Tra relax e pranzi con i parenti

Capolavori appena fuori Bergamo da andare a vedere in questi giorni

Capolavori appena fuori Bergamo da andare a vedere in questi giorni
06 Aprile 2015 ore 03:30

1) Olera. il Polittico di Cima da Conegliano

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Questo bellissimo borgo che va scovato in cima ad una valletta laterale della bassa val Seriana custodisce un incredibile tesoro, un Polittico di Cima da Conegliano, perfettamente conservato. Il polittico è formato da nove pannelli, disposti in tre ordini intorno ad una nicchia contenente una statua lignea raffigurante San Bartolomeo, patrono della parrocchia. La cornice è ancora quella originale, ricchissima e stupenda. La pittura di Cima da Conegliano è preziosa, per l’oro sfolgorante dei fondi e anche per il trattamento così delicato e tenero dei volti. Dipinto  intorno al 1488, spiega bene la flessibilità delle botteghe veneziane, che adattavano i loro prodotti secondo il gusto della committenza. In questo caso la struttura un po’ arcaica, la scelta del fondo oro, la rinuncia al paesaggio, vengono incontro alla richiesta di un’opera “tradizionale”. Che oggi ci appare  come un gioiello senza tempo.

 

2) Rovetta. Casa museo Fantoni

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I Fantoni sono la straordinaria dinastia di scultori e intagliatori che hanno riempito di meravigliosi altari, confessionali e arredi le chiese della Bergamasca. Rovetta, in val Seriana, era il centro di questa instancabile e sofisticata officina del legno. Il patrimonio artistico della casa bottega Fantoni comprende disegni, opere in legno e in marmo, modelli in terracotta, legno e gesso e dipinti.  Nella cornice degli antichi ambienti di questa residenza molto severa sono presentati al pubblico opere, modelli, disegni e documenti che raccontano la storia della  famiglia degli scultori Fantoni e illustrano la loro produzione artistica tra Sei e Settecento. Un’esperienza in cui la capacità artigianale entra a buon diritto nella sfera dell’arte.

 

3) Trescore. Gli affreschi di Lotto all’oratorio Suardi

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Situata all’interno del parco della Villa Suardi, la chiesa dedicata a Santa Barbara e a Santa Brigida venne costruita per volontà dei cugini Giovanni Battista e Maffeo Suardi. Nel 1524 fu affrescata da Lorenzo Lotto (ad eccezione dell’abside che è opera anonima, collegata dagli studiosi a un pittore anonimo della cerchia dell’artista bergamasco Jacopino de’ Scipioni). Il ciclo, uno dei pochi ad affresco del grande artista, racconta le storie di Santa Barbara e Santa Brigida. Ma la parte indimenticabile è il motivo dei tralci che, partendo dalla figura di Gesù, proseguono nel soffitto a rappresentare una vigna, simbolo del popolo di Dio. Sopra la porta d’ingresso c’è un cameo con l’autoritratto del Lotto in vesti di cacciatore.

 

4) Romano di Lombardia. Il capolavoro di Moroni e la Rocca

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Questo centro della Bassa Bergamasca è destinato a riservare molte sorprese a chi non lo conosce. Insediamento dalla lunga storia, conserva una stupenda rocca, che Bartolomeo Colleoni usava come prigione, organizzata attorno a tre torrioni, massicci e magnifici, risalenti al periodo visconteo. Le mura sono alte oltre cinque metri e hanno un’unica apertura che porta in un interno organizzato in corti ben conservate. Nella chiesa prepositurale di Santa Maria Assunta e San Giacomo Maggiore, invece, è custodito uno dei quadri più famosi di Giambattista Moroni. Un’Ultima Cena organizzata in modo molto originale, in quanto di formato verticale. Magnifico il contesto architettonico in cui è ambientata la scena. E indimenticabile il ritratto dell’inserviente vestito di nero, che sta portando il vino in tavola.

 

5) Lovere. Le ante di Moretto

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A Lovere non mancano certo tante cose preziose da vedere, a iniziare dall’Accademia Tadini, piccolo museo che custodisce tesori, da Jacopo Bellini sino a Tiepolo. Ma il vero gioiello si trova nella Basilica di Santa Maria Valvendra: sono le due ante d’organo, capolavoro di Moretto, che provengono dal Duomo Vecchio di Brescia. Rappresentano i due santi Giovita e Faustino a cavallo, sullo sfondo di un meraviglioso cielo blu, striato di nuvole. Sono due tele magnifiche, per la solennità dell’impaginazione, ma insieme quel sapore di paese che la pittura di Moretto mai censura. I cavalli che si palesano all’interno di archi, come per una parata senza troppe ambizioni, sono pezzi di pittura bellissimi. Moretto tra l’altro sceglie un taglio da sotto in su, che dà una sensazione molto realistica alla scena. Tra i tanti particolari, da notare il meraviglioso vestito di San  Faustino, a pieghe composte e a quadrati gialli e blu.

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