Una playlist poco raccomandata

Pensavano fosse un tormentone e invece è stato soltanto un flop

Pensavano fosse un tormentone e invece è stato soltanto un flop
15 Settembre 2016 ore 13:45

L’estate sta finendo, o forse è meglio dire che è finita viste le previsioni meteo per i prossimi giorni. Di certo c’è che gli italiani che si possono godere intere giornate di relax in riva al mare o in giro per le montagne sono sempre meno. Fabbriche e uffici sono tornati operativi e la tintarella inizia ad essere soltanto un timido ricordo sulla nostra pelle, così come le note dei tormentoni che ci hanno accompagnato negli ultimi mesi. Fedez, J-Ax, Alvaro Soler e compagnia cantante salutano le classifiche con le loro hits, lasciando spazio ad altre sonorità. Un onore toccato però a ben pochi. L’estate 2016, infatti, verrà ricordata come quella in cui più cantanti hanno tentanto il colpaccio. Quale? Ma chiaro, il tormentone. Se tante son state le hits, ancor di più son stati i flop musicali di questa stagione. Numerosi artisti più o meno conosciuti del Belpaese, infatti, hanno tentato (o forse soltanto sperato) di conquistarsi un posto al sole delle classifiche buttando sul mercato canzoni orecchiabili e ballabili, fallendo però miseramente. Note appositamente pensate per diventare tormentoni, ma che non ce l’hanno fatta. Questo articolo è per loro: un piccolo omaggio, uno spazietto tra un ombrellone e l’altro. Senza però dimenticare che sempre di flop si sta parlando (ci dispiace).

 

Marracash & Guè Pequeno – Insta Lova

Due dei volti più noti del rap italiano uniscono le forze per dare vita a un sound unico e infestante. Dev’essere stato questo il pensiero dei discografici che hanno deciso di far uscire a ridosso dell’estate Insta Lova, singolo dell’album Santeria. Peccato che il mercato li abbia brutalmente smentiti. Forse perché, quell’album, presenta in realtà canzoni molto più degne di essere ascoltate. Un errore di valutazione insomma.

 

Baby K – Venerdì

Claudia, vero nome della rap star in gonnella Baby K, il colpaccio lo aveva già c’entrato nel 2015 con il (bel) singolo Roma-Bangkok, cantato in duo con Giusy Ferreri. Ripetersi era dura. E infatti non ce l’ha fatta. Venerdì, che tra l’altro fa parte dello stesso album di Roma-Bangkok, ovvero Kiss Kiss Bang Bang, è un pezzo che all’orecchio anche dei meno esperti risulta come vecchio e già sentito. Il motivo è semplice: sembra un mix, non proprio ben riuscito, di pezzi di Taylor Swift e pezzi di Avril Lavigne. E quando cerchi di confezionare un tormentone partendo da dei tormentoni, il risultato è quasi sempre un flop. Che poi mica tutti sono Enrique Iglesias, sommo maestro dei tormentoni estivi: se t’è andata bene una volta, accontentati.

 

Shade – Odio le hit estive

Ecco, qui ci troviamo innanzi a un caso, purtroppo assai comune, di “paraculismo” (scusate il francesismo) musicale. Si fa un pezzo ironico che prende in giro un determinato mondo nella speranza, però, di cavalcare l’onda di quello stesso mondo per fare successo. Il buon Shade, infatti, con l’intento di sbeffeggiare Vorrei ma non posto finisce per dare vita a un pezzo che ha ben poco da dire. Bruttino eh, con rispetto.

 

Calcutta – Oroscopo

Presentato a maggio con grandi squilli di tromba, questo singolo del cantautore laziale doveva essere il singolone dell’estate, e invece… No, a dirla tutta il suo spazio se l’è ritagliato. Ma la speranza (condivisibile visto il talento di Calcutta) era che Oroscopo andasse oltre i confini degli amanti della musica indie un po’ di nicchia, sbarcando sul grande mercato. Purtroppo non è andata così. E forse il motivo è molto semplice: quel pezzo non rispecchia davvero Calcutta. Lo ha ammesso lui stesso in un’intervista a Rolling Stone: «A me non piace quel pezzo. È una canzone che ho scritto un paio di anni fa, in una notte, come regalo per il figlio di un mio amico. I pezzi dell’album rappresentano perfettamente quello che ho vissuto, mentre questo no. È nato in modo diverso, come regalo a un amico. Poi ci ho messo in mezzo quel bridge lungo che non c’entra niente con il pezzo ma probabilmente c’entra di più con me. Comunque è un ibridone». E se non piace a Calcutta perché dovrebbe piacere a noi, a cui invece Calcutta piace un sacco?

 

Benji & Fede + Xriz – Eres mia

Francamente, non ce l’aspettavamo. Il flop di due figli di Youtube proprio non ce l’aspettavamo. Sarà colpa dello spagnolo forse, ma più probabilmente il motivo è che la canzone, nonostante gridi “tormentone” a ogni nota, è veramente poca roba. E se fai il compitino, non puoi poi puntare al 10.

 

Marco Filadelfia – Questa estate

Giusto un anno fa, questo 19enne modenese veniva pubblicamente definito «l’emergente re dei social». A distanza di 12 mesi però qualcosa dev’essere andata storta se il buon Filadelfia è ancora per lo più sconosciuto. Nonostante ciò, caparbiamente, lui ci ha provato con la canzone Questa estate, canzoncina infarcita di luoghi comuni, rime banalotte e note raccattate qua e là. Niente da fare, il re dei social continua a restare senza corona.

 

Vacca – Calze con le ciabatte

Chi sa giusto qualcosina della scena rap italiana, conoscerà sicuramente Vacca, al secolo Alessandro, 37enne che da quasi un decennio cavalca la scena hip hop meneghina e nostrana. A differenza di tanti altri nomi presenti in questo articolo, Vacca non è un fenomeno improvvisato, ma il suo ultimo pezzo sì. Perché va bene assecondare la tendenza (orripilante) nata sul web delle calze indossate con le ciabatte da piscina, ma dedicargli addirittura un pezzo è troppo. Veramente troppo.

 

Rocco Hunt – O’ reggae de guagliune

L’anello di congiunzione tra il rap partenopeo di strada e il cantante neomelodico napoletano non ci ha voluti privare neppure quest’estate di una canzoncina ottimistica dalle sonorità un po’ reggae e un po’ “gigi d’alessiane”. E questa volta ha deciso addirittura di gettare nella mischia altri nomi noti del panorama napo-rap: Clementino, Speaker Cenzou e ‘O Zulu. Il risultato non cambia purtroppo.

 

Moreno – Un giorno d’estate

Ce lo chiedevamo da tempo: ma che fine avrà fatto Moreno, il rapper uscito vittorioso nel 2013 dal talent Amici e autore lo scorso anno, insieme a Giorgio Vanni, della sigla del cartone Lupin III – L’avventura italiana? Dopo l’uscita di Un giorno d’estate, primo singolo estratto dal suo terzo album, Slogan, molti si son rammaricati di essersi posti quella domanda. E invece ci tocca assistere allo show di lui che canta, con faccia tutta seria, rime scarsette su una melodia un po’ Anni ’80, un po’ electro, un po’… Va beh, non ci piace un granché ‘sta canzone. E neppure al mercato è piaciuta molto a quanto pare.

 

Paolo Meneguzzi – Sogno d’estate

L’uomo dei tormentoni dei primi anni del nuovo Millennio (In nome dell’amoreVeroFalso, Lei è, Guardami negli occhi, Non capiva che l’amavo) è tornato. E anche se la canzone è veramente poca cosa – un mix di sonorità latine su un testo che poco si lega con quelle note -, una lacrima di commozione ha accarezzato le nostra guance al primo ascolto. È bello vedere come un ex popstar nostrana, fratello della generazione Tiziano Ferro (di cui è rimasto soltanto Tiziano Ferro), ci creda ancora. Anche se, per la verità, nessuno più lo ricorda, se non per chiedersi “ma che fine ha fatto Paolo Meneguzzi?”. Domanda a cui lui risponde così, oggi: «Nessuno sceglie di diventare meno famoso e nessuno è felice di ciò. Ma il tempo passa e lo si accetta. Le cose cambiano e magari non hai più voglia di stare dentro a certi ambienti. Ora ho la mia vita normale, ma direi una bugia se dicessi che è stato facile o che non mi ha fatto male. Se avessi potuto tenere il successo e la mia vita normale, l’avrei fatto». E con Sogno d’estate naturalmente. Ma su questo preferiremmo glissare.

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