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Cinque birre perfette per l'estate

Cinque birre perfette per l'estate
Tendenze 03 Agosto 2016 ore 06:00

Che siate degli appassionati bevitori di birra oppure dei neofiti che si avvicinano timidamente a questa bevanda, di certo non c’è bisogno di dirvi quanto possa essere dissetante e rinfrescante nel periodo estivo. Ovviamente, come dice un grande esperto italiano, la birra non esiste, esistono le birre, con caratteristiche e differenze ben precise per ogni tipologia . Per districarvi in questa giungla vi consigliamo allora 5 stili birrari da provare questa estate. Se li conoscete già è occasione di ripassarli, se non li avete mai provati, cercateli: c’è sempre qualcosa da imparare. Ovviamente, noi parliamo sempre e solo di birra artigianale (se volete ripercorrere le produzioni brassicole artigianali bergamasche, vi rimandiamo al nostro Beer Road in terra orobica)!

 

Pils

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Semplice e assolutamente beverina, è una delle più consumate al mondo. Si tratta di una birra a bassa fermentazione e con un grado alcolico molto contenuto, che la rende perfetta per essere sorseggiata in estate. Questo stile relativamente recente nasce in Boemia, a Pilsner precisamente, e diventa in pochi anni un fenomeno mondiale. Delicatissima ed elegante se preparata come si deve, è una birra che svela la capacità del mastro birraio, a cui è richiesta una grande bravura. Caratterizzata da una schiuma pannosa e compatta, sfoggia aromi leggermente floreali e soprattutto erbacei, ma anche di lievito e di crosta di pane.

 

IPA, ovvero India Pale Ale

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Molto in voga ultimamente, sono state loro a guidare il rinascimento birrario americano fino a diventare un caso mondiale. Caratterizzate da una straordinaria freschezza e da profumi molto agrumati e resinosi, sono il risultato di una intensa luppolatura, che le rende particolarmente profumate, con sentori che ricordano spesso la frutta tropicale e spaziano costantemente nel completo ventaglio olfattivo di tutti gli agrumi possibili. Una bella nota amara sul finale le rendono adatte ad affrontare la calura estiva e a dissetarvi nei giorni di afa. Attenti, però, le versioni più forti, come le Imperial IPA o Double IPA, arrivano a sfiorare i 10 gradi alcolici!

 

Gose

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Ovvero una birra salata. Sì, avete letto bene: leggermente salata. Questo stile è tipico della città di Lipsia, che ne ha fatto un vero e proprio simbolo anche se, a voler essere pedanti, l’autentica cittadina natale è Goslar. La zona è caratterizzata da alcune miniere di sale il quale, infiltrandosi naturalmente nelle falde sotterranee, dona all’acqua un gusto molto particolare. Oltre a questo, il secondo elemento che la distingue da tutte le altre è il coriandolo, abbondantemente utilizzato. Leggermente acidula e non particolarmente alcolica, ha un gusto dissetante e del tutto particolare. Al naso torna, ovviamente, il profumo del coriandolo, sostenuto dalla note citrine e sgrumate in generale. Il primo sorso vi stupisce sempre, ma poi finirete per amarla.

 

Saison

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È la birra estiva per antonomasia. Lo stesso nome, che in francese significa “stagione” si riferisce al periodo estivo. Tipica della Vallonia, ovvero la parte francese del Belgio nasce nelle zone rurali come birra per rinfrescare il lavoro dei campi nei periodi più caldi. Di origini un po’ rustiche, è difficile dare una caratterizzazione a questo stile anche se si potrebbe partire dal particolare ceppo di lievito usato, il saison appunto, che tendenzialmente regala note agrumate, fortemente speziate e a volte, un caratteristico sentore più ruvido e terroso ricercato dai puristi. Insomma dovete bervene più di una per incominciare a farvene un’idea, ma attenzione: il tenore alcolico è molto variabile a seconda dei produttori, da pochi gradi fino a sfiorare i 10!

 

Lambic

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Qui si entra in una selva oscura. Fatta di fermentazioni spontanee, lieviti selvaggi e regole non scritte. Questo tipo di birra è una di quelle cose su cui normalmente il giudizio cade impietoso e drastico: o la ami o la detesti. Conosciuto anche come l’anello mancante tra il vino e la birra, il lambic è tipico del Pajottenland, l’area che va dal Bruxelles alla vallata del fiume Senne. È un prodotto estremamente complesso che non può essere sintetizzato in qualche riga, ma vi basti sapere, per essere incuriositi, che viene prodotto da orzo e farro non maltato e luppolo invecchiato, la fermentazione è rigorosamente spontanea ad opera dei lieviti indigeni (espressione della tipicità di ogni cantina) e poi passato in botti per mesi o addirittura anni. Il lambic è piatto, non ha schiuma e carbonizzazione (quando non è rifermentato) e gli aromi sono legati alla singola botte e alle singole aziende, con bagagli odorosi tutti peculiari. Semplificando un po’, possiamo dire che spesso emergono le note ossidate della cantina, un po’ ruvide, di sentori animali come pellame, cuoio e profumi eterei, come lo smalto, che la rendono una continua sorpresa al naso. E infine la bocca, quasi annullata la sensazione di amara e caratterizzata da un’acidità succosa e dissetante. Questo per quanto riguarda i puristi, ma altrettanto buone sono le versioni Kriek e Framboise, ottenute aggiungendo ciliegie o lamponi al lambic di base.

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