Spese senza senso

Pensieri segreti di una commessa La corsa agli armamenti per l’ultimo

Pensieri segreti di una commessa La corsa agli armamenti per l’ultimo
04 Gennaio 2018 ore 09:45

Passato il Natale, senza un attimo di respiro, sono iniziati i preparativi per il 31. Già da settimane tra amici e parenti aleggiava la fatidica domanda: «Cosa fai tu all’ultimo?».

Litri di alcol. Il quesito esistenziale ha tormentato perlopiù i giovani, che si sono affannati a organizzare feste in luoghi ameni come la casa in montagna raggiungibile solo con un ponte di corde o la capanna nel bosco della strega di the Blair Witch project. E quale luogo migliore di un paese abbandonato dove i telefoni non prendono per sbronzarsi senza ritorno? Nell’ultima settimana dell’anno i supermercati rimpinguano la corsia degli alcolici con tutte le scorte di magazzino che non sono riusciti a vendere bene precedentemente. Non importa cosa sia, basta che contenga alcool e sarà acquistato da qualche banda di ventenni desiderosi di distruggersi il fegato. Quando vedi arrivare un carrello spinto a sette mani da un branco di goblin ciondolanti, è meglio che ti affretti a rifornire lo scaffale della vodka. Non ho mai compreso fino in fondo questa tradizione, né perché se uno vuole bere alcolici debba aspettare proprio il 31 dicembre e proprio di essere in un rifugio sull’Everest, ma la spietata legge del mercato insegna: se il cliente vuole alcool, tu gli dai alcool.

 

 

Le schifezze per “asciugare”. Dopo aver comprato almeno dieci litri di Sambuca a testa, il branco passa al reparto cibo, con cui spera di “asciugare” il tutto dopo. Patatine, cracker, biscotti secchi, wurstel e pandoro. Se c’è un salutista nel gruppo, potrebbe azzardarsi a suggerire un salame stagionato, giusto per non mangiare solo schifezze. Niente pasta? No certo, perché in queste magioni da sogno dove i ragazzi si apprestano a trascorrere la notte dell’ultimo o forse anche più notti, non sempre c’è il gas. Ma forse è per scaldarsi che stanno acquistando una tanica di grappa. Se la berranno o se la useranno per bruciarci i mobili, questo è un mistero che leggeremo solo sulla pagina di cronaca del due gennaio (il primo dell’anno non escono i giornali).

Lenticchie e zampone. Tuttavia anche per i meno giovani è sicuramente in atto l’organizzazione della serata; è meno impegnativa del Natale, ma comunque non si può fare brutta figura. Tutti i signori che non hanno ricevuto un cesto di Natale in dono, entrano in questi giorni decisi nel supermercato in cerca di zampone e lenticchie. Non può mancare zampone e lenticchie. E se sulla dimensione dello zampone possiamo sorvolare, che tanto non tutti lo mangiano, sulle lenticchie non si transige. Per tutto l’anno i clienti medi manco si avvicinano al reparto dei legumi, ma in questa settimana vanno più del pane. Portano soldi, no? E quindi via, carrelli pieni di lenticchie per far iniziare l’anno nuovo con grandi squilli di tromba.

 

 

Le mutande, e che siano rosse. Si continua ad osservare anche l’antica tradizione di indossare qualcosa di rosso e qualcosa di nuovo, meglio se biancheria intima e meglio se imbarazzante e che non vorreste mettervi nemmeno a carnevale. Di biancheria rossa di notevole pregio ne ho vista parecchia, ma di solito è sui manichini delle boutique o sui cartelloni pubblicitari. Fine. Di certo non la indossano le due simpatiche sciure che stanno ribaltando il cestone dei calzini antiscivolo e di certo non la comprerete al supermercato. Ma la tradizione va rispettata anche da chi non ha il physique du rôle della modella di Intimissimi. Anche da voi, cari mariti e fidanzati; pensate di sfuggire al boxer rosso con la renna di Babbo Natale proprio lì? Di mostruosità ce n’è per tutti, dalla canotta a stecche col pizzo per nonne osé alla mutanda con scritto “happy new year” a mo’ di targa per camion dei trasporti speciali.

 

 

La corsa agli armamenti. Mi permetterete poi di concludere parlandovi di un altro inspiegabile delirio che non è strettamente legato al centro commerciale, ma di cui sicuramente sarete partecipi. La corsa agli armamenti. Le case degli italiani si trasformano in polveriere; ho visto padri spendere la tredicesima in botti e fuochi d’artificio facendo a gara con il vicino per chi faceva più rumore. Sì perché pare che la fisima dei bergamaschi, più che la spettacolarità e la bellezza dei fuochi, sia il casino. Il botto, puro e assordante. Padri e figli sono alla spasmodica ricerca della bombetta più potente, o più strana. Con due micce, con miccia corta, con polvere ritardataria, con esplosione potenziata, con colpo a catena, con accensione a tempo, con accensione spontanea, effetto domino, effetto stereo, effetto attacco aereo… e più sono al limite del legale, più ti fanno salire nella classifica degli artificieri del vicinato. Non si bada a spese per questa primordiale esibizione da tribù. E se poi avete anche una tóla da far saltare in aria rischiando di sparare schegge negli occhi di tutti i presenti, allora sì che potrà iniziare bene il vostro nuovo anno!

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