Orobie da amare

Baita Armentarga, fiaba su ciaspole

Baita Armentarga, fiaba su ciaspole
28 Dicembre 2017 ore 06:30
Foto di Angelo Corna

 

La neve è arrivata sulle nostre montagne. Forse non copiosa come avremmo voluto, ma comunque sufficiente a rendere il paesaggio fiabesco. Una passeggiata nel bosco si trasforma così in un’avventura adatta a grandi e piccini alla scoperta delle meraviglie che la montagna ci riserva d’inverno. Un’ottima occasione per infilare le ciaspole e godersi una passeggiata sulle neve, ma anche un modo per scoprire le nostre Orobie sotto un’aspetto diverso. I più piccoli potranno divertirsi cercando nella neve le orme dell’ermellino e della volpe, o potranno ammirare stalattiti e cascate di ghiaccio. Pronti? Non ci resta che calzare le ciaspole e partire.

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Da Carona al Lago del Prato. Una ciaspolata facile e adatta a tutti vede la sua partenza poco oltre il centro abitato di Carona, in Val Brembana. Il percorso ricalca per un tratto il sentiero che sale ai rifugi Calvi e Longo, chiusi in questa stagione e resi inaccessibili a causa delle neve. Possiamo parcheggiare l’auto proprio in prossimità del sentiero dopo l’acquisto del “gratta e sosta” presso uno degli esercizi del paese, e incamminarci lungo il segnavia CAI 210, volendo già con le ciaspole ai piedi. La salita si svolge per il primo tratto su quella che d’estate è una strada asfaltata, che previo permesso può essere percorsa dalle jeep che salgono ai rifugi in zona. In questo periodo la strada è innevata e perfetta per una ciaspolata in sicurezza. Il sentiero nel primo tratto sale nel bosco con pendenza costante e ci porterà, dopo circa 15 minuti di cammino, al caratteristico borgo di Pagliari, situato a 1.313 metri di quota. Un angolo di Orobie adagiato poco sopra le sponde del fiume Brembo, dove pare che il tempo si sia fermato. Dopo una visita al caratteristico paese montano continuiamo, sempre con salita costante, raggiungendo a breve la cascata della Val Sambuzza, in questo periodo quasi completamente ghiacciata. Dopo le foto di rito possiamo ripartire lungo la carrareccia, che continua il suo tragitto compiendo ampi zig-zag fino in prossimità delle Baite del Dosso (m.1.475) e all’incrocio con il sentiero CAI 209. Ignoriamo quest’ultimo, che altro non è che il sentiero che sale in Val Sambuzza, e continuiamo lungo il nostro percorso, ammirando il panorama che inizia ad aprirsi mostrando, durante la salita, la Valle dei Frati e le montagne che ne fanno da coronamento, come il monte omonimo, il monte Valrossa, il Ca’ Bianca e il Madonnino, tutte cime che hanno visto nascere lo scialpinismo orobico. Sono gli ultimi sforzi. Dopo quasi sette chilometri e un’ora e mezza di cammino raggiungiamo la bella conca che ospita il Lago del Prato (m.1.650), ora congelato e coperto dalla neve. Davanti a noi spicca la minacciosa sagoma del monte Aga e ai nostri piedi il nascituro fiume Brembo, che trova la sua vita pochi chilometri più a monte, fluttua tra il ghiaccio in direzione delle valli e della nostra pianura.

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Il Lago della Cava e Baita Armentarga. La nostra ciaspolata potrebbe interrompersi qua, con un picnic al sole su una delle tante panchine presenti in prossimità del Lago. Tuttavia, se non siamo ancora stanchi e abbiamo ancora “benzina nella gambe”, possiamo proseguire lungo il segnavia CAI 208, che si snoda nel fondovalle costeggiando il fiume. Il percorso diventa molto più suggestivo, salendo di quota gli alberi lasciano il posto al panorama dettato dalle cime circostanti, tutte superiori ai 2.500 metri di quota. Sulla neve possiamo osservare le orme degli stambecchi, che scendono a quote più basse alla ricerca di ciuffi d’erba e, se siamo attenti, l’unico rumore che interrompe questa pace sarà proprio il “crocchiare” delle ciaspole sulla neve fresca. Nel silenzio più assoluto, raggiungiamo in circa mezz’ora il pianoro che ospita il piccolo Lago della Cava, ora ricoperto da una spessa coltre di neve, attorniato dai larici e sorvegliato dall’alto delle vicine Baite La Croce (m.1675). Possiamo per la seconda volta decidere di fermarci qua, tuttavia, a poco più di un chilometro e a mezz’ora di cammino, possiamo raggiungere la bellissima Baita Armentarga, rifugio privato di proprietà del Gruppo Penne Nere di Bergamo. Una visita vale la pena. La baita è situata nella valle da cui prende il nome e si trova lungo le sponde del fiume Brembo, al cospetto del monte Grabiasca, del Pizzo del Diavolo e del suo fratello minore Diavolino. Un panorama che con la magia della neve assume un’aspetto difficile da descrivere.

 

 

Informazioni pratiche. L’itinerario descritto, soprattutto nella prima parte, è facile e accessibile a tutti. Tuttavia una ciaspolata resta un’escursione in ambiente innevato e come tale va affrontata con il giusto equipaggiamento e l’attrezzatura idonea. Il percorso, se effettuato in tutta la sua lunghezza fino a Baita Armentarga, tocca i 20 km di cammino e i 650 metri di dislivello e può raggiungere le cinque ore (andata e ritorno). Dal Lago del Prato partono anche altri due sentieri, entrambi inaccessibili durante la stagione invernale. Sono i sentieri che portano rispettivamente ai rifugio Calvi e Longo. Le condizioni di salita per i raggiungerli sono però, durante la stagione invernale, molto spesso proibitive e lasciate ad alpinisti esperti.

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