Annina e Dario

Chotto in Borgo Santa Caterina Un’idea di gastronomia conviviale

Chotto in Borgo Santa Caterina Un’idea di gastronomia conviviale
Viva Bèrghem 03 Agosto 2018 ore 07:15

Chotto è una parola giapponese che ha un forte valore nella cultura nipponica ma che purtroppo non ha una traduzione appropriata in italiano. Chi conosce la lingua dei samurai spiega che è qualcosa di simile a una negazione, a un «no», anche se letteralmente, visto che i giapponesi reputano scortese esprimere un rifiuto troppo netto in un discorso, è qualcosa di simile a una forma di sospensione gentile che più o meno vuol dire «un momento», «un attimo».

 

 

Chotto, a Bergamo, è invece un nuovo posto dove poter andare a mangiare. Proprio all’inizio di Borgo Santa Caterina, ha aperto da poco più di mese infatti quella che viene definita (con felice espressione) una gastronomia conviviale e che, come suggerisce il nome, non ha alcuna pretesa se non quella di essere un piccolo rifugio per persone affamate e ben disposte nei confronti di un piatto veloce ma buono. Annina, che una volta faceva la grafica e oggi sta dietro ai fornelli aiutata da Dario, confessa di essersi lasciata ispirare da un viaggio in Oriente, dove è rimasta affascinata, tra le altre cose, anche dalla gastronomia e dai sapori. Non a caso qui si possono assaggiare delle ottime polpette umami, già un piccolo must tra i clienti, che ricalcano un po’ i tipici gusti di quella parte di mondo. Ma questa non è che una suggestione.

La vera filosofia su cui si costruisce questa piccola ma interessante cucina parla di ricerca, di contatti diretti con i produttori e clienti, di genuinità. Nel piccolo ma accogliente locale ci sono solo 16 coperti, oltre a 4 tavolini esterni che si affacciano sulla via. I fuochi e il banco di preparazione sono a vista e tutti i piatti sono preparati al momento. Non c’è servizio al tavolo e le tovaglie sono di carta: si ordina direttamente a chi spadella, si attende qualche minuto e poi si ritira la comanda. Un posto semplice dove è possibile mangiare (e alzarsi soddisfatti) con 10/15 euro. Si può scegliere da un menù illustrato su una lavagna che cambia con grande frequenza e in modo quasi imprevedibile.

 

 

Tutto dipende, spiegano Annina e Dario, dal fatto che l’impostazione di base di Chotto si impone di usare e servire sempre ingredienti il più possibile locali, freschi e ovviamente stagionali. Ci sono due fornitori di verdure, uno di carne e uno di pesce che consegnano regolarmente ciò che hanno a disposizione. Quando qualcosa è finito o è passata la sua stagione, allora significa che è tempo di cambiare e inventarsi qualcosa di nuovo. Oppure ancora creare, come fosse una sfida, un nuovo piatto partendo proprio da ciò che propongono i produttori stessi, nient’altro.

Ad oggi, dopo un primo mese di rodaggio, la lavagna raccoglie circa una decina di piatti, compresi un paio di dolci. Un discorso simile vale anche per le bevande: nella piccola carta si trova sempre un vino locale in rotazione, oltre a una selezione di birre del birrificio artigianale Hop Skin di Curno. Il bello di questo posto, oltre al concetto abbastanza innovativo e molto sfruttabile da chi ha poco tempo e un buon appetito, è probabilmente la gentilezza dei padroni di casa, che di certo non si negano a una piacevole chiacchierata con i loro ospiti. Genuino, economico e veloce, per ora Chotto è aperto dal lunedì alla domenica, pranzo e cena. Oltre alle polpette, consigliati anche il tomino con il cipollotto e la cicoria e il filetto di trota con maionese fatta in casa, servito con della portulaca.

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