Passione in ogni angolo

Nel Covo, dove si annidano gli ultrà

Nel Covo, dove si annidano gli ultrà
13 Ottobre 2016 ore 02:45

Tutti sanno che gli ultrà hanno un Covo, ma, rispetto al totale della tifoseria atalantina, sono pochi quelli che ci hanno mai messo piede. Da 10 anni, i circa 500 metri quadrati situati a Campagnola, in via Stendhal, sopra il supermercato LD e a pochi passi dalla Lario Bergauto, sono il punto di riferimento logistico (e non solo) degli ultrà atalantini. Il Covo è aperto a tutti e si respira passione in ogni angolo.

La storia del Covo. I ragazzi della Curva Nord nerazzurra si ritrovano qui dal 31 ottobre del 2006 e tra pochi giorni verranno festeggiati i 10 anni dalla prima riunione. Questo spazio ampio e dotato di un doppio accesso era originariamente utilizzato come magazzino dalla Regione Lombardia. Grazie ai tanti sforzi degli ultrà, i lavori che sono stati effettuati negli anni lo hanno trasformato, rendendolo un luogo caldo e accogliente. A gestire ogni questione burocratica legata alle attività degli ultrà (dall’affitto del Covo alla documentazione per la Festa della Dea) è un’associazione culturale poco nota, ma nata appositamente a questo fine e denominata Atalanta Supporters.

 

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Come è fatto il Covo. L’ampio locale è un grande open space a forti tinte nerazzurre. Da fuori quasi non si nota, ma appena si entra il colpo d’occhio è forte. Sia le traversine in cemento armato del soffitto che le pareti sono infatti decorate da murales (l’ultimo è stato realizzato questa estate), fotografie, sciarpe storiche e targhe che regalano spunti e fanno affiorare ricordi. La parte più lontana rispetto all’entrata è quella dedicata al bancone del bar, lungo cinque o sei metri. È possibile bersi un veloce caffè così come godersi una fresca birra. È un locale vivo e coinvolgente, che trasuda passione e atalantinità. Ed è incredibile se si pensa che, inizialmente, qui non c’era niente. Gli artigiani che frequentano la Curva hanno messo a disposizione la propria professionalità per realizzare i bagni, la zona bar, l’impianto elettrico e quello idrico.

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Cosa c’è nel Covo. Il Covo viene anche usato come magazzino della Curva: quasi tutto il materiale utilizzato per le cucine della Festa della Dea è custodito qui, più precisamente nel retro del bar, dove, tra fusti di birra e bibite, ci sono padelle, griglie e chi più ne ha più ne metta. Lo spazio è anche dotato di sistema di riscaldamento e di poche finestre a ribalta da cui si vede Città Alta ma che non permettono di arieggiare molto il locale. Per questo motivo, gli striscioni vengono solitamente creati nel piazzale esterno o sulla rampa di accesso sul retro. Una parte del “materiale ultrà” viene invece tenuto in un secondo magazzino situato vicino all’entrata. Lì dentro si trovano stoffe e bombolette per gli striscioni, ma anche una decina di megafoni e tamburi. Nonostante molti siano convinti del contrario, il magazzino sotto la Curva Nord dello stadio è chiuso dal 1995 e gli ultras non vi hanno accesso.

Per chi ama la Dea, camminare nel Covo è emozionante. Ci sono alcuni striscioni storici legati a eventi particolari e le maglie giganti create per la stupenda coreografia esposta durante Atalanta-Lazio del 2013. E poi una cassa di legno. Al suo interno, l’emblema della passione nerazzurra: il mitico Bandierù. Gli striscioni del gruppo che di solito vengono esposti allo stadio e le bandiere stanno altrove, in «luoghi sicuri».

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Cosa fanno al Covo. La riunione del martedì è il momento clou della settimana. Chi vuole proporre un’idea o presentare un coro nuovo, può farlo quella sera. Ad avere in mano le redini organizzative, però, è il direttivo composto da circa una ventina di persone. Ogni membro della Curva ha il suo compito: c’è chi è addetto agli striscioni, chi al controllo del materiale, chi pensa alle bombolette. Quest’ultimo, ad esempio, deve sempre avere sotto controllo le quantità, così come gli addetti alla stoffa o allo scotch. Nel momento del bisogno non deve mancare nulla. L’unica attività che non viene gestita al Covo è il giornalino: se ne occupano in cinque e tutti gli altri scoprono i contenuti soltanto la domenica allo stadio, quando vengono distribuite circa 3mila copie de Sostieni la Curva.

Ma il Covo è vivo anche molte altre sere della settimana. L’organizzazione e la gestione del bar, l’ordine e la pulizia sono garantite da diversi volontari e il coordinamento è affidato alle donne. Le quote rosa interne alla Curva sono fondamentali per rendere tutto questo possibile. Parliamo di una ventina di ragazze che danno un contributo prezioso e unico.

Ciò che manca al Covo, in realtà, sono alcune comodità. Non ci sono divani o televisione, anche perché qui non si guardano le partite dell’Atalanta. Gli ultrà, com’è risaputo, in trasferta non ci vanno, ma questo posto rimane inviolato il giorno della partita. È una sorta di tradizione.

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Gli eventi del Covo. Dalla serata inaugurale alla presenza dell’allora tecnico nerazzurro Stefano Colantuono ad oggi, sono tante le serate organizzate dagli ultrà. Nell’ultima cena di Natale al Covo si sono radunate oltre 630 persone, mentre in occasione di Atalanta-Francoforte del 6 agosto scorso, i tifosi tedeschi si sono fermati qui fino a notte fonda insieme ai ragazzi della Curva. Quella sera sono stati consumati 35 fusti di birra. E l’elenco delle feste è decisamente lungo, se si considerano serate di beneficenza o semplici ritrovi tra amici. In tutto, ogni anno, ci sono almeno tre grandi eventi totalmente organizzati e gestiti dagli ultrà, proprio come ognuno di noi farebbe a casa propria. Dal punto di vista economico, tutto è calcolato e l’obiettivo minimo è sempre quello di coprire i costi. Chiunque sia passato dal Covo, giocatori e dirigenti della Dea di ieri e di oggi ma anche semplici tifosi, racconta di un ambiente coinvolgente e passionale. In 10 anni sono state fatte centinaia di riunioni a fronte di un’unica perquisizione delle forze dell’ordine: non fu trovato nulla di pericoloso. Anche gli scrupolosi accertamenti fiscali non hanno evidenziato irregolarità. Perché il Covo e gli ultrà, in realtà, sono molto di più di quello che tanti immaginano.

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