Colte e coraggiose

Cinque grandi artiste bergamasche che hanno anticipato i tempi

Cinque grandi artiste bergamasche che hanno anticipato i tempi
10 Marzo 2017 ore 05:30
In copertina, locandina di Arte a Bergamo 1960-1969, tenutasi a Palazzo della Ragione nel 2003, con opere di Tilde Poli,

 

In occasione della festa della donna, conosciamone cinque che hanno reso fama e onore al gentil sesso bergamasco, dilettandosi tra poesia, letteratura, pittura, musica e politica. Antesignane, moderne, patriottiche, anche se i tempi non erano ancora maturi per riconoscere loro certi traguardi.

 

Isotta Brembati
(Bergamo 1530 ca. – 1586)

È del pittore Giovanni Battista Moroni il merito di averci restituito l’identità somatica di questa gentildonna bergamasca: due gli stupendi ritratti, uno del solo busto conservato in Accademia Carrara e l’altro a figura intera esposto a Palazzo Moroni, a fianco di quello del secondo marito, il conte Grumelli, alias il Cavaliere in Rosa. Avviata fin da bambina allo studio delle lingue, in giovane età parlava già latino, francese e spagnolo, lingua con cui coniò motti per stemmi e imprese nobiliari. Rinomata poetessa, esponente degli ambienti culturali bergamaschi sensibili alla mentalità e ai costumi spagnoleggianti irradiati da Milano, compose varie epistole e poesie occasionali, apparse a stampa fin dal Cinquecento in antologie letterarie di più autori. Pur essendo donna, venne accolta in alcune accademie italiane e godette la stima e la considerazione degli eruditi.

 

Paolina Secco Suardo
(Bergamo 1746 – 1801)

Nobile, nata in Bergamo Alta, dove restano la casa natia e la lapide commemorativa in via San Salvatore. Tra tutte le discipline che le vennero impartite, predilesse le lettere italiane e latine, la lingua francese e quella inglese, che utilizzò durante i suoi numerosi viaggi all’estero: incontrò letterati, politici, scienziati e tanti altri uomini, ammaliati dal suo fascino intellettuale. Nel 1779 fu aggregata all’accademia dell’Arcadia e chiamata Lesbia Cidonia (nome che al richiamo alla patria di Saffo, aggiungeva quello allusivo alla fama dei frutti di una località cretese) e nel 1780 entrò a far parte per acclamazione dell’accademia bergamasca degli Eccitati. Lorenzo Mascheroni, il celebre matematico bergamasco, le indirizzò il famoso carme Invito a Lesbia Cidonia, che fu alla base del suo ulteriore prestigio e la fece definire “quarta alle Grazie e decima alle Muse”.

 

Teresa Mallegori
(Bergamo 1806 – Caprino Bergamasco 1862)

Paesaggio Olio su tavoletta, Teresa Mallegori

Pittrice da cavalletto e allieva di Pietro Ronzoni, a soli 28 anni espose alcuni dipinti alla mostra annuale dell’Accademia Carrara, ma il suo destino l’avrebbe portata a ruoli da protagonista in campo politico e negli eventi storici che avrebbero poi condotto all’Unità d’Italia. Sposò in seconde nozze Pietro Sozzi, benestante caprinese, e si trasferì in Val San Martino, ma la dimora in cui risiedeva venne perquisita dai militari austriaci, per le sue simpatie patriottiche: aderì infatti alla Giovine Italia di Mazzini, nel 1848 partecipò ai moti rivoluzionari e per questo dovette riparare a Lugano con il fratello Pietro. Ma Garibaldi la volle nuovamente a Bergamo e in Caprino, per recare qualche aiuto ai patrioti di Palazzago, facendola rientrare clandestinamente. Ed ecco la sfida: in casa sua accolse come istitutore dei figli l’iseano Gabriele Rosa, reduce dalla prigione dello Spielberg e privato della cattedra pubblica dal governo austriaco a causa delle sue idee repubblicane, e nel 1859 addirittura il generale Garibaldi, che marciava coi suoi volontari verso Bergamo. Fu quella l’occasione del famoso “dono del cavallo bianco”, che l’eroe dei due mondi cavalcò durante la sua spedizione.

 

Tullia Franzi
(Alzano Lombardo 1886 – 1957)

Il suo percorso scolastico si definì tra Treviglio, Firenze e Milano, dove frequentò una scuola di recitazione e successivamente si diplomò a pieni voti in pianoforte, contrappunto e composizione. Con Antonio Locatelli, aviatore e podestà bergamasco, seguì Gabriele D’Annunzio nell’impresa di Fiume e vi fondò una scuola, venendo decorata con la “stella d’oro” di Fiume e con la medaglia d’oro di Ronchi, oltre a divenire capitano del Battaglione Regina. Per conto della Società Nazionale Dante Alighieri tenne numerose conferenze all’estero animata da un accorato spirito patriottico. Rientrata a Milano insegnò latino e greco nei licei statali milanesi e storia dell’arte presso l’accademia di belle arti di Brera, mentre a tempo perso scriveva saggi storici e memorie di costume, occupandosi anche di cultura locale, e compose liriche e pubblicò due raccolte di versi, intitolate Ragnatele e Ritorni. Socia ad honorem dell’Accademia degli Agiati di Rovereto, dal 1952 fu aggregata all’Ateneo di Scienze Lettere ed Arti di Bergamo.

 

Tilde Poli Comana
(Bergamo 1924 – 2006)

Altra pittrice, ma dedita alla ricerca artistica, nel 1942 partecipò al IV Premio Bergamo. Ammessa alla Biennale di Milano, aperta nel palazzo della Permanente, tre anni dopo si diplomò come privatista all’Accademia di Brera: fu l’avvio di una serie di personali tra cui la prima a Bergamo. Ma la vita la portò a vivere a Roma dal 1947 al 1952 e poi a Milano fino al 1957, entrando in contatto con le correnti artistiche più aggiornate e aderendo alla pittura informale. Partecipò nel 1948 al Premio Iseo, nel 1949 e nel 1950 al Premio Città di Bergamo, nel 1950 alla mostra Natale nell’arte all’Arengario di Milano, nel 1969 al Premio Oprandi e ad altre manifestazioni artistiche sempre più di rilievo. Nel 1956 fu fra gli artisti, in special modo pittori, fondatori del Gruppo Bergamo e fino al 1959 ne diresse la galleria, che si trovava in via XX Settembre. Altre personali furono organizzate in città, dalla Galleria Lorenzelli alla Fumagalli, ma davvero significativa fu la sua antologica del 2004 a Milano.

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