I peggiori? Chi non si arrabbia mai

Il cafonometro degli sbrocchi È lì che diventiamo davvero cafoni

Il cafonometro degli sbrocchi È lì che diventiamo davvero cafoni
Tendenze 31 Ottobre 2018 ore 11:19

La vita quotidiana sconfigge chiunque, perdere la pazienza è facile. Tra le rotture della quotidianità più frequenti, a buon mercato ma sempre divertente, c’è la litigata: social, politica, lavorativa, famigliare. Una rassegna (esemplificativa ma non esaustiva) delle più cafone.

 

10) Litigata autonoma

La migliore: la litigata che immagini ma che non puoi permetterti. Il professore, il capo, chiunque in quel momento abbia in mano il tuo destino, qualcuno che devi fingere di amare ma che prenderesti a randellate sul muso e copriresti di insulti senza smettere mai. E invece, viscidamente, falsamente, ipocritamente, schifosamente, fetentemente, sorridi. Nella tua mente la litigata è epocale, sei sprezzante, offendi ma con classe. In realtà, uno spettatore neutrale vedrebbe solo un povero idiota con un ghigno ebete e crudele.

Livello cafonaggine: indipendenza.

Piace perché: socialmente utile.

 

9) Litigate in macchina

L’automobilista è cafone per definizione. I più raffinati pensatori, i più dotti filosofi, nella privacy dell’abitacolo diventano degli scaricatori di porto, scurrili e maleducati. È l’intolleranza a farla da padrone: l’insulto è sdoganato, il gestaccio una folkloristica usanza. La litigata su chi è più in torto. E poi la solita, immancabile grande domanda: chi ha rilasciato la patente di guida a quel deficiente?

Livello cafonaggine: scuola di insulti.

Piace perché: internazionale.

 

8) Litigate dei vicini

Un colpevole passatempo, un piacere proibito: ascoltare le litigate che si sentono dai muri, dalle finestre. Insomma, dal vicinato. C’è la coppia litigiosa, c’è quella che urla al telefono, c’è quella che se la prende con oggetti, animali, fenomeni inevitabili come il deposito della polvere. In certi sabati pomeriggio, apprendere che anche il resto dell’umanità sbrocca senza motivo è consolante. Non è permesso urlare «fatela finita, mollatevi!», perché si denuncerebbe l’origliata cafona che vi ha messi al corrente delle litigate pregresse. Fidatevi, i fidanzati litigarelli vi mancheranno.

Livello cafonaggine: finestra aperta.

Piace perché: cinema d’estate.

 

7) Litigate in ufficio

Il luogo di lavoro è da sempre teatro di grandi sceneggiate. Nervosismo e problemi possono essere la quotidianità, la litigata con il collega è dietro l’angolo. All’ennesima angheria subita, all’ennesima penna indebitamente prelevata, all’ennesimo scherzo da prete del collega simpaticone, all’ennesima cafonata del collega coinquilino, si va di sbroccata. Porte che sbattono, insulti in corridoio, minacce varie ma ovviamente inconsistenti. Qualcuno poi dovrà chiedere scusa, chiaro. Ed ecco allora omaggi floreali e/o beni di conforto.

Livello cafonaggine: non posso lavorare così!

Piace perché: pausa caffè.

 

6) Litigate con i sottotitoli

Perdere il controllo non è possibile. Bisogna mantenere un eloquio e un distacco di circostanza. Lo scontro fisico non è ammissibile, a volte non è possibile. Grande classico diventa allora la litigata via mail, solitamente per lavoro. Dall’altra parte c’è un deficiente, il nervoso crepita sulla tastiera, cola sullo schermo, la tensione viaggia nell’etere, ma si useranno espressioni tanto eloquenti quanto fastidiose, tra le quali spiccano «come lei ben sa», «contrariamente a quanto sostenuto», «forse dimentica che», «fuori da ogni polemica» (se, certo, come no…).

Livello cafonaggine: oggetto: “R:R:R:R:R:R:R:R:R:R:R:R”.

Piace perché: padronanza della lingua.

 

5) Litigate in pubblico

La gioia. Chi non lo ammette mente. Chi non ha mai provato quel senso di appagamento guardone e, in fondo, umana pietas davanti a una litigata (diciamolo, spesso tra coppie) in pubblico? Senso di immedesimazione, autocritica retrospettiva. Deriva della litigata in pubblico anche quella che non manca mai, ovvero nei commenti di Facebook. Vari reati contro la persona, screenshot obbligatorio, divertimento assicurato.

Livello cafonaggine: commentare la scena e parteggiare per il preferito.

Piace perché: siamo tutti sulla stessa barca (o sullo stesso social).

 

4) Litigare su WhatsApp

Nuova frontiera della litigata, quella per messaggistica istantanea. Refusi sulla tastiera, digitazione compulsiva, morte della grammatica, fine della prosa, controllo ossessivo delle notifiche e dell’ultimo accesso. Deplorevole. Litigare per iscritto è limitante, litigare a distanza è stupidissimo. Litigare infierendo su uno schermo: dove andremo a finire?

Livello cafonaggine: “sta scrivendo…”.

Piace perché: tocca farci l’abitudine.

 

3) Litigate in differita

La risposta giusta che ti sorprende dieci minuti dopo. Il colpo di dialettica che avrebbe zittito l’interlocutore, portato a casa lo scontro e la faccia. Rassegnamoci: non succede quasi mai.

Livello cafonaggine: ecco cosa dovevo dire!

Piace perché: inevitabile.

 

2) Rimediare a una litigata

Hai fatto una sbroccata inutile? La tua reazione scomposta ti ha provocato una figura di merda? Ti senti in colpa perché hai esagerato? Ti è partito un “vaffa” troppo in fretta? Non-Fare-Niente. Attendi. Essere gentile sarà controproducente, tenere il muso altrettanto. Astieniti.

Livello cafonaggine: estrema.

Piace perché: nessuno ne esce bene.

 

1) Quelli che non litigano

I pacifici. Imperscrutabili. Insopportabili.

Livello cafonaggine: zen.

Piace perché: non piacciono a nessuno, farebbero incazzare anche il Dalai Lama.

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