Via Sant'Alessandro

Lo Schiaccianoci in centro città Una selezione di bontà dal mondo

Lo Schiaccianoci in centro città Una selezione di bontà dal mondo
17 Dicembre 2015 ore 13:55

Due fratelli e uno schiaccianoci. Ma non lo schiaccianoci che si tiene nel cassetto della cucina, per rompere i gusci di noci, mandorle e frutta secca, ma un’imponente statua di legno alta 1,80 metri e ispirata all’opera di Tchaikovsky. Tutto ha avuto inizio da lì: «È stata la prima cosa che ho comprato – confessa ridendo Giovanni Colombi, fondatore e titolare del negozio Lo Schiaccianoci insieme a suo fratello Filippo – avevo la carta di credito della società e avrei dovuto comprare scaffali e complementi d’arredo, invece ho acquistato solo questo schiaccianoci gigante. Da qui il nome del negozio». Che Giovanni e Filippo siano degli entusiasti, si nota fin dalle prime battute e dall’enfasi con cui raccontano aneddoti riguardanti la loro attività.

Eccellenze da tutto il mondo. Filippo è un ingegnere gestionale iscritto all’albo, mentre Giovanni ha studiato disegno industriale al Politecnico di Milano, eppure in entrambi i percorsi intrapresi c’era qualcosa che mancava: «Abbiamo cambiato completamente strada perché non ci sentivamo realizzati – continua Giovanni – così cinque anni e mezzo fa abbiamo deciso di concretizzare la nostra passione aprendo una boutique alimentare che trattasse solo eccellenze gastronomiche provenienti dall’Italia e dal mondo, con un’attenzione particolare ai presidi slow food, al biologico e ai prodotti artigianali di nicchia».

 

12193770_910173545686118_3575202002356893449_n  Vetrina Natale

 

Tonno di Carloforte, funghi porcini di Borgotaro, caviale fresco, cioccolato di Modica, foie gras francese, tartufi di Alba, aceto balsamico di Modena, pata negra di Juan Pedro Domecq, acciughe del mar Cantabrico, colatura di alici di Cetara, pomodori essiccati al sole del Salento, la ‘nduja calabrese e il pistacchio di Bronte sono solo alcuni dei prodotti sistemati in bella mostra in questi 80 metri quadrati di gusto. «Ci siamo allargati solo recentemente – spiega Giovanni, 32 anni, mentre Filippo, di quattro anni più grande di lui, ascolta le richieste di un cliente –. Sei mesi fa abbiamo acquistato questa seconda sala, che prima di noi era occupata da un punto vendita di borse. Così finalmente abbiamo potuto esporre in toto anche la nostra cantina, frutto di un’importante selezione, che vanta 150 etichette di vino italiano, 40 di vino francese e altre 70 tra gin, grappe, whisky e distillati pregiati».

Selezione e ricerca accuratissime. Varcare la soglia di via Sant’Alessandro 5/c a Bergamo è come entrare nel paradiso dei golosi: «Noi aderiamo alla filosofia del poco ma buono, soprattutto se genuino, meglio ancora se autocoltivato» sottolinea Giovanni, prima di svelare che dietro quei prodotti ordinati in fila indiana su mensole e scaffali ci sono oltre 50 fornitori, a cui i due fratelli sono giunti dopo anni di serratissima ricerca. «L’amore per la buona tavola è un retaggio di quando eravamo piccoli – ricordano i fratelli Colombi – viaggiavamo molto coi nostri genitori e poi abbiamo continuato a farlo anche da adulti. Oltre a scoprire posti e paesaggi nuovi, siamo sempre stati spinti ad assaggiare i piatti tipici di ogni luogo». Quest’apertura di vedute ha fatto sì che i due protagonisti di questa storia crescessero con il valore delle tradizioni gastronomiche ben radicato in loro. Come dice Giovanni: «Un piccolo assaggio abbinato al vino giusto vale più di grandi abbuffate».

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Non a caso tra i prodotti presentati al pubblico è forte la presenza di piccoli produttori che non rientrano nella grande distribuzione. «Quando vogliamo inserire un prodotto nuovo – spiegano – ne proviamo tanti finché non troviamo quello che ci fa perdere la testa». Uno studio costante, che continua assaggio dopo assaggio, viaggio dopo viaggio, seguendo sempre l’alternarsi della stagionalità e le orme della cucina povera, dove si scoprono sapori spesso dimenticati, bagaglio di una cultura che tende a scomparire. «L’aspetto che più ci piace dell’Italia è la forte connotazione territoriale – proseguono – basta allontanarsi di 10 chilometri per provare sapori diversi, un salame fatto in un altro modo, una zuppa tipica del posto: è una ricchezza infinita che gli altri Paesi non hanno, soprattutto fuori dall’Europa».

La clientela. E di questo enorme patrimonio gli italiani sono consapevoli, come testimonia il fatto che Lo Schiaccianoci è diventato per la città un punto di riferimento del settore: «Entra qui il diciottenne che vuole acquistare la birra artigianale, così come la signora che vuole mezzo chilo di caviale o altri ancora che desiderano regalare un cesto di prelibatezze ad amici, familiari, partner, colleghi» raccontano, abbracciando un target talmente vasto da risultare difficilmente ascrivibile a un’unica tipologia di cliente. Le porte sono sempre aperte (a dicembre anche la domenica) a chiunque voglia farsi prendere per la gola!

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