Il coro il 2 dicembre

I dieci anni dell’Hospice a Vertova Un bel ricordo di Luciana Radici

I dieci anni dell’Hospice a Vertova Un bel ricordo di Luciana Radici
02 Dicembre 2017 ore 09:30

In Valle Seriana molti ancora la chiamano la Pia Casa, a ricordo di un’origine e una storia che ne fanno una vera e propria istituzione sociale fra le maggiori in Bergamasca. In queste settimane la Fondazione I.P.S.Cardinal Gusmini di Vertova celebra il decimo compleanno dell’Hospice, realizzato nel 2007 all’interno dell’articolata struttura d’eccellenza socio-sanitaria presieduta da Stefano Testa. L’Associazione Volontari e Sostenitori dell’Hospice Vertova ha organizzato per sabato 2 dicembre un concerto del coro Legictimae Suspicionis, diretto da Donato Giupponi, che si esibirà nella Sala Polivalente che è da sempre prezioso trait d’union fra la comunità vertovese, le sue associazioni ed il piccolo, grande mondo della Pia Casa.

Un ricordo e un grande gesto. «La serata – conferma Stefano Testa  – sarà occasione per dedicare un grato ricordo alla compianta signora Luciana Previtali Radici, che fu tra i soci fondatori dell’Associazione Volontari Hospice Vertova e nominata da subito Presidente Onoraria. Avrò l’onore di ringraziare personalmente i figli Paolo, Maria Grazia, Brunella, Angelo e Maurizio per la vicinanza dimostrata in questi anni, ma anche per l’importante lascito testamentario di mamma Luciana in favore della Associazione».

 

Il coro Legictimae Suspicionis

 

Un gesto, come altri annunciati in questo anno seguito alla morte della signora Luciana, di grande e generosa sensibilità. Il direttivo dell’Associazione ha da subito destinato i cospicui fondi al finanziamento, per il secondo anno, di una figura infermieristica aggiuntiva all’Hospice, al fine di garantire un livello ancor più di eccellenza nell’assistenza dei malati. Ubicato in un nuovo corpo di fabbricato in fregio alla sede istituzionale della Fondazione, l’Hospice dispone di 12 posti letto accreditati e si rivolge a malati cronici, soprattutto oncologici, in fase avanzata di malattia.

Chi era Luciana Previtali Radici. Luciana Previtali Radici era nata a Bergamo il 13 dicembre 1925, figlia dell’imprenditore edile Paolo Previtali, e di Alessandra Ronzoni. Nel 1946 sposò il cavaliere del Lavoro Gianni Radici – scomparso nell’ottobre 2005 – dal quale ebbe, nell’arco di dieci anni, sei figli: quattro maschi e due femmine con 19 nipoti e 20 pronipoti. Una famiglia numerosa, a capo di uno dei gruppi industriali che hanno fatto la storia della Bergamasca, caratterizzata da un profondo radicamento ai valori del sociale e della famiglia. Luciana Previtali Radici dal 1998 al 2005 è stata presidente della Lega Italiana per la Lotta Contro i Tumori sezione di Bergamo.

 

 

Dal 2006 fu Presidente onoraria e fondatrice del Club Amitié sans Frontières delegazione di Bergamo, associazione umanitaria che fa capo all’ONU. Dal 1999 al 2002 è stata Presidente dell’Accademia Internazionale di Bergamo per le scienze mediche avanzate. Responsabile del Comitato Locale C.R.I. Val Gandino e MediaValle Seriana, ha avuto incarichi di rilievo nella Fondazione della Comunità Bergamasca, nel Comitato d’Onore UNICEF di Bergamo, nel Lions Club Bergamo le Mura e, come detto, nell’Associazione Volontari Hospice Vertova. A Leffe è stata presidente della Scuola Materna Beata Cerioli di Leffe e della Fondazione Radici a Savinesti-Neamt  Romania. Nel marzo 2008 ha ricevuto il premio Rosa Camuna della Regione Lombardia, e nello stesso anno la Lions Clubs International Foundation le attribuì la Melvin Jones Fellowship, la più alta onorificenza conferita dalla Fondazione. Nel giugno 2012 le fu conferita l’onorificenza di Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana.

 

Luciana Previtali Radici con Stefano Testa

 

«Luciana Previtali Radici – ricorda Stefano Testa a nome dell’Associazione Volontari dell’Hospice di Vertova – è stata un luminoso esempio di imprenditoria illuminata e di mecenatismo particolarmente attento al sociale. Porto nei miei ricordi le occasioni di incontro nella sua casa come momenti di aperto confronto sui temi del sociale. Alla concretezza tipica dell’imprenditrice, si univa l’interesse affettuoso (in assoluta riservatezza) delle necessità in cui potevano trovarsi persone e famiglie. In più occasioni ricordo le sue telefonate per sincerarsi delle condizioni di alcuni degenti. Una vicinanza “di cuore” che ben rappresenta quella dei nostri volontari, mai venuta meno anche quando la stessa signora Luciana ha dovuto affrontare la malattia. È stata, e rimane, un esempio di amore solare e caparbia tenacia».

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