L'obesità è un problema mondiale

Ecco come dimagriremo usando i social network

Ecco come dimagriremo usando i social network
18 Settembre 2014 ore 18:09

Addio privacy. E i problemi, anche quelli di ciccia, si mettono in piazza: perché dimagrire, in futuro, potrà esser fatto in community. Un gruppo di mutuo soccorso virtuale, insomma, che unisce nell’obiettivo tutto il globo. È l’ultimo progetto, in fase di realizzazione, che lancia il World Innovation Summit for Health su commissione della Qatar Foundation, presieduta da Sua Altezza Sheikha Moza Bint Nasser, per frenare una epidemia sempre più dilagante: quella dell’obesità. Con risultati, seppure apparentemente modesti, promettenti. Almeno a detta dei ricercatori che lo hanno avviato e che testimonierebbero una efficacia di questo mezzo dimagrante social.

I vantaggi del dimagrire social. Meno 0,64% dell’indice di massa corporea: è questo il decremento medio raggiunto dai partecipanti al progetto di dimagrimento social secondo quanto attesta una ricerca dell’Imperial College di Londra pubblicata su Health Affairs, che ha preso in esame i risultati di 12 studi internazionali condotti negli Stati Uniti, Europa, Asia e Australia con quasi 2 mila volontari.

Perché, dunque, orientarsi verso questo mezzo tecnologico rispetto ad altri trattamenti slim più tradizionali? Innanzitutto perché ha un rapporto costo-beneficio più favorevole – fa sapere Hutan Ashrafian, del Dipartimento di Chirurgia Oncologica della struttura londinese e fra gli autori dello studio -: consente di sentirsi parte di un progetto e di confrontarsi più liberamente con persone che vivono quotidianamente la medesima problematica, permette di ricevere consigli dallo staff medico in diretta senza sobbarcarsi dispendi di tempo e denaro.

 

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Ma non è un mezzo (proprio) per tutti: per il dimagrimento tecnologico, occorre avere almeno un po’ di dimestichezza con le piattaforme digitali, per non incorrere nelle imboscate della rete e cadere, nella migliore delle ipotesi, in violazione della privacy o altre sorprese social. Ma fra coloro che, quando e se sarà, decideranno di farne uso, i vantaggi potrebbero essere diversi: «Questa metodica incoraggia i pazienti ad essere più proattivi – conclude il dottor Ashrafian – e li responsabilizza nel raggiungimento dell’obiettivo. Non può essere considerata ‘la’ soluzione terapeutica al problema del sovrappeso, ma potrebbe essere introdotta come uno degli elementi dei programmi anti-obesità di tutte le nazioni».

Un problema sociale. E di sanità pubblica, specie negli ultimi anni. Secondo i dati più recenti dell’OMS, la prevalenza dell’obesità a livello globale è infatti raddoppiata dal 1980 ad oggi, passando da oltre 1,4 miliardi di adulti in sovrappeso (il 35 percento della popolazione mondiale), di cui più di 200 milioni di uomini e oltre 300 milioni di donne obesi, quindi l’11 percento dell’intera popolazione mondiale del 2008, a un interessamento sempre più dilagante che nel 2011 ha coinvolto anche oltre 40 milioni di bambini, già in sovrappeso con meno di 5 anni.

 

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Una condizione da cui neppure l’Italia è esente. I dati raccolti nel 2010 dal sistema di sorveglianza Passi, attestano uno stato di sovrappeso nel 32% degli adulti e di obesità nell’11% dei casi, ovvero più di quattro adulti su dieci (42%) farebbero schizzare oltre misura l’ago della bilancia. Bambini compresi: il sistema di monitoraggio OKkio alla Salute del Centro nazionale di prevenzione e controllo delle malattie del Ministero della Salute (raccolta dati antropometrici e sugli stili di vita della terza classe primaria) ha riportato che nel 2010 quasi il 23% dei piccoli fra gli 8-9 anni era in sovrappeso e poco più dell’11% in condizioni di obesità. Il che significa adolescenti ancora obesi – fra gli 11enni lo è più del 29% dei maschi e quasi il 20% delle femmine e fra i 15enni il 25,6% dei maschi e 12,3% nelle femmine (dati Health Behaviour in School-aged Children-Italia) – e adulti a rischio per malattie croniche, quali diabete mellito di tipo 2, malattie cardiovascolari e tumori, spesso correlati a un malfunzionamento del metabolismo. Non se la cavano meglio neppure gli anziani: Passi d’argento, il sistema sperimentale di sorveglianza della salute della popolazione anziana, indica che nella popolazione tra i 65 e i 75 anni di età sono in sovrappeso/obesi il 60% degli individui; tra i 75 e gli 84 anni il 53% sono in sovrappeso/obesità e tra gli ultra 85enni il 42%. Una condizione generalizzata, dunque, correlata nella maggior parte dei casi a stili di vita scorretti come un’alimentazione ipercalorica e  un ridotto dispendio energetico per scarsa inattività fisica, ma proprio per i fattori di rischio scatenanti e predisponenti, eppure ampiamente prevenibile. Con un po’ di buzzo buono e la correzione di quelle piccole malsane abitudini.

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