Viva Bèrghem
Dagli anni Settanta ad oggi

Biblioteca Non Vedenti in Via Tasso Quelli che leggono in Braille

Biblioteca Non Vedenti in Via Tasso Quelli che leggono in Braille
Viva Bèrghem 09 Settembre 2014 ore 11:57

Claudio Mapelli, vicepresidente dell’Unione ciechi di Bergamo e presidente della cooperativa La Sfida, vincitrice nel 2011 del riconoscimento Categorie svantaggiate, guadagnato per l’inserimento di lavoratori non vedenti all’interno di aziende private, ci guida alla scoperta della biblioteca per non vedenti di Bergamo, in Via Torquato Tasso.

L’inizio. «Dalla stanza 4 metri per 4 in via Panseri, di strada ne abbiamo fatta parecchia», dice. Il progetto nasce, infatti, negli anni Settanta, quando gli scaffali raccoglievano poco più di 300 volumi in braille (il sistema di scrittura e lettura a rilievo per non vedenti ed ipovedenti), sommati ad un numero di registrazioni che non sfiorava la soglia del migliaio. Poi, nel ’78 il Comune ha concesso uno spazio più ampio, in via Torquato Tasso, proprio nello stesso complesso che ospita la Biblioteca scientifica Caversazzi. Quel punto di ritrovo si è trasformato velocemente in qualcosa di più prezioso della semplice catalogazione di volumi: da lì, infatti, hanno preso avvio i primi corsi di alfabetizzazione braille.

 

 

La rivoluzione. La vera rivoluzione, tuttavia, è stata determinata dai macchinari di stampa, che sono a disposizione di chiunque. Spiega Claudio Mapelli: «Basta solo che l’utente ci porti il testo, e noi glielo tramutiamo in braille, proprio nell’arco di poco tempo». Nel 2005 è arrivata una stanza in più, localizzata al terzo piano della stessa struttura: lì, sono tutt’oggi organizzati dei corsi di computer (gestiti da 8 non vedenti con patente ECDL), e lo spazio ospita 5 postazioni PC e barre braille, oltre a postazioni per la stereotipia e la scansione.

La biblioteca. Ora la Biblioteca non vedenti conta più di un migliaio di opere. Molte sono state recuperate dalla Biblioteca di Cremona, ora dismessa: per ottimizzare gli spazi, si è ricorso all’aiuto di alcune Biblioteche ordinarie, tra cui quella di Calusco d’Adda e di Albino. Il sistema del prestito e della distribuzione delle opere funziona come nelle Biblioteche della Provincia: si consulta il catalogo e si ordina il volume. Anche se la maggior parte degli utenti preferisce venire personalmente, «per tirare quattro balle col Vittorio (il bibliotecario), e perché di solito chi viene ha bisogno di qualche informazione, di scansionare, stampare testi».

Un salto in avanti, dunque, che è stato possibile anche grazie alle più moderne operazioni di conversione: la Provincia ha chiesto, ad esempio, di digitare e scansionare alcuni testi turistici. Grazie agli strumenti di cui la biblioteca è dotata, il libro è conservato nella sua interezza: una volta scansionato, il libro è a disposizione. Può essere stampato in braille o trasformato in mp3.

 

braille

 

Qual è il futuro del braille? Ideato dal francese Louis Braille nella prima metà dell’Ottocento, questo sistema di lettura e scrittura fu una vera e propria rivoluzione. Ad esempio, con l’invenzione del braille (e  poi dell’Informatica), le porte del mondo del lavoro sono state aperte anche ai non vedenti. La cooperativa La Sfida, ad esempio, è riuscita a inserire una decina di centralisti non vedenti nel mondo del lavoro.

Tuttavia, il braille presenta degli svantaggi: il codice non ha più l’importanza che aveva 40 anni fa, perché richiede un tipo di carta particolare, che sappia sostenere il punto; al confronto, un mp3 è molto più conveniente ed immediato. E poi, un’opera in braille come I promessi sposi può costare anche 300 euro. Sembrerebbe quindi che la tecnologia stia soppiantando il braille. Anche se Claudio Mapelli confessa: «Ovviamente, passare le dita sulla pagina e scoprire personalmente cosa c’è scritto, è un piacere che nessuna registrazione audio può dare».

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