Da "I è di ciànfer" a "Mé gh'l'ó gnach"

10 frasi in dialetto sullo smartphone

10 frasi in dialetto sullo smartphone
26 Luglio 2019 ore 00:30

È vero che siamo più avvezzi a strumenti come la vanga, il piccone e la mazza, per non parlare della cazzuola, ma l’evoluzione tecnologica ha coinvolto anche noi e ha diffuso a pioggia quello che, nato come telefono, è diventato l’interlocutore esistenziale per eccellenza. Nell’oceano indistinto dell’omologazione ci sono però alcune isole di ribellione. Per fortuna, vien da dire.

 

1. I è di ciànfer

Curioso termine che riassume l’atteggiamento sostanzialmente negativo di chi non attribuisce alcun valore al magico oggetto. Salvo farne abbondante uso. [Trad: Sono oggetti senza valore]

 

2. La mé moér l’è sèmper tecada

Rimprovero reversibile che i coniugi riferiscono all’altro, dimenticando completamente la propria dipendenza da schermo e tastierino. Versione moderna della parabola sulla trave e il fuscello. [Trad: Mia moglie ce l’ha sempre attaccato all’orecchio]

 

3. A m’sè rembambìcc

Valutazione amara di chi osserva un’umanità perpetuamente china su dispositivi sempre più versatili e intelligenti che ci fanno dimenticare altri dispositivi ancora più versatili e intelligenti: le persone che ci circondano. [Trad: Siamo (totalmente) rimbambiti]

 

4. I gh’l’à ‘n mà i s-cècc

Un rimprovero ai genitori che consentono a giovanissimi pargoli di venire ammaliati dalle diavolerie tecnologiche ancora prima di imparare a leggere e scrivere. A volte poi i risultati si vedono. [Trad: Lo danno in mano ai bambini]

 

5. I a dóvra per sömeà ècc

Suscita inevitabilmente stupore la recente moda di ritrarsi simulando l’età avanzata. Sembra infatti in contraddizione con la tendenza esasperata a non mostrare i segni del tempo sul proprio corpo. [Trad: Lo usano per sembrare anziani]

 

6. Issé s’fà i ‘ncidèncc

Monito dei nostri vecchi che attribuiscono alla distrazione da smartphone catastrofiche conseguenze sulla circolazione e sull’integrità di chi lo usa. Leggendo alcune statistiche, non c’è da dargli torto. [Trad: Così si provocano gli incidenti]

 

7. A m’campàa stèss

Ci si chiede come abbiamo potuto sopravvivere per decenni ignorando completamente l’esistenza e addirittura la possibilità di una connessione continua con un mondo virtuale. La risposta è che ce la facevamo, eccome. [Trad: Vivevamo (bene) anche senza]

 

8. A l’dóvre per ol laurà

Alibi degli utilizzatori più intensi che, con la scusa di guardare le mail o di ricevere messaggi importanti, navigano per ore in un mare di contenuti che alcuni di noi sintetizzano con il termine sbambossade. [Trad: Lo utilizzo per il lavoro]

 

9. De mé ‘l ciapa mia

Qualcuno si salva dal contagio tecnologico solo perché, semplicemente, abita in una valle sperduta dove non riesce ad arrivare neppure il segnale del provider più efficiente. Non sempre è un male. [Trad: A casa mia non prende il segnale]

 

10. Mé gh’l’ó gnach

I duri e puri semplicemente ignorano l’esistenza stessa degli smartphone e nonostante tutto continuano impavidamente a sopravvivere. A occhio, senza alcuna conseguenza negativa. [Trad: Io non ce l’ho]

 

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