La Nasa ha lanciato #globalselfie

Selfie-mania, la fiera delle vanità

Selfie-mania, la fiera delle vanità
23 Luglio 2014 ore 09:00

Pose solitarie che ci immortalano in locali, palestre, bagni e camere da letto. Espressioni accattivanti, ammalianti, pensanti, o almeno nell’intento di chi decide di cimentarsi in questo edonistico gesto di autocompiacimento. Di cosa stiamo parlando? Della moda del Selfie. Secondo Wikipedia il termine selfie è stato coniato intorno al 2005. Nell’agosto 2013 è entrato a pieno diritto negli Oxford Dizionari. In realtà il gesto di fotografarsi è esistito molto prima che il termine “selfie” fosse coniato. Il primo autoritratto risale all’inizio del ‘900, quando la tredicenne granduchessa russa Anastasia Nikolaevna prese la sua nuova e fiammante Kodak Brownie e, posizionandosi davanti allo specchio con un amico, scattò. Seguirono centinaia e centinaia di auto-scatti fino al giorno d’oggi. Gli italiani lo sanno bene, visto che da una recente ricerca commissionata da Samsung a Human Highways, risulta che ne fanno tantissimi: 29 milioni ogni mese, quasi un milione al giorno. Il che significa una roba come 41.600 all’ora, 694 al minuto.

Anastasia-Selfie

Oggi il detto “una foto vale più di mille parole” ha una nuova valenza e gli autoscatti vengono studiati per il loro impatto sullo stato psicologico di una persona e su come cambiano le sue relazioni con il mondo circostante. Queste “fotine” sono lanciate nel mare di Internet come pezzettini digitali di se stesso (da cui nasce il nome selfie, appunto) per espandere il più possibile la propria immagine. Niente di narcisistico, sostengono i più. Se qualcuno ricorda il mito, saprà che Narciso, divenuto giovinetto e ammirato da tutti per la sua eccezionale bellezza, un giorno passeggiando sulla riva di un ruscello, vede per la prima volta la sua immagine riflessa nell’acqua e rimane rapito a contemplarla. I selfie non servono a guardare sé stesso ma a farsi guardare, a offrirsi agli altri. In un flusso che non è legato all’età – come dimostra la ricerca di Human Highway – che rivela che chi ha più di 35 anni, condivide gli scatti soprattutto via email o via Cloud, mentre gli under 25 passano direttamente a Facebook e Whatsapp per postare le immagini. Se non scattate molti selfie, e quindi rientrate in quel 45% di italiani che ne fanno meno di uno al mese, non preoccupatevi. Sta per arrivare il vostro momento. Il 22,9% degli intervistati dichiara che le vacanze sono l’occasione ideale per gli autoscatti. Lo fanno anche le star, vedi Will Smith a Pisa nei giorni scorsi.

Globale. In occasione della Giornata mondiale della Terra persino la Nasa aveva invitato tutti a scattare un selfie, ovunque ci si trovasse nel mondo, catturando un’istantanea dai luoghi più disparati del pianeta e promettendo poi di rimettere insieme tutte le foto (diffuse in rete con l’hashtag #globalselfie) per ricostruire un selfie globale. Oggi il #globalselfie è pronto: un mappamondo a mosaico da 3,2 gigapixel, realizzato con oltre 36 mila selfie.

Dove fare il vostro selfie? A Londra. Potete scegliere un classico sfondo con Tamigi e Big Ben, un sempre verde Hyde Park o un (per niente inflazionato) scatto con le guardie reali. La capitale inglese è stata appena incoronata la città dove si scattano più selfie al mondo, stravolgendo la classifica che – solo pochi mesi fa – Time aveva pubblicato: il ranking delle “selfiest cities” al mondo, ovvero le città che producono più Selfie, basata su 6,3 milioni di autoscatti pubblicati su diverse piattaforme social: il 14,05% di questi post arrivano da Londra. Medaglia d’argento a New York(11,62%), dove le location più gettonate sono Times Square e la Statua della Libertà. Terzo posto Amsterdam. Roma è l’unica italiana nella top-ten e si guadagna un buon settimo posto (6,6% del totale).

In tv. Il piccolo schermo è spesso lo specchio della società. A volte detta le mode, altre volte le asseconda. La ABC non ci ha impiegato molto a lanciare la nuova serie intitolata “Selfie”, un titolo che la dice lunga sul trend dell’autoscatto fatto con lo smartphone e pubblicato su ogni possibile piattaforma di condivisione. A dare un volto alla protagonista di “Selfie” è la scozzese Karen Gillan, la Amy Pond di “Doctor Who”, che pare sia stata scelta proprio per la sua forte presenza sui social media: ben 500mila follower su Twitter ed instancabile user di Instagram, proprio come il suo personaggio. A dimostrazione di come sia difficile avere una vita sociale off-line.

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Famosi. Hanno sempre qualcosa di veramente importante da scrivere per accompagnare il selfie, in una produzione fuori misura. Tra tutti spiccano i 121 selfie, sull’account di twitter di Miley Cyrus o i 271 selfie postati su instagram da Snoop Dog. Provate a scrivere su google celebrities on instagram vi verranno proposti, udite udite, 115 milioni di risultati! Tra parodie di cartoni animati, interpretazioni ironiche di celebri quadri e restyling di personaggi d’altri tempi. Secondo Wortham Jenna Wortham, penna del New York Times, il selfie dovrebbe essere interpretato come una sorta di diario visivo, un modo nuovo per celebrare la nostra breve esistenza. A questo punto stiamo monitorando e studiando una nuova tendenza in tema di fotografia, una nuova forma d’arte, seppur minore, aspettando che si consolidi, che gli autori siano conosciuti al grande pubblico, che si esprimano i più importanti critici fotografici.

Ma se non siete ancora convinti che sia questa la nuova era, che non ha risparmiato neanche il Papa, beh allora vuol dire che siete pronti per buttare via lo smartphone e salvarvi dal declino della nostra civiltà.

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