Si segue la legge dell’evoluzione darwianiana

Pensieri segreti di una commessa Sopravvivere alla cassa automatica

Pensieri segreti di una commessa Sopravvivere alla cassa automatica
Tendenze 27 Settembre 2018 ore 09:25

Le cassiere si lamentano sempre dei clienti, che sono maleducati e le trattano male. Se potessimo evitare ogni contatto con la folla lo faremmo volentieri. Noi immaginiamo un mondo dove nessuno paga le caramelle con cinquanta euro, dove non siamo costrette a salutare gioiosamente qualcuno che manco ci guarda in faccia, dove non abbiamo l’ossessione di chiedere la carta fedeltà. E qualche volta i sogni si avverano: sono arrivate le casse automatiche.

 

 

Sembra perfetto, voi interagite con la macchina e noi possiamo finalmente cambiare lavoro e dedicarci per esempio all’anatomopatologia, giusto per essere sicuri di non parlare più con nessuno. Ma ovviamente era troppo bello per essere vero. Il cliente segue la legge dell’evoluzione darwiniana; quando l’ambiente cambia, deve adattarsi e per farlo ha bisogno di tempo: qualche decennio, dove gli esemplari più deboli moriranno nel tentativo di fare la spesa. Il servizio naturalistico di oggi si occupa del cliente che coraggiosamente tenta di adeguarsi alla modifica del suo ambiente naturale. Avvista la solita cassa con operatore umano, ma ahimè c’è una coda chilometrica (non si è ancora evoluto al punto da capire che le cinque del pomeriggio non è l’ora più adatta per non fare code). Si accende però in lui una spinta verso l’innovazione per migliorare le sue condizioni di vita: la cassa automatica.

Nell’affrontare la cassa la differenza di genere è un fattore importante. La cliente femmina, dotata di un istinto naturale per la spesa, capisce subito che il ripiano posto alla destra del display serve per appoggiare la roba che teneva nel cestello. Schiaccia il tasto di avvio e senza troppi problemi passa tutta la spesa sullo scanner. Terminati gli articoli, però, si ricorda improvvisamente della tessera punti. La cassa automatica gliel’ha solo ricordato ogni quindici secondi, ma lei ha ignorato fino all’ultimo minuto. Presa dall’ansia di perdere i suoi punti, si mette a cercare in fondo alla borsa e compie il primo errore. Appoggia la borsetta vicino alla spesa, oppure inizia a svuotarne tutto il contenuto. La cassa automatica non è comprensiva come la cassiera, a cui potete rovesciare tutto sul nastro trasportatore. La cassa automatica si basa sul peso della merce che avete battuto, quindi quando appoggiate la vostra titanica tracolla inizia a impazzire: «Rimuovere articolo, rimuovere articolo». Nel frattempo, la signora ha trovato la tessera e vorrebbe passarla, ma la cassa non è più così docile come prima. Allora, in fretta e furia, recupera tutti i suoi oggetti, ma per sbaglio butta in borsa anche il pacchetto di cicche che ha comprato. La cassa muta di nuovo schermata: «Peso articoli non corrispondente. Richiedere assistenza».

 

 

L’assistenza, signori e signore, è una cassiera in carne ed ossa, che deve ogni giorno supervisionare i “diversamente clienti” che tentano di pagarsi il pane quotidiano. Fino a questo momento si era goduta lo spettacolo. Attende ancora un poco, giusto il tempo che alla signora venga quasi un attacco isterico, e poi si avvicina con passo flemmatico. Potrebbe benissimo dire alla signora che ha un pacchetto di cicche in borsa, ma è molto più scenografico avvicinarsi brandendo il suo badge come fosse la pietra filosofale. Passa solennemente il cartellino sullo scanner e poi digita un codice mormorando a bassa voce parole incomprensibili (solo le commesse sanno come imprecare senza farsi capire) e la cassa magicamente è pronta. Se la signora è ragionevole, pagherà senza fare altre operazioni rischiose. Ma tutto cambia se invece la signora ha dei buoni sconto da utilizzare. Si fa presto a dire che fare la cassiera è facile eh? Cosa ne sapevate voi, per esempio, che ogni buono sconto va passato prima del prodotto su cui si può applicare? E che non potete più passarli una volta che il conto è chiuso? O che non se ne possono passare più di cinque alla volta? La signora batte lo sconto. La cassa si blocca: «Richiedere assistenza».

Prima di continuare, apro una parentesi. Perché quando chiedete aiuto alla cassa automatica o lo fate urlando come se steste affogando, o non parlate e tentate di comunicare telepaticamente con noi guardandoci con occhi da gatto in lettiera? Il vostro sistema vocale fa forse interferenza con i circuiti elettronici? Comunque, la cassa viene sbloccata con il solito badge, ma l’addetta non fa nemmeno a tempo a tornare indietro che un altro avviso identico la richiama. La signora aveva un altro sconto, che però ha estratto furtivamente solo quando voi vi siete allontanate. Ripete la stessa scena per almeno altre quattro volte, e la cassiera inizia a chiedersi se per caso non li abbia scippati a qualche vecchietta, visto che li tratta come se fossero documenti falsi. Diciamo che la donna media se la cava in venti minuti, esattamente il doppio del tempo in cui sarebbe stata in fila alla casa normale. Ma ci sono altri esemplari in arrivo, e sono maschi.

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