Viva Bèrghem
Un posto dove stare bene

Da Norberto ad Albegno di Treviolo State per innamorarvene come noi

Da Norberto ad Albegno di Treviolo State per innamorarvene come noi
Viva Bèrghem 05 Settembre 2015 ore 19:10

trattoria norberto foto devid rotasperti (1)

 

Norberto entra ed esce dalla cucina, passa fra i tavoli, si ferma a scambiare due parole con qualche cliente che lo invita ad avvicinarsi. Può permettersi di distrarsi qualche istante dalla cucina perché Serena, la figlia, è un aiuto valido e fa il suo dovere tra i fornelli, come le ha insegnato il padre. All’ingresso, Ornella, la moglie, accoglie chi entra con un sorriso caldo e veramente sincero, fa accomodare con gentilezza, sicura di poter contare sul figlio Giovanni, che si prende cura degli ospiti con l’attenzione tipica di chi è portato per questo mestiere, con dedizione e professionalità. La trattoria Da Norberto a Treviolo è un posto che non si può dimenticare.

Norberto Maffioli, chef e capofamiglia, ha alle spalle una lunga storia nella ristorazione bergamasca e non solo, una vita dedicata a questa professione, spesso ad alti livelli, e racconta - a chi lo vuol sapere - di aneddoti e collaborazioni con cucine importanti. Sei anni or sono ha deciso, riunendo moglie e figli, di fare la sua trattoria che, inevitabilmente e per fortuna, ha preso l’immagine e il carattere dei suoi componenti. Solo sei anni, ma il successo è già riconosciuto e attira clienti di tutti i tipi, non soltanto bergamaschi. Basta sedersi a tavola per capire il perché.

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«Cominciamo?», è la frase confortante con cui clienti affezionati avvertono di essere pronti a iniziare. Non c’è niente da aggiungere. Chi ha già frequentato questi tavoli sa bene che la proposta migliore è quella dello chef, il menù fisso, che poi così fisso non è, dato che qui sono sempre pronti ad accontentavi. Diciamo che, più che una questione di portate, è un certo modo di stare a tavola: quello del pranzo della festa, almeno così si fa nella trattoria di Norberto. Provate a immaginare una tavola imbandita, ricca, dalla quale tutti assaggiano e provano passandosi i piatti: et voilà.

Si comincia immancabilmente dall’antipasto, anzi il plurale è d’obbligo, per descrivere il piccolo banchetto allestito in mezzo al tavolo. Terrine scodelle e lionesi si fanno posto tra i commensali, che possono scegliere di mangiare ciò che preferiscono, anche se difficilmente resistono alla tentazione di assaggiare tutto. Immancabile il pollo in carpione, ormai famoso, l’insalata russa fresca e il tonno di coniglio. Squisiti. Poi è il turno delle paste fresche e dei primi piatti. Se andate nella giusta stagione e siete fortunati vi arriverà la zuppiera fumante con un’ottima minestra di porcini. C’è ancora posto per i secondi e poi, per concludere, un vassoietto con diversi tipologie di dolci, tutto rigorosamente fatto in casa. Il caffè è inevitabile, basta un cenno perché Ornella vi porti una Moka profumata con il caffè appena fatto. Ha davvero un altro sapore. Tutto questo più ovviamente un po’ di vino: «Ventotto euro e non se ne parli più». Una trattoria del tutto particolare, che non si riduce certo alla moda del salame-taleggio-casoncelli (anche se quelli di Norberto sono ottimi).

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Il calore di un posto vero, dunque. Accogliente, pure se non si lascia facilmente etichettare in uno standard in cui si è, anche un po’ per moda, classificata la ristorazione. La trattoria di Norberto è autentica, e non segue per forza un’idea di cucina o servizio. Il livello è alto ma c’è qualcosa di più, qualcosa di cui ci si accorge solo guardandosi attorno, iniziato il pasto. Un luogo costruito un pezzo alla volta, con sincerità: le collezioni di pentole di rame raccolte e appese alle pareti, le stampe antiche, le console lungo i muri e il vecchio pianoforte all’angolo sopra un pavimento d’altri tempi. All’ingresso, le poltroncine ricordano una cartolina d’interni di una casa italiana degli anni Cinquanta e le vecchie radio da collezione sono messe in mostra perché belle e non già secondo un progetto di arredo accattivante. Il giardino esterno, poi, è una delle parti più piacevoli, rigoglioso e sempre fresco. Difficilmente ci si dimentica di questo posto e soprattutto dei volti sinceri di chi ci lavora. E io invidio chi ancora di voi deve avere il piacere di scoprirlo.

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