Orobie da amare

Giro tra il Baciamorti e l’Araralta

Giro tra il Baciamorti e l’Araralta
Viva Bèrghem 04 Luglio 2018 ore 07:30
Foto di Angelo Corna. In copertina, il rifugio Cesare Battisti.

 

Strani nomi le nostre montagne. A luoghi bellissimi vengono, molto spesso, associati nomignoli paurosi. Pensiamo al Pizzo del Diavolo, presente sia in Val Brembana che in Val Seriana, o alla Valle d’Inferno, sotto il Pizzo dei Tre Signori. Se ci spostiamo in Val Taleggio troviamo i monti Baciamorti e Araralta, a cui primo è legata una storia che parla di anime e defunti, che non mancheremo di svelare durante il percorso. Queste due bellissime montagne, che di pauroso non hanno assolutamente nulla, sono percorribili con un facile giro ad anello, accessibile a tutti e di grande soddisfazione, che si snoda nella verde e riservata valle da tutti conosciuta per il suo taleggio. Un luogo ancora di pace e tranquillità.

La partenza. Il via per la nostra escursione è il paese di Capo Foppa, frazione di Quindicina, in Val Taleggio. Imbocchiamo il sentiero CAI 153, che tra boschi di faggi e betulle prosegue con lieve pendenze nel il fitto bosco, fino alla bella Baita di Baciamorti, che raggiungiamo dopo un’ora di piacevole cammino. Il panorama inizia ad aprirsi e alla nostra sinistra appare il crinale che distingue le nostre due montagne. Proseguiamo in falsopiano e in pochi minuti raggiungiamo il famoso Passo Baciamorti, posto a metri 1540. Svariati segnavia indicano le possibili direzioni: a destra troviamo, con poco più di un’ora di cammino, il Monte Venturosa. A sinistra è invece ben segnalata la nostra prossima destinazione e l’ampia cresta che la contraddistingue. Con la sua leggenda.

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La storia del Passo Baciamorti. Sono principalmente due le leggende legate a questo strano toponimo, molto probabilmente alimentate anche dalle fantasia popolare e dai racconti tramandati negli anni da nonno a nipote. Parte del mistero è stato più volte raccontato da Tarcisio Bottani, famoso studioso di storia locale. Secondo Bottani, il Passo era un luogo di passaggio e terra di confine, punto di scontro tra le comunità dei due versanti, divise nella seconda metà del Settecento dallo Stato di Milano e della Repubblica di Venezia. Un faticoso accordo portò, più di 400 anni fa, alla delimitazione dei confini e alla posa di tantissimi di cippi in pietra, conosciuti come i famosi termenù. Secondo la tradizione popolare, il nome Baciamorti deriverebbe dall’antica consuetudine di trasportare attraverso il Passo i corpi delle persone della Valle Taleggio morte in alta Valle Brembana, dove si erano recate per lavoro, o viceversa, per seppellirli nei paesi d’origine. Al passo avveniva cosi la consegna del defunto al parroco e ai portantini incaricati di portare la salma alla località di destinazione. I parenti salutavano per l’ultima volta i propri cari, dandogli l’ultimo bacio d’addio. Da questa usanza sarebbe derivata l’ipotesi e quindi il toponimo Basamorcc, in italiano tradotto in Baciamorti.

 

 

Bernardino Luiselli fornisce invece un’interpretazione diversa, pubblicata nell’annuario CAI nel 2010. Attribuisce l’origine di questo nome all’interdetto voluto da Papa Paolo V, tra il 1606 e il 1607, contro la Repubblica di Venezia. L’interdetto comportava il divieto di amministrare alcuni sacramenti e di ottenere la sepoltura religiosa. A seguito di questa condanna, gli abitanti della Valle Averara, affinché i propri defunti ricevessero esequie cristiane, avrebbero deciso di seppellire i propri cari nella chiesa di San Bartolomeo di Vedeseta, posta nello Stato di Milano, esente dall’interdetto di Papa Paolo V. Il transito sarebbe avvenuto attraverso il passo, che avrebbe preso negli anni il nome di Pas di Morcc, divenuto poi per alterazione fonetica Basamorcc.

La cresta e le vette. Lasciate alle nostre spalle le antiche leggende che avvolgono il Passo continuiamo sul tracciato, che segue il filo della facile e larga cresta della montagna. Al culmine della salita troviamo la vetta del Pizzo Baciamorti, dove a quota 2009 metri trova posto una piccola madonnina, posata dal Club Escursionisti Arcoresi. Il panorama spazia sulle principali cime della Valtaleggio, sconfinando nelle giornate serene fino alla Valtellina. Il nostro percorso continua lungo la cresta, toccando la seconda elevazione delle giornata, contraddistinta da un piccolo omino di sassi posto sulla cima: siamo sul Monte Araralta (m.2006). Non possiamo che concederci una pausa e osservare lo splendido panorama sulla bella Valle e le sue montagne circostanti.

 

 

Il ritorno ad anello. Recuperate le energie, il nostro tracciato prosegue in direzione opposta, continuando lungo la larga cresta e scendendo fino ai pascoli che ospitano la Baita Cabretondo. In questo tratto ricalchiamo le orme del Sentiero delle Orobie, marcato dal segnavia CAI 101. Proseguiamo in falsopiano fino ad incrociare l’intaglio conosciuto come “Bocchetta di Regadur”, posta a metri 1853, e la poco distante Baita Regina, bivacco privato in posizione panoramica sulle vette circostanti. Abbandoniamo il Sentiero delle Orobie e la sua storia, imboccando il segnavia CAI 120 che, lungo un terreno piuttosto friabile conduce al Rifugio Cesare Battisti, privato, e al Rifugio Gherardi (m.1650), di proprietà del CAI di Bergamo e gestito dall’associazione Alpi Ande Due. Il panorama spazia ora sui Piani dell’Alben e i vicini Piani di Artavaggio, regalando uno sfondo con vista Grigne e Resegone. Dopo una meritata pausa, dettata più dai paesaggi che dalla stanchezza, possiamo ripartire sul facile sentiero, incrociando Baita Foppa Lunga (m.1560) e altre baite presenti ormai vittime del tempo. Tra scorci sui verdi pascoli e tratti nel silenzioso bosco raggiungiamo, dopo circa 40 minuti dal Rifugio Gherardi, il piccolo parcheggio di Capo Foppa, nostro punto di partenza.

 

 

Conclusioni. Questa escursione è facilmente accessibile a tutti e consente un panoramico giro ad anello nella bella e verde Val Taleggio, conquistando durante il tragitto la vetta di due montagne. L’intero percorso richiede circa 4 ore di cammino e tocca i 12,5 chilometri, con un dislivello positivo inferiore agli 800 metri. Il periplo può essere effettuato anche in senso contrario.

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