Creata da due statunitensi

L’app che recensisce le persone Si chiama Peeple e no, non ci piace

L’app che recensisce le persone Si chiama Peeple e no, non ci piace
03 Ottobre 2015 ore 14:44

Non vi sentite abbastanza giudicati dalle occhiate della gente che incontrate per strada? Vi mancano le frecciatine ironiche dei colleghi sul luogo di lavoro? Ecco allora l’app che fa per voi. È previsto per gli ultimi giorni di novembre l’esordio di Peeple, l’app per recensire le persone. Il concetto è il medesimo del ben noto Tripadvisor, il sito in cui gli utenti possono esprimere il loro giudizio sul ristorante dove hanno cenato o sull’hotel in cui hanno pernottato. Cambia però il soggetto: ad essere recensite saranno le persone, che gli piaccia o meno. E qui comincia il grande dibattito che sta interessando la rete in questi giorni.

Senza dubbio è lecito recensire un locale, in quanto il cliente paga per un servizio ben specifico e ha tutto il diritto di esprimere soddisfazione o malcontento rispetto alla propria esperienza. Serve al proprietario per capire come migliorare l’attività ed è utile per tutti coloro che siano interessati a trascorrere una piacevole serata nel medesimo luogo. È un po’ diverso il caso in cui ed essere bollate con le stelline da 1 a 5 sono le persone, non riguardo alla professione che svolgono, ma semplicemente per come sono “giudicate” da chi gli sta intorno. Ma vediamo nel dettaglio come funziona questa innovativa possibilità che sta per entrare nelle nostre vite.

 

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Iscrizione. Aprire un profilo non è difficile: basta avere 21 anni (la maggiore età negli States) e un profilo Facebook. Fatto questo, potete cominciare a commentare chi volete. Per cercare una persona è sufficiente digitarne il nominativo. Se siete i primi perché a nessuno è ancora venuto in mente di condividere il suo giudizio, allora potrete inserirla a patto di avere il suo numero di telefono. Dovete obbligatoriamente inserire la tipologia del vostro rapporto con questa in una delle tre categorie presenti: personale, professionale, romantico. Una volta terminati i passaggi, siete pronti per la vostra recensione. Nel caso quest’ultima sia positiva verrà subito pubblicata sul sito. Nel caso in cui si tratti di una recensione negativa dovrete aspettare il via libera per un tempo non superiore alle 48 ore, nelle quali verrà verificata l’appropriatezza del vostro commento (non si capisce bene come, o a quale giudice supremo ci si possa appellare). L’interessato potrà vedere solo i commenti positivi se non è registrato all’app, se invece fa parte della community gli verranno notificati anche quelli negativi.

 

[Le due creatrici dell’app, Nicole Mc Collough e Julia Cordray]

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«Amore e positività». I danni collaterali ipotizzabili per l’utilizzo di un simile strumento non sono pochi. Per rispondere ai molti dubbi sollevati, la giornalista del Washington Post Caitlin Dewey è andata ad intervistare direttamente una delle due ideatrici del sito, la giovane imprenditrice californiana Julia Cordray. Questa intraprendente signora, insieme all’amica e socia Nicole Mc Collough, ha raccolto 7,6 milioni di dollari per sviluppare il progetto ed è ora impegnata in alcuni test sulla versione beta dell’app. «La gente fa molte ricerche quando compra un’auto o prende un certo tipo di decisioni. Perché non fare lo stesso tipo di ricerca in altri aspetti della vita?», così interviene Julia, per spiegare a che bisogno risponde la sua innovazione.

L’idea è nata da un fatto pratico. La co-fondatrice della società è madre di due bambini e non conosce la gente della zona, vorrebbe capire di chi potersi fidare quando deve affidare a qualcuno i suoi bambini. Per questo gli farebbe piacere avere qualche feedback riguardo ai vicini di casa. La Cordray continua, spiegando l’obiettivo del progetto: «Siamo due empatiche, donne imprenditrici nel campo della tecnologia, vogliamo diffondere amore e positività. Noi vogliamo operare con giudizio». E poi conclude: «I feedback che raccogliamo sono per voi, potete usarli a vostro vantaggio». Di fronte ad una visione che appare abbastanza parziale e semplicistica, non tenendo conto delle ripercussioni che potrebbero avere critiche pesanti su soggetti già di per sé fragili psicologicamente, la Dewey si è rivolta al filosofo Jaron Lanier, per avere maggiori chiarificazioni sulle possibili controindicazioni.

 

https://youtu.be/IKYPcKUWM10

 

Un grande palcoscenico.Il professor Lanier introduce il problema partendo dal confronto col sito Rate my Professor, molto simile dal punto di vista del funzionamento, in quanto viene usato dagli studenti per esprimere un giudizio sui loro insegnanti. Il sito, dice il professore, mostra che la maggior parte degli studenti che fanno i commenti sono quelli coinvolti emozionalmente nel rapporto col professore, ovvero che lo odiano o lo amano. L’altra parte degli studenti, quelli più neutrali, non ha nessun interesse a pubblicare una recensione. Viene inoltre sottolineata una disparità di trattamento tra uomini e donne, con le ultime giudicate più per l’apparenza che per il carattere. In pratica la valutazione finale non si riferisce al valore della persona in quanto docente, ma ad un misto di attrazione ed affettività della minoranza degli studenti. In sintesi, il giudizio finale è inattendibile.

Oltre a questo, che già toglie all’app la possibilità di riuscita rispetto allo scopo prefisso, rimane da valutare l’aspetto più prettamente psicologico. «Dove una volta vedevi un appuntamento o una conferenza come un incontro privato, Peeple la trasforma radicalmente in una performance pubblica: tutto quello che fai può essere giudicato, pubblicizzato, registrato». Ogni aspetto della realtà diventerebbe dunque un palcoscenico su cui salire per mostrare le proprie qualità. La sfera del privato potrebbe subire una drastica riduzione, e chiudere l’individuo in un solitario timore del prossimo. Ovviamente l’arrembante industria tecnologica californiana ha erogato cospicui finanziamenti, 7,6 milioni di dollari, in vista di guadagni ancora maggiori. Ma non è cos’è sicuro che il successo dell’iniziativa venga certificato. Già dalla fase di test potrebbero sorgere le prime lamentele, e il progetto mutare il proprio orizzonte. L’idea di essere circondato da persone pronte a scrivere una review del tuo carattere, più che esaltare, spaventa.

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