A Palazzago

Alla Locanda dell’Annunciata Quando l’osteria diventa casa

Alla Locanda dell’Annunciata Quando l’osteria diventa casa
29 Aprile 2017 ore 10:15

L’Osteria della Locanda dell’Annunciata è un po’ come un castello, anche se in verità è un ex convento. Uno di quelli minori, posizionato all’imbocco della Val San Martino, a Palazzago. Si trova proprio al margine della strada e difficilmente potrete sbagliare quando incrocerete la torretta completamente ricoperta d’edera che cambia colore al cambiare delle stagioni. La vera sorpresa, però, è una volta entrati. Ogni artificio della ristorazione, diciamo commerciale, sparisce nel nulla, annientato dall’atmosfera casalinga dei quadri appesi alle pareti, dal pianoforte, dalle lampade antiche, da ogni soprammobile, statuina o bottiglia che abbellisce il salotto. Anzi salottino: le dimensioni sono molto intime, 5 o 6 tavolini, non di più, e verso la cucina un’altra nicchia con un meraviglioso tavolo imperiale comune.

 

 

La casa di Giampo. Ma prima ancora che osteria questa è la casa dei Giampiero Terzi (detto Giampo), cittadino di Bergamo, che dal 1988 insieme alla moglie è l’abitante del convento e ha il suo alloggio al piano superiore. Un appassionato, un goloso, un oste, una voce arrochita dal fumo del sigaro ma gentile, che dal 2013 ha aperto le porte di casa, oltre agli amici, anche a chi, curioso come lui, avesse voluto condividere una certa idea di cucina. Una tavola molto classica, semplice, elegante.

I piatti affascinanti. La carta è modesta, con una spiccata predilezione per le frattaglie, gli ingredienti minori e un certo interesse per l’inusuale. Non ci sono dei veri confini che ne definiscono la proposta, ma tra le colonne portanti c’è un’ode alla tradizione tralasciata, fatta di mortadella di fegato o, meglio ancora, di salama da sugo, la stessa decantata nel 1957 da Mario Soldati in un episodio del suo Viaggio nella Valle del Po. L’oste, inaspettatamente, propone un Gazpacho andaluso sorprendentemente piacevole ed equilibrato, e per per contorno un uovo sodo e qualche crostone. Buono. Lo stesso si può dire per la serie di piccoli e sfiziosi antipasti come l’acciuga marinata e il cuore di carciofo farcito accompagnato da asparagi selvatici. La vera chicca introvabile però, sono le costine cucinate alla maniera De’ Medici: un sapore, inaspettato, rinascimentale. Si dovrebbe dire, tecnicamente, in dolceforte, perché la ricetta (a noi oggi incomprensibile) prevede il miele e le albicocche disidratate. Un piatto affascinante e non facile da proporre, ma Giampiero qui può permetterselo, perché la sua tavola altro non è se non la naturale evoluzione di un pranzo tra amici.

 

 

L’accoglienza. Sulla porta d’ingresso si legge: «Non sarà più come un tempo, ma almeno è qualcosa, che insieme a In questa casa è vietato calpestare i sogni», che rappresenta perfettamente la sua idea di ospitalità e di cucina: la tavola come luogo di ritrovo, dove portare ai commensali i prodotti, i piatti e i sapori scovati in giro, dai produttori di nicchia, in viaggi gastronomici, per il piacere antico e un po’ narcisistico di dar da mangiare qualcosa di buono. Una filosofia che permette di tenere aperta la locanda solamente per metà settimana, solo di sera (la domenica anche a pranzo), l’altra metà è fatta di viaggi e di esplorazioni alla ricerca di cose buone.

Il parco. Fuori poi c’è tutto un parco: con la bella stagione l’esterno si trasforma una magnifico giardino, e non è raro che finito il pasto ci si senta legittimati a trattenersi sulle poltrone nell’erba. Giampiero lo sa e di tanto in tanto capita allora che improvvisi un piccolo goûter, per aspettare la sera. Che dire poi della meravigliosa saletta d’ingresso, elegantemente decorata e calorosamente accogliente dove fermarsi finita la cena per sorseggiare un distillato o un passito alsaziano? L’Osteria della Locanda dell’Annunciata non è proprio un’osteria, è più un ritrovo di amici.

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