Soffre anche solo all'idea

Pensieri segreti di una commessa Il fumatore e la sigaretta elettronica

Pensieri segreti di una commessa Il fumatore e la sigaretta elettronica
19 Ottobre 2018 ore 04:30

Nel panorama dei negozi presenti nel nostro centro commerciale, non poteva mancare quello delle sigarette elettroniche. Appoggio chi vuole smettere di fumare, perciò ben venga qualsiasi cosa che possa sostituire questo vizio. L’idea è ingegnosa e funziona, come potete notare dalla diffusione ormai endemica di queste catene. Per chi ha seguito la genesi del fenomeno, si è cominciato timidamente con un dispositivo piuttosto ingombrante e un solo liquido dal gusto nauseabondo. Dosaggio di nicotina standard, prendere o lasciare. Nel giro di qualche anno si è però assistito all’esplosione del fenomeno che ora, diciamolo, è diventato anche una moda. Abbiamo coniato addirittura un nuovo termine per l’azione di fumare la sigaretta elettronica: “svapare”. L’Accademia della Crusca non ce ne vorrà se questo termine (terrificante, come appaiono tutte le parole nuove) è entrato nell’uso comune; dopo l’approvazione anche solo teorica di “petaloso” ho deciso che userò deliberatamente “svapare” come fosse un’arma di protesta.

 

 

I negozi di sigarette elettroniche hanno nomi diversi ma più o meno sempre lo stesso aspetto: quello di astronavi futuristiche e minimaliste dove lo spazio è dilatato e le sigarette sono esposte come fossero opere d’arte o anche armi misteriose. Forse tutto quello spazio è da riempire con il fumo? Comunque il cliente-svapatore può essere di due tipi. Il primo è il fumatore incallito che ha iniziato il suo lungo percorso verso la dipendenza quando aveva dieci anni e ora, alla soglia dei sessanta, ha deciso che è il momento di smettere. Quando questo cliente entra nel negozio lo fa con un misto di timore e vergogna; la sua coscienza cento per cento tabacco gli sta facendo provare un grande senso di disonore per essersi anche solo abbassato all’idea di provare a fumare qualcosa d’altro. Quindi entra e si paralizza. Ma, come vi dicevo, il vuoto del negozio fa sì che non ci sia nulla dietro cui nascondersi e ben presto il commesso, rigorosamente con una sigaretta finta in bocca, lo incalza: «Benvenuto!». I commessi di questi negozi sono spesso di buon umore, primo perché credono di salvare il mondo, secondo perché possono fumare sul posto di lavoro. Il cliente fumatore, che si sente un po’ stupido, ormai non può rinunciare e butta lì: «Voglio qualche informazione, sto pensando di… smettere di fumare». Questa frase viene detta tossendo e guardando per terra, un po’ come se fosse la confessione di una perversione terribile. Il venditore passa alle domande di rito su quali sigarette fuma e con quanta nicotina, per permettere al fumatore di non avvertire troppo cambiamento nella sua sacra routine. Inizia a raccontare delle sue sigarette come di un figlio ormai in fin di vita e che di certo nessun nuovo surrogato potrebbe mai sostituire. Il venditore però è preparato e passa subito a far scegliere all’ormai ex fumatore il colore del suo nuovo ciuccio preferito.

Non pensate che siano più così ingombranti come i primi aggeggi che sembravano dei rasoi elettrici e duravano in carica giusto il tempo di una sigaretta. Ormai sono davvero sottili e disponibili in ogni colore che volete. Il funzionamento non è per nulla complicato, ma non c’è niente di più cocciuto di un fumatore titubante. Il commesso inizia a spiegare come funziona la sigaretta. «Per prima cosa si svita qui…». «Come? Come? Ah no, troppo difficile». Ho visto questa scena coi miei occhi. Il fumatore che non vuole smettere troverebbe difficile anche una sigaretta di un’altra marca. Ma il commesso medio dei negozi per svapatori è un osso duro. «Una volta svitato facilmente, si versa il liquido qui, fino alla lineetta». «E se mi esce? E se ne metto poco? E se supero la lineetta? E se sbaglio?». Al fumatore vecchio stampo il liquido contenuto nel boccettino sembra una sostanza esplosiva da alchimista. Quando il commesso lo invita a provare, afferra la sigaretta e travasa il prezioso liquido con la stessa circospezione di un chimico di fronte a dell’acido. Sarà cosa buona fumare questo liquido misterioso? Una volta riavvitato il tappo, è il momento di accendere lo strumento infernale. «Bisogna premere il tasto cinque volte», ordina il commesso. Il cliente medio prima di riuscirci prova svariate volte, con gli stessi problemi di coordinazione di mia nonna la prima volta in cui le ho detto di fare “doppio clic” con il mouse su un’icona. Il movimento ripetuto del pollice sembra complicato, sarà uno degli effetti collaterali della dipendenza da nicotina. Comunque finalmente l’aggeggio si accende e il fumatore può fare il suo primo temuto tiro di sigaretta.

 

 

Per chi ha assistito almeno una volta a questa scena, saprà come me che l’espressione di un fumatore alle prese con questo succedaneo della sigaretta è semplicemente impagabile. Un misto tra un gatto con le zampe bagnate, un bambino che assaggia il succo di limone e il primo bicchiere di vodka della vostra vita. Quasi certamente la sigaretta verrà acquistata. Non è detto che venga usata, magari finirà in qualche cassetto con il suo liquido magico per la difficoltà di eseguire una delle faticose operazioni di cui sopra. Ma per fortuna c’è un altro tipo di cliente, che invece del fumo finto ha fatto un vero e proprio vezzo. Ma questo ve lo raccontiamo la prossima settimana.

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