Follie natalizie

Pensieri segreti di una commessa «Avete un panettone “senza”?»

Pensieri segreti di una commessa «Avete un panettone “senza”?»
30 Dicembre 2017 ore 05:30

Voglio parlarvi oggi del nostro dolce tradizionale natalizio, il panettone. Probabilmente sono in ritardo, voi l’avrete comprato come minimo da tre settimane, visto che qui in corsia sono spuntati il 2 novembre. Non è Natale senza panettone, giusto? Quindi per essere sicuri che sia proprio Natale, meglio comprarne sei o sette. Ma si fa presto a dire panettone oggi. La domanda è: quale panettone compro? Dopo aver letto questo articolo, rientrate nella corsia del vostro supermercato e cercate di capire perché il sarcasmo natalizio mi nasce spontaneo sotto l’albero.

Com’era un tempo. Una volta era impossibile non capirsi. Mandavano persino mio nonno a comprare il panettone, lui che non capiva mai la differenza tra lo zucchero e la farina. Ma se dicevi panettone, quello era. Il massimo della scelta era tra Balocco e quello solo con il cellophane. Se assegnassi lo stesso compito oggi a mio nonno, lo perderei per sempre. Esistono oggi quarantacinque tipi di panettone diversi, più qualcuno che ancora non avete nemmeno immaginato.

 

 

I panettoni senza. Prima di tutto, ci sono i panettoni senza. Senza cosa? Ma senza tutto quello che volete! Prendete gli ingredienti del panettone e state certi che da qualche parte nel mondo ne esiste uno cucinato togliendo un ingrediente a rotazione tra quelli che leggete sulla confezione. Le riconosci subito le signore che vengono a comprare un panettone senza. Hanno il carrello già pieno di cose con qualche assenza; che ne so, torrone senza mandorle, spumante senza alcool, olive senza nocciolo, mortadella senza pistacchio. Perché a loro piacciono i sapori tradizionali, però. C’è sempre un però sulla loro tavola. Sono le stesse che ordinano la pizza capricciosa, però senza prosciutto e carciofi perché sono pesanti. E anche senza mozzarella. Così vagano in corsia esaminando attentamente tutte le confezioni, ma non sono del tutto appagate. Chissà che cosa vogliono togliere oggi dalla loro dieta? Infatti dopo un po’ arrivano all’attacco. La vedo avvicinarsi a me con la coda dell’occhio, e nel frattempo passo in rassegna tutti i tipi di panettoni “monchi” che abbiamo a disposizione. Senza canditi, senza uvetta, senza uovo, senza zucchero (il mondo è un brutto posto), senza glutine, senza conservanti (mi chiedo come sia possibile, visto che stanno esposti due mesi, ma me lo tengo per me), senza confezione di cartone, senza marca, senza sensi di colpa. Sono preparata.

 

 

Senza crosta? La signora però batte ogni mia aspettativa. «Buongiorno, avete il panettone senza crosta?». Sconcerto e stupore. Cosa vorrà dire? Da quale strano luogo proverrà la gentile cliente? Sembra lombarda, dovrebbe conoscere bene i dolci locali. «Scusi?». Vorrei un panettone senza la crosticina scura sopra. Mi resta un po’ amara e la tolgo sempre. Che un panettone possa contenere qualcosa di amaro avevo ancora da sentirlo. La mia faccia parla da sé, ma per gentilezza devo dire: «Signora, non abbiamo niente del genere» anche perché credo che sia impossibile cuocere qualcosa al forno senza che lo strato esterno si cuocia di più. E adesso come faccio? Oh no! Il suo Natale è irrimediabilmente rovinato, come potrà superare il trauma di dover comprare un panettone normale e strappare via lo strato superiore? I consumatori d’oggi se la passano proprio male.

I panettoni al gusto di. Di contro abbiamo invece tutto il settore dei panettoni “al gusto di”. Panettoni ad ogni gusto esistente sul pianeta. Cioccolato, crema, vaniglia, col pistacchio, con le mandorle, con crema chantilly, con panna, con le fragole, con il mango disidratato, con il caffè, con il ruhm. Ho il sospetto che qualsiasi cosa avanzi dalle industrie pasticcere venga impastato per offrire un nuovo gusto di panettone al nostro esoso pubblico. Anche qui è sempre una questione di tendenze. Il compratore che cerca il panettone al-gusto-di è quello che vuole fare sempre l’alternativo e stupire i suoi ospiti con cibi elaborati (tipo la quinoa con il pesto di cocco); fa niente se sanno di sabbia, ma vuoi mettere il figurone? Lo vedo, l’alternativo è un uomo che nel carrello ha già tre tipo di spumante diverso, otto aperitivi al-gusto-di (compreso uno spritz al tamarindo che mi ha già seccato la lingua alla vista) e altri cibi gourmet per stupire. Anche il panettone quindi dovrà essere all’altezza.

 

 

Con le olive taggiasche? Esamina per mezz’ora lo scaffale intero, mentre io sistemo dei semplici e banali panettoni. Guarda tutte le confezioni, specialmente quelle che hanno l’aria più chic, ma non trova quello che cerca. Arriverà all’attacco, lo sento. Prima di farlo parlare, vorrei che rifletteste su questo. Se nel vostro supermercato ci sono tre corsie intere di dolci natalizi, per un totale di circa cinquanta tipi diversi di panettone, e nonostante ciò voi non siete riusciti a trovare il panettone giusto, cosa vi fa pensare che la commessa invece ce l’abbia, nascosto da qualche parte? Perché a me sembra evidente che sia tutto esposto, no? «Scusi, non avete mica per caso un panettone dolce con le olive taggiasche?». Come ho potuto non pensarci? Che Natale è senza un dolce alle olive? Del resto, accompagnandolo con il suo spritz al tamarindo, gli ospiti correranno sì al bagno, ma estasiati.

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