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In questo mondo che non si ferma cresce il business del sonno

In questo mondo che non si ferma cresce il business del sonno
Tendenze 21 Giugno 2018 ore 09:30

Nella nostra società iper produttiva crescono i dibattiti sul limite rispetto all’equilibrio sonno-veglia. Così, mentre per la disattenzione sono già tanti gli strumenti, come i classroom management software, che nelle scuole canadesi monitorano tramite movimenti bulbo-oculari l’attenzione degli allievi, il sonno resta l’ultima barriera naturale al ciclo produttivo imposto dalla società.

Un libro sul tema. Molto interessante in questo ambito è il libro di Jonathan Crary: 24/7. Il capitalismo all’assalto del sonno (Einaudi 2015), dove il docente della Columbia University unisce la sua teoria della “colpevolizzazione della disattenzione” (vista come un pericolo per i sistemi di produzione) alla questione della “fine del sonno” nel tardo capitalismo. Se da una parte, infatti, al riposo viene dedicato sempre meno tempo a favore di altre attività, indubbia è la correlazione che la giusta dose di sonno ha sulla produttività di ciascuno.

 

 

Gli strumenti per dormire. L’arte del dormire, allora, diventa un business cruciale, che passa dai materassi che facilitano il riposo alle soluzioni per rendere le case rilassanti, dai rimedi naturali sotto forma di sciroppi, gocce o pasticche fino agli odori tranquillizzanti. Tanti gli strumenti tecnologici per il sonno, come le Sleep App che monitorano il ciclo di sonno-veglia e danno consigli per migliorarlo, aiutando a programmare il proprio risveglio per raggiungere alti livelli di efficienza psicofisica. Per tante App che promettono un sonno migliore, manca però un monitoraggio diagnostico e un’affidabilità scientifica.

Gli studi scientifici. Restano, del resto, ancora insufficienti gli istituti (universitari e non) focalizzati sullo studio delle patologie del sonno. In Italia, ad esempio, questa disciplina è affidata soltanto al Master di Medicina del Sonno dell’Università di Bologna e al Corso di Alta Formazione in valutazione e intervento cognitivo comportamentale dell’insonnia che dovrebbe presto essere attivato nell’Università di Roma.

 

 

Il business del sonno. Il settore, però, è decisamente in crescita, tanto che, per quanto il mercato del sonno non sia facilmente quantificabile, sembra che nel 2016 siano stati 14 i miliardi di dollari fatturati dalla vendita di prodotti indossabili, spesso forniti anche di dispositivi diagnostici per il sonno, collegati ad App statistiche. Sono sei, invece, i miliardi di dollari spesi in cuscini, apparecchi per il comodino o letti che aiutano a dormire, senza considerare braccialetti e orologi che valutano il comportamento nel sonno sulla base dei movimenti del corpo, aiutati anche da sensori per il battito cardiaco da inserire nel letto.

La Sleep Radio. Se la tecnologia aiuta sicuramente a monitorare e controllare il riposo, quello che resta tutt’altro che sicuro è quanto aiuti a dormire davvero, non foss’altro perché il bisogno di controllo può spesso innescare un circolo vizioso molto lontano dal favorire il riposo. Allora, se tanti sono quelli che per contrastare l’insonnia si rivolgono alle App, altrettante sono le persone che adottano soluzioni più semplici, come quella proposta da John Watson, un dj che ha rivalutato le sue skills “al contrario”. La sua abilità, infatti, non è quella di spingere la gente in pista o tenere compagnia ai guidatori. John sembra, invece, essere bravissimo a mandare tutti a letto.

 

 

Trasmettendo da una piccola cittadina della Nuova Zelanda, Te Aroha, John ha imparato a far addormentare il mondo con la sua Sleep Radio. Un’idea nata più di dieci anni fa, dopo aver subito un attacco di cuore che lo aveva costretto a cinque bypass, portandolo alla depressione e all’insonnia. Una delle cose che lo aiutarono ad uscirne fu la musica, tanto da spingerlo a proporla ad altri con il suo stesso problema. Da questo è nata la sua idea di una radio totalmente basata su ambient music, senza diritti d’autore e priva di annunci pubblicitari che romperebbero “l’incantesimo rilassante”. Una magia che John ripete ormai da anni, cercando mese dopo mese brani gratuiti che possano aiutare i suoi ascoltatori (sparsi in tutto il mondo) a trovare il meritato riposo. Le restrizioni? Niente composizioni per solo piano, chitarra e pianoforte, né il troppo osannato rumore delle onde sulla sabbia. Banditi, ovviamente, anche i cinguettii.

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