L'escursione consigliata

Alla scoperta delle “capanne orobiche”: il Rifugio Curò e la sua conca delle meraviglie

Ai suoi piedi riposa il lago artificiale del Barbellino, perla dal colore verde smeraldo e custode delle famose Cascate del Serio, che con il loro triplice salto si posizionano tra le più alte d’Europa

Alla scoperta delle “capanne orobiche”: il Rifugio Curò e la sua conca delle meraviglie
Val Seriana, 15 Luglio 2020 ore 11:13

di Angelo Corna

Di presentazioni ne servono davvero poche. Il rifugio Antonio Curò è adagiato in una delle conche più belle e suggestive delle nostre montagne. Ai suoi piedi riposa il lago artificiale del Barbellino, perla dal colore verde smeraldo e custode delle famose Cascate del Serio, che con il loro triplice salto si posizionano tra le più alte d’Europa. Il rifugio è circondato ai tre lati, da est fino a ovest, da una corona di montagne: sono le vette più severe delle Alpi Orobie.

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La via maggiormente utilizzata per raggiungere la struttura trova partenza dalla frazione Beltrame di Valbondione. Il sentiero, marchiato dal segnavia Cai 305, sale nel bosco con pendenza regolare lungo il fianco della valle, costeggiando dall’alto il corso del fiume Serio. Passo dopo passo, la strada sterrata diventa una mulattiera che, uscendo dal bosco, continua a salire tra ripidi tornanti e stupendi scorci sulle celebri Cascate del Serio, che restano visibili per buona parte del nostro tracciato. Incrociamo il sentiero Cai 305/306 (proveniente da Lizzola) e proseguiamo verso nord in direzione del tratto più “aereo” di tutta l’escursione, scavato a strapiombo nella roccia del monte Verme. Un ultimo sforzo ed ecco apparire, dopo circa due ore e mezza di cammino, la nostra destinazione. Impossibile non restare a contemplare questo spettacolo: abbiamo raggiunto la “Conca delle Meraviglie”. Alle spalle del rifugio troviamo il lago artificiale del Barbellino, il più grande invaso delle Orobie bergamasche e vero custode delle Cascate del Serio.

Situato a 1915 metri, il rifugio Curò è stato inaugurato dal Cai di Bergamo nel 1886, dopo quello di Cà Brunona, oggi rifugio Baroni al Brunone. Il nome omaggia l’ingegner Antonio Curò, allora presidente del Club Alpino Bergamasco. Nel 1973 su progetto del geometra Luigi Locatelli venne costruito un secondo edificio (una volta conosciuto come rifugio invernale) adiacente all’originale. Quest’ultimo è stato negli anni ristrutturato e riqualificato in un ostello, dotato di finiture e comfort che non hanno pari nel panorama alpino lombardo. La struttura è gestita da Fabio Arizzi e Angelo Ghilardi, icone in una delle capanne orobiche più antiche di tutte la provincia…

L’articolo completo, con i percorsi, le bellezze della zona e l’intervista ai rifugisti, lo potete leggere sul PrimaBergamo in edicola da venerdì 17 luglio

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