Viva Bèrghem
Canonizzazione

Don Luigi Maria Palazzolo: un uomo vero che domenica diventerà santo

Padrone delle sorgenti di San Pellegrino, usò tutti i beni di famiglia per la povera gente. La madre: «Quel figlio mi morirà spiantato»

Don Luigi Maria Palazzolo: un uomo vero che domenica diventerà santo
Viva Bèrghem Bergamo, 13 Maggio 2022 ore 12:42

di Paolo Aresi

Quello che più colpisce di don Palazzolo è la modernità. Un giovane ricchissimo, di una delle famiglie più facoltose di Bergamo, che diventa prete e che da subito decide di mettersi al servizio dei ragazzi, degli orfani, dei più poveri. Che decide che le prediche debbono essere brevi e coinvolgenti, che dichiara che la catechesi va fatta in maniera vivace e pure divertente. Magari utilizzando anche i burattini. Che conosce la musica e compone nuovi inni religiosi attingendo alla tradizione operistica.

Palazzolo appare come un prete ben più moderno di tanti nostri contemporanei. Ma al tempo stesso tradizionalista. Per esempio in politica. A lui non importa dell’unità d’Italia, e qualcuno lo accusa di essere austriacante: ma per lui quel che conta è che non si facciano guerre, che i suoi giovani non partano per inutili carneficine. Che stiano bene, che stiano a casa, che lavorino o che studino. Modernissimo.

Luigi Maria Palazzolo era un cruccio per sua madre, che aveva perso tutti gli altri figli e pure il marito. Era rimasta sola, e ricchissima. I Palazzolo erano padroni delle fonti di San Pellegrino, gli Antoine (la madre) possedevano la più importante tipografia di Bergamo. Eppure la mamma si preoccupava tantissimo per quel figlio che si spremeva come un limone per gli altri e temeva che sarebbe morto povero come uno spiantato.

E andò proprio così. Il Palazzolo investì tutto l’ingente patrimonio in opere di bene, per gli ultimi degli ultimi, per quelli che nessun altro voleva accogliere. Rimase senza un soldo e ci furono giorni in cui lui e la sua prima suora, madre Teresa Gabrieli, non sapevano come sfamare gli orfani. Ce la fecero sempre, in realtà, perché, a un certo punto, la Provvidenza decideva che era ora di intervenire. Moderno, sì. Non volle che le sue suore mettessero chissà che abiti monastici e nemmeno il velo: le volle vestite con un grembiule grigio, come le operaie.

don luigi palazzolo

Fu un uomo di una fede immensa in un Dio che lui semplicemente definiva «l’adorabile infinito». Fu un uomo di speranza, di fede e di fragilità. Un vero uomo che conobbe momenti difficili, inquietudini, depressioni. Ne venne sempre fuori con forza. Aveva la consapevolezza del suo essere poco o nulla in confronto all’infinito eterno, così non si curava di quella che i suoi contemporanei consideravano dignità e non temeva di giocare e scherzare e di fare il giullare per coinvolgere i ragazzi e di chiedere aiuto a tutti, nella massima umiltà, mostrandosi con gli abiti logori di chi non bada a se stesso.

Papa Giovanni non vedeva l’ora di proclamarlo beato e ce la fece, circa due mesi prima di morire, quando venne riconosciuto il primo miracolo del Palazzolo. Il nostro pontefice era legato al Palazzolo anche perché ricordava di essere stato al suo paese quando le campane suonarono a morto e il parroco, don Rebuzzini, gli disse che a Bergamo era morto un santo. Era il 1886 e il futuro Papa aveva cinque anni.

Ora, finalmente, quel prete modernissimo e tradizionalista è riconosciuto santo dalla chiesa, il secondo miracolo è stato provato. Le sue suore, le suore delle Poverelle, sono in festa. Il suo oratorio, l’Immacolata, fondato dall’amico Giuseppe Greppi, è in festa. Dice don Nicola Brevi, attuale direttore dell’oratorio: «Andremo sabato e domenica a Roma per assistere alla canonizzazione, saremo in nove, otto giovani e me. L’idea è venuta da loro e io volentieri l’ho accettata. So che andranno a Roma le Poverelle e pure un gruppetto di persone della parrocchia. Io conoscevo molto poco il Palazzolo prima di arrivare in questo oratorio: poi è stata una scoperta importante, mi sono reso conto di che eredità preziosa lui sia per la città. Credo che vada studiato e riscoperto, la sua capacità educativa, pedagogica, la sua umanità, sono davvero sorprendenti».

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