Tra pinacoteche e chiese

10 capolavori da rubare a Bergamo

10 capolavori da rubare a Bergamo
22 Ottobre 2016 ore 05:45

Si intitola Il Museo dei capricci: è il nuovo libro che il popolare critico d’arte Flavio Caroli, ben noto volto televisivo, sta per mandare in stampa. Sottotitolo: 200 capolavori da rubare. Cioè 200 opere che lui sognerebbe di aver appese tra le mura di casa. Si tratta di un gioco, ovviamente, che abbiamo voluto rifare, immaginando quei capolavori che sarebbero da rubare tra i tesori custoditi a Bergamo. Ovviamente non tutti i capolavori funzionano, visto che dobbiamo immaginarli tra le mura della mostra casa. Soggetti e dimensioni quindi contano. E ovviamente non 200. Ne basterebbero 10. Eccoli.

 

Ritratto di Lionello d’Este
Pisanello, Accademia Carrara

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Un gioiello, prezioso ed elegante, ritratto di profilo, di dimensioni poco superiori ad un foglio A4. Il duca di Ferrara Lionello è raffigurato di profilo, come nelle medaglie (Pisanello gliene fece ben cinque). Magnifica è la cura estrema dei dettagli, dagli arabeschi della stoffa preziosa del vestito, allo sfondo composto da varie specie vegetali, che l’artista era solito studiare dal vero.

 

Madonna con il Bambino
Andrea Mantegna, Accademia Carrara

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Altro capolavoro di dimensioni minime. Perfetto quadro sacro da casa. Maria tiene il figlio in collo, vestita di un manto azzurro chiaro con riflessi cangianti che lo fanno assomigliare a un marmo screziato. Gesù Bambino la abbraccia teneramente e appoggia il piccolo viso a quello della madre.

 

San Sebastiano
Raffaello, Accademia Carrara

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Ovviamente questo gioiello non può mancare. Dipinto da Raffaello giovane, è il più prezioso gioiello custodito a Bergamo. Dolcissimo il volto, ma indimenticabile il paesaggio. Un’opera che risente molto di Leonardo. Affascinante è la cura dei dettagli, dai ricami sugli abiti, alla catenella realisticamente intrecciata.

 

Ritratto di Lucina Brembati
Lotto, Accademia Carrara

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Un quadro che è anche un meraviglioso rebus con cui giocare con gli ospiti… All’inizio del Novecento venne svelata l’identità della donna, grazie alla corretta interpretazione di due dettagli inseriti dall’autore per suggerirne il nome: lo stemma della famiglia Brembati nell’anello all’indice sinistro e il rebus enigmistico sullo sfondo, con la luna e l’iscrizione CI, da leggere “CI in luna”, quindi “Lu-CI-na”, il nome della nobildonna.

 

Il Cavaliere in rosa
Giambattista Moroni, Palazzo Moroni

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Lo sappiamo, ha dimensioni notevoli e con le case basse di oggi prende quasi tutta la parete. Ma come fa a mancare un capolavoro così, che rappresenta la quintessenza dell'”homo bergamascus”? Lui nella realtà era Gian Gerolamo Grumelli ed era il figlio di una delle principali famiglie della Bergamo cinquecentesca. Il rosa corallo dell’incredibile abito è perfettamente intonato per contrasto con il grigio dello sfondo.

 

San Giuseppe con il Bambino
Giambattista Tiepolo, Chiesa di San Salvatore

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Non può mancare un’opera di questo grande artista che oggi sta piacendo tanto con la sua mostra alla Fondazione Creberg. I suoi sono sempre quadri immensi. Questo invece è quasi accessibile. Meraviglioso per tenerezza. Tra le tra rovine, affiorano gli arnesi del mestiere di Giuseppe, mentre sui gradini, con uno scorcio spericolato, Tiepolo dipinge la verga fiorita, grazie alla quale lo stesso Giuseppe era stato prescelto come sposo di Maria.

 

Autoritratto
Il Piccio, Accademia Carrara

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Non può mancare un’opera di questo artista che ha legato a Bergamo la sua storia. In questo autoritratto sembra dialogare con noi o con chiunque mette piede nella nostra casa. Il tono è ammiccante e amichevole. L’esecuzione a dir poco perfetta.

 

La cara Betty
Umberto Boccioni, Gamec

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Era la cagnolina del grande pittore. Lo sguardo è rivolto infatti verso il padrone in piedi, di fronte ad essa, che la sta ritraendo. Il suo petto, come l’intera superficie del quadro, sono inondati di luce e da tocchi di colore esuberanti. Un quadro che ci conquista per tenerezza e normalità.

 

Autoritratto
Giacomo Manzù, Gamec

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Altro grande bergamasco che non puoi mancare tra le mura di casa. Delicatissimo è quasi sfuggente, appare è quasi scompare allo sguardo. È una presenza che non ingombra ma che popola in modo suggestivo e discreto gli spazi della nostra galleria.

 

Senza titolo
Tancredi Parmeggiani, Gamec

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Per finire un’opera moderna in ogni senso. Un’opera astratta su carta di un maestro che sta vivendo una grande rivalutazione (la Guggenheim di Venezia gli dedica una personale). È su carta, piena di energia e di vitalità. Perfetta per il primo sguardo la mattina appena svegli.

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