieme ai giovani che al posto dei super alcolici cominciano ad apprezzare i distillati di qualità.

La grappa del Trentino (che vanta un disciplinare più restrittivo della grappa Igp), con circa 10 mila ettanidri prodotti, rappresenta il 10 percento del totale nazionale, pari a circa 4 milioni di bottiglie equivalenti (da 70 centilitri), frutto della distillazione di 15 mila tonnellate di vinaccia. In questo territorio, è sacro il rispetto delle Quattro T (territorio, tempestività, tradizione, tutela), sancite addirittura dal disciplinare di produzione e garantite dall’Istituto di tutela fin dal 1960. Tre le tipologie principali: quella da uve aromatiche (40 percento del totale), quella destinata all’invecchiamento (circa il 35 percento) e quella da vinacce miste (circa il 25 percento). Il fatturato medio annuo che la grappa genera in Trentino è di 15 milioni di euro per l’imbottigliato e di 2 milioni di euro per la vendita dello sfuso. Si capisce bene come, da quelle parti, siano ben felici che la consumazione abbia scollinato il limite, apparentemente invalicabile, dell’estate e del sole scottante. Cin cin.

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