L'escursione consigliata

Alla scoperta delle “capanne orobiche”: al rifugio Albani, tra storia e natura

Sono i custodi silenziosi dei tesori che le nostre montagne ci offrono, accolgono escursionisti e villeggianti offrendo ospitalità, riparo e, non ultimo, la buona cucina tipica bergamasca. Scopriamo insieme, settimana dopo settimana, i più belli delle nostre montagne e i loro sentieri

Alla scoperta delle “capanne orobiche”: al rifugio Albani, tra storia e natura
Val Seriana, 03 Giugno 2020 ore 10:14

di Angelo Corna

Dopo tre mesi di chiusura, riaprono i rifugi orobici. Sono i custodi silenziosi dei tesori che le nostre montagne ci offrono, l’ultimo avamposto prima di raggiungere le grandi vette delle Alpi Orobie. In un contesto dove la natura regna ancora sovrana, accolgono escursionisti e villeggianti offrendo ospitalità, riparo e, non ultimo, la buona cucina tipica bergamasca. Scopriamo insieme, settimana dopo settimana, i rifugi più belli delle nostre montagne, i sentieri che li distinguono e le bellezze delle zone che li ospitano.

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Il viaggio tra le “capanne orobiche” inizia dalla severa Val di Scalve. La partenza per l’escursione è la frazione Carbonera di Colere, dove in prossimità degli impianti da sci si snoda il sentiero Cai 403, tracciato che risale in direzione del rifugio Luigi Albani. Tra scrosci d’acqua e suggestivi ponticelli di legno guadagniamo un panorama che si apre alla bellezza, mostrandoci la parete nord della Regina delle Orobie: la Presolana. Dopo circa due ore di cammino, raggiungiamo la zona che ospita le antiche baracche dei minatori e le ex miniere di fluorite, oggi in disuso. Sono gli ultimi sforzi. Davanti a noi, a 1939 metri di quota, fa ormai capolino il rifugio Luigi Albani. A fare da sfondo alla meraviglia troviamo le vicine cime scalvine. Il pizzo Camino, la Concarena e i monti Venerocolo e Demignone. Dal rifugio possiamo, con pochi passi, raggiungere la vicina “Croce dei Minatori”. Impossibile non restare meravigliati: ripristinata nel 2018, si erge a sbalzo sull’abitato di Colere, situato mille metri più in basso.

Se abbiamo ancora energie a disposizione, possiamo, in circa un’ora e mezza di cammino, raggiungere i vicini monti Ferrante e Ferrantino…

L’articolo completo con tutti i percorsi e l’intervista ai rifugisti lo potrete leggere sul PrimaBergamo in edicola da venerdì 5 giugno

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