Eccellenze cittadine

Donizetti adesso parla coreano Il conservatorio non si ferma più

Donizetti adesso parla coreano Il conservatorio non si ferma più
Viva Bèrghem 29 Maggio 2018 ore 05:30

Arrivano dalla Corea del Sud, dalla Cina, dal Giappone e hanno in mente tutti un nome: Gaetano Donizetti. Per questo scelgono Bergamo e il suo conservatorio. Nell’idea che abbiamo della nuova Bergamo indichiamo sempre università e aeroporto. Ma sarebbe bene prestare attenzione anche a questo “outsider”, questo concorrente di grandi capacità e tradizione, ma non abbastanza considerato. Che con la direzione di Emanuele Beschi è cresciuto in maniera sorprendente. Al punto da fare pensare che la nostra città possa pensare a un ulteriore motore di sviluppo, della sua vita culturale, ma anche economica. Tanto più che la collaborazione con i Paesi stranieri si sta intensificando.

 

 

Proprio due settimane fa il direttore Emanuele Beschi è partito per la Corea del Sud. Attualmente studiano nel conservatorio di Bergamo quattrocento allievi, cinquantasette sono gli studenti del biennio di specializzazione. Sedici di loro vengono dalla Corea, undici dalla Cina: ben ventisette, ovvero circa la metà del biennio di specializzazione. Ma perché dalla Corea a Bergamo? E che cosa ne penserebbe il fondatore del nostro conservatorio, quel grande Simone Mayr che tra i suoi primi allievi ebbe quel ragazzino di famiglia povera di nome Gaetano Donizetti? Proprio dalle sue Lezioni caritatevoli di musica nacque il nostro conservatorio, il secondo in Italia.

Dice il direttore, Emanuele Beschi: «Perché sono innamorati di Donizetti. Esiste una statistica degli autori più amati nel mondo, per quanto riguarda la musica lirica: Donizetti è il quarto, dopo Verdi, Puccini, Wagner. Amano il bel canto e il bel canto è rappresentato soprattutto dall’opera di Donizetti e di Bellini, ma il nostro compositore è il più apprezzato in assoluto. Amano la lingua italiana; loro, dalla Corea e dalla Cina, si rendono ben conto della bellezza della nostra lingua, della sua dolcezza, melodia. E allora sognano l’Italia». Emanuele Beschi è in partenza per Busan, in Corea del Sud, raggiungerà la Kosin University. Racconta: «È un viaggio importante, abbiamo già dei rapporti con loro, in particolare con tre studiosi. La proposta di collaborazione che ci è venuta dall’università di Busan è importante, è un po’ un culmine di un’apertura verso il mondo che abbiamo intrapreso da diversi anni. Abbiamo studenti anche da Russia, Etiopia, Cina, Brasile, Ecuador, Svezia, Spagna, Romania, Ucraina, Venezuela, Croazia, India, Stati Uniti e Svizzera».

 

 

Un conservatorio internazionale. Che meriterebbe una collocazione importante: non si è ben capito perché il conservatorio non sia stato destinato ad Astino, come si pensava all’inizio di tutto il lavoro di recupero dell’antico monastero. Spiega Claudio Pelis, presidente del conservatorio: «Oggi il conservatorio di Bergamo, Istituto musicale Donizetti, è ospite delle suore delle Poverelle, nelle aule della vecchia scuola elementare, in via Palazzolo. Una sistemazione ideale. Magari in attesa di tornare in Città Alta. Esiste la vecchia sede, la Domus magna della Misericordia Maggiore, dove abbiamo la Sala Piatti. Ma anche l’idea di Sant’Agata sarebbe importante, positiva. La legge 107 dà al conservatorio la possibilità di ottenere mutui da utilizzare per il restauro e la sistemazione di edifici pubblici, proprio come Sant’Agata».

Il conservatorio intanto cresce. Sta per scadere il secondo mandato del direttore Beschi, ormai a Bergamo da sei anni. Ma la speranza è che possa rimanere, anche perché la scuola musicale bergamasca si trova ad affrontare un momento di particolare importanza, il passaggio definitivo come istituto statale. Dice Beschi: «Sì, il conservatorio in questi anni è cresciuto e per il futuro speriamo che continuerà a crescere in maniera importante. Dopo il mio viaggio in Corea dobbiamo organizzarci per ospitare cento giovani della scuola musicale di Shanghai, faranno da noi la Summer School. Dormiranno in seminario». In seminario? Risponde Beschi: «Sì, è un luogo ideale…»

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 12 di Bergamopost cartaceo, in edicola fino a giovedì 31 maggio. In versione digitale, qui.

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