Dalle 21.30

Chicca e Giulio, i Jingles in Trouble Serenità in voce e chitarra al Gosis

Chicca e Giulio, i Jingles in Trouble Serenità in voce e chitarra al Gosis
Viva Bèrghem 05 Settembre 2018 ore 12:46

L'aria s'è fatta più fresca, quasi a volerci ricordare che sì, l'estate sta finendo. Settembre è arrivato con il suo carico di aspettative per un nuovo anno di pensieri. Mica facile. Ma non c'è motivo di abbattersi, basta poco per riacquistare un po' di fiducia nell'oggi e speranza nel domani. Magari una serata in compagnia, con una birra fresca e un po' di musica in sottofondo, un golfino sulle spalle e le stelle sopra la testa. Insomma, una serata al Goisis, che nonostante l'appropinquarsi dell'autunno resta una delle mete preferite dai bergamaschi. E che stasera, mercoledì 5 settembre, alle 21.30, sarà teatro del live dei Jingles in Trouble.

 

 

I Jingles in Trouble altro non sono che la cantante Chicca Torlo e il chitarrista Giulio Mastropietro. Un duo acustico insomma, che con poche ma semplici armi "gioca" e coinvolge. Le voci di Chicca e Giulio si uniscono alla chitarra, dando vita a melodie allegre, frizzanti, talvolta "sporcate" da un pizzico di malinconia che testimonia l'anima blues dei due. Il loro percorso è iniziato soltanto due anni fa, nel 2016, ma piace. Tanto che, nel maggio 2017, i Jingles in Trouble si sono recati negli studi della University of West London insieme all'amico e tecnico del suono Giacomo Corpino per registrare il loro disco d’esordio. Durante il processo creativo nasce la collaborazione con il Belgard String Quartet capitanato dalla violinista slovena Katarina Kostrevc, che permette a Chicca e Giulio di toccare un livello di arrangiamento dei brani più alto. Il risultato sono canzoni che non dimenticano la sofferenza e la tristezza, anzi, per certi versi la raccontano, ma con un taglio positivo: in Curiosity cantano «I’ll tell you in a while all we gotta do is shine». Questa frase è il loro motto, praticamente. E il loro messaggio: non lasciate che la negatività vi pieghi, ma reagite. Siate sereni e gioiosi, come la loro musica.

 

 

Chicca e Giulio, quali sono state le vostre influenze musicali, per arrivare a fare quello che fate?

«Ognuno dei due ha avuto la sua crescita musicale da solo, per cui a Chicca piacevano da un lato le voci femminili (in particolare Norah Jones), dall'altro l'acoustic mood che prendeva piede negli Anni 2000 con artisti come Kings of Convenience. Giulio invece ascoltava tantissimo i cantautori italiani e poi si era trovato a imparare a suonare il rock inglese (Beatles, The Who, ecc...). Quando ci siamo incontrati, musicalmente abbiamo iniziato ad ascoltare tantissimo Simon & Garfunkel e i primi dischi di John Lennon solista. Queste , quindi, sono le maggiori influenze dei Jingles in Trouble».

Come mai la lingua delle vostre canzoni è l’inglese e non l’italiano? Anche perché sappiamo che tu, Giulio, scrivi e canti molto bene in italiano.

Giulio: «Che io scriva e canti molto bene in italiano è tutto da vedere...».
Chicca: «I pezzi in inglese Giulio li aveva in testa da tanto tempo e non aveva ancora trovato la giusta collocazione. L'inglese in realtà nasceva dal fatto che la metrica delle canzoni creava troppi accenti sull'ultima sillaba delle parole, riducendo così l'italiano a poche cose da dire quando invece ce n'erano un bel po'. Anche i nostri riferimenti, però, ci aiutano a stare sull'inglese e non abbiamo paura di sembrare poco coraggiosi, anzi abbiamo visto che così funziona quindi se ci sentirete cantare in italiano vorrà dire che avremo dei pezzi per cui questo passo sarà obbligato».

Cosa vi ha portato all’attuale formazione? Le nuove collaborazioni e i nuovi strumenti vi hanno aperto la strada a nuove melodie e arrangiamenti o si sono adattati ai vostri?

«L’intento di avere un terzo Jingles che facesse da jolly nei nostri concerti c'era sempre stata. Serviva un musicista poliedrico che poteva passare da chitarra a tastiera a ritmiche rapidamente. Poi il tutto è nato quando abbiamo suonato prima dei Rich Apes al Polaresco, a ottobre 2017, e con Leo si era parlato di suonare insieme. Ci siamo incontrati poco prima del concerto e lui ha fatto due pezzi con noi. Il violoncello suona bene nella nostra musica, delicato, dal timbro deciso, poi è arrivato l'incontro con gli Hang di Piter, che danno il giusto mix di ritmo e suono, e insieme al violoncello abbiamo subito sentito che funzionava perché va a colmare quei vuoti che il nostro chitarra-voce lasciava. Al Goisis, in assenza di Leo, avremo Grego (dei Pau Amma, ndr) che farà basso, tastiere e chitarra, e poi faremo un set elettrico con Piter alla tastiera, Grego alla batteria e Ivano (dei Sir & The Ivanoe, ndr) al basso».

Cosa vi riserva il futuro? Avete in programma nuovi progetti?

«Dopo due anni di musica stiamo pensando innanzitutto di registrare. Non un intero album, ma una serie di pezzi, e crediamo di riuscire a farvi sentire altre nostre canzoni entro dicembre o a gennaio. Poi vogliamo continuare a suonare in giro, che abbiamo capito che è quello che ci piace di più fare. Siamo riusciti quest'estate a uscire dalla provincia di Bergamo e speriamo di riuscire a piacere anche lì. Piano piano continuiamo, in realtà abbiamo anche due lauree da portare a termine, ma vogliamo fare musica nella vita. È la cosa che ci piace di più».