«Nel 2020 vogliamo andare a Cuba»

I Gioppini di Bergamo portano il nostro folclore fino a Dubai

I Gioppini di Bergamo portano il nostro folclore fino a Dubai
Viva Bèrghem 13 Settembre 2018 ore 18:07

Una “Tana” alla Celadina custodisce gli antichi canti, in dialetto e alcuni in italiano, e molte delle tradizioni folcloristiche bergamasche. È in questo luogo che si riunisce periodicamente, ogni venerdì sera, l’associazione culturale tradizionale, insieme al gruppo e alla banda folk, dei “I Gioppini di Bergamo”. «Ci ritroviamo tutti qui per provare i balli, eseguiti a coppie da sei uomini e sei donne, e le canzoni con cui ci esibiamo dal vivo durante festival e ricorrenze popolari. Il coro è a tre voci: gli alti, i bassi e le donne; l’orchestra è composta da fisarmoniche, mandolini, sassofoni, grancasse, contrabbassi, chitarre e diversi fiati come trombe, tromboni e bassotuba, tutti strumenti che suoniamo nelle sfilate, durante le quali siamo seguiti da comparse in costume. Nel corso delle prove e in scena siamo accompagnati dal nostro direttore artistico, il maestro Fabrizio Cattaneo», racconta Enzo Felotti, presidente dell’associazione da cinque anni e uno dei tenori del coro.

 

 

«Ciò che maggiormente ci sta a cuore, però, è riuscire a coinvolgere i giovani per trasmettere loro questo nostro patrimonio di cultura locale – prosegue –, perché nella maggior parte dei casi la tendenza tra i ragazzi è di interessarsi ad altro, col rischio che queste tradizioni vadano disperse e dimenticate. Purtroppo tra i giovanissimi registriamo una mancanza di attaccamento alla storia delle nostre origini, ma questo credo che sia un problema comune a tutti i gruppi folkloristici. Fortunatamente, è più facile coinvolgere i bambini dagli 8 ai 10 anni e questo ci fa ben sperare per il futuro». «Il nostro gruppo è iscritto all’albo dei Beni culturali ed è associato alla Fitp (Federazione Italiana Tradizioni Popolari), abbiamo più di cento anni di storia alle spalle e il nostro impegno è quello di tramandare i valori della nostra terra – prosegue il presidente –. Non si conosce la data precisa di fondazione, ma grazie a testimonianze fotografiche pubblicate su alcune riviste, tra le quali Redona, immagini del primo Novecento e Danze Popolari Italiane, si sa che il nostro gruppo è nato agli inizi del ’900 con il nome “Banda del Giopì”, nel quartiere di Redona. Inizialmente era composto solamente da elementi maschili e da una buffa orchestrina caratterizzata da strumenti a fiato e a percussione realizzati con materiali di uso comune riciclati come marmitte di auto e moto, tubi di ferro, canne fumarie delle stufe, imbuti, vecchi telai di biciclette, bidoni di latta e ogni arnese in grado di far rumore. Anche questi particolari sono parte della nostra storia. E, a questo proposito, mi piace ricordare una consuetudine del passato per la quale in occasione dei matrimoni gli amici degli sposi si riunivano sotto casa dei novelli marito e moglie, durante la prima notte di nozze, improvvisando un caotico omaggio musicale. Tutt’oggi conserviamo nella nostra sede questi strumenti insieme a un carretto che utilizziamo durante le parate. Questo tipo di attività viene tramandata anche a chi si associa a cui insegniamo come costruire questi strumenti in modo del tutto artigianale oltre al modo corretto per mantenerli in buono stato».

«Il nome dell’associazione deriva dai costumi tipici indossati dagli artisti che da sempre interpretano la maschera tradizionale bergamasca di Gioppino, un contadino vestito con un abito di panno verde, calze a righe bianche e rosse e la gozzaia intorno al collo, segno di una scarsa e inadeguata nutrizione. Dopo la pausa forzata dovuta al conflitto mondiale, a cavallo degli Anni ’50 la banda si è ricomposta nel rione di Borgo Palazzo sotto la guida di Rino Lorenzi e si è allargata arricchendosi anche della figura femminile della Margì, la compagna di Gioppino. Con la ripresa dell’attività la banda ha quindi assunto il nome di “Gruppo folkloristico i Gioppini di Bergamo” – continua Enzo Felotti – e, sotto la guida di Angelo Piazzoli, ha iniziato anche a partecipare a manifestazioni pubbliche, dapprima in ambito locale, poi anche fuori dal territorio, recandosi anche all’estero, ampliando il repertorio di canti e balli con l’aggiunta di canzoni tipiche anche di altre regioni. Ogni anno prendiamo parte a festival e spettacoli in varie parti d’Italia e in un’occasione abbiamo partecipato anche a un’audizione per il programma televisivo di Rai 1, Ballando con le stelle. Nel 2020 ricorre il nostro 70esimo anniversario di fondazione e, per celebrarlo al meglio, stiamo pensando di organizzarci per partecipare a un festival che si terrà a Santiago de Cuba».

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«Le nostre esibizioni all’estero ci hanno visto protagonisti sia in Europa sia negli Stati Uniti d’America e in America Latina, in Brasile e in Colombia – conclude il presidente –. Viaggiamo parecchio e questo rappresenta per noi motivo di grande soddisfazione, oltre che una piacevole opportunità per venire a contatto e per fraternizzare con altri popoli, conoscendo culture e tradizioni diverse. Di recente ci siamo esibiti in Provenza e in Polonia, a novembre saremo ospiti di un festival in Svizzera e nella primavera del 2019 abbiamo in programma una trasferta a Dubai. Tra le mete che abbiamo raggiunto in questi anni con i nostri spettacoli mi sono rimaste nel cuore Dublino e Nashville per l’accoglienza e il calore che ci hanno dimostrato le famiglie di cui siamo stati ospiti».

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