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Gli ex studenti dell’Istituto Leopardi la scuola che ormai non c’è più

Gli ex studenti dell’Istituto Leopardi la scuola che ormai non c’è più
24 Novembre 2018 ore 05:00

La scuola ha formalmente e definitivamente chiuso i battenti cinque anni fa, nel 2013, ma lo spirito leopardiano non muore mai. Anzi, si è rinnovato giovedì 8 novembre alla Trattoria da Giuliana di via Broseta con il festoso ritrovo di alunni e docenti dell’Istituto Tecnico per il Turismo Giacomo Leopardi, realtà che ha fatto un poco la storia degli istituti tecnici bergamaschi e che fu legalmente riconosciuta esattamente 50 anni fa, nel 1968. «È l’unica scuola del suo genere – recita un opuscolo d’epoca circolato fra i tavoli – esistente sul territorio bergamasco. Grazie alla collaborazione prestata nell’Istituto da esperti nel settore, è stato possibile uno studio più aderente alla realtà lavorativa, preparando i suoi allievi sempre più richiesti nelle agenzie di viaggio della nostra città e provincia. Lo studio, prettamente tecnico-pratico, è supportato da un accurato insegnamento linguistico a partire dal primo anno di corso. Ogni anno si effettuano viaggi d’istruzione all’estero e sul territorio nazionale, concepiti non come divertimento ma come momento di verifica della preparazione professionale, con lo scopo di avvicinare i ragazzi all’organizzazione del lavoro futuro».

 

[La vecchia sede del Leopardi]

 

A fondare “il Leopardi” fu il professor Luigi Tosetti, che avviò le prime classi in via Fratelli Calvi. Era una Bergamasca ancora inebriata dall’euforia del boom industriale, nella quale il must era rappresentato da una scuola che potesse offrire una preparazione adeguata per un turismo crescente che vedeva affermarsi i tour operator (il marchio Alpitour è proprio di quegli anni) e i viaggi “tutto compreso”. Per molte famiglie c’era in più la garanzia di una preparazione di alto livello (pur costosa, trattandosi di un istituto privato) utile anche per mansioni d’ufficio e di contatto con l’estero, magari nell’impresa di famiglia. Ecco allora che a materie specifiche come Trasporti (emissione manuale di biglietteria aerea, ferroviaria, marittima) e Tecnica Turistica (predisposizione di pacchetti di viaggio), fra le ore curricolari c’erano anche tre lingue straniere (inglese, francese e tedesco), diritto, economia, pubblicità e ragioneria. Una scuola che in massima parte raccoglieva iscrizioni da parte del gentil sesso, tanto che i maschi si contavano in ogni classe sulle punte della dita (di una sola mano). Il “Leopardi” resta a suo modo un’icona della storia cittadina e un segno del passaggio generazionale dell’intera città. Una prova? Nel marzo del 1972 un articolo de L’Eco di Bergamo segnalava un particolare record dell’aeroporto di Orio al Serio: ben 247 (yes, 247) passeggeri in un solo giorno. A corredo una foto degli allievi del Leopardi, partiti quel giorno per Roma. Dopo i primi anni in via Fratelli Calvi, la scuola ha avuto sede per qualche tempo in via Verdi e in via Camozzi, nel palazzo Pam, prima di trasferirsi nuovamente in via Gavazzeni, all’interno del Patronato San Vincenzo. Impossibile per molti non vedere un “segno divino” in quel «Amatevi a vicenda» che ancor oggi unisce due stabili: quello di sinistra ospitava le ragazze del Leopardi, quello di destra i ragazzi dei corsi professionali del Patronato. La scuola (acquisita dal gruppo Gestione Scuole) dopo alcune traversie cessò definitivamente nel 2013.

Il ritrovo degli ex allievi è qualcosa di più di un semplice momento di amarcord. C’è un’organizzazione molto accurata, garantita da Stefano Brignoli e Ilario Leidi, due ex allievi che gestiscono anche un attivissimo gruppo Facebook “Noi che l’Istituto Tecnico per il Turismo G. Leopardi di Bergamo…”. Ogni anno vengono organizzati un paio di eventi, con ritrovi a tavola ma anche in sontuose piscine o addirittura attraverso una mini crociera nel Mediterraneo. La serata tenutasi da Giuliana non ha mancato di stupire, con una settantina di ex allievi, salutati dalle ex docenti Minni Martin (storica insegnante di tedesco) e Maria Grazia Canali. I saluti da parte del preside Enrico Pellicioli (un passato da arbitro di Serie A nel basket e oggi qualificato globe-trotter negli angoli più sperduti del mondo) sono arrivati addirittura dalla Terra del Fuoco, a pochi passi dall’Antartide. Fra i “più alti in grado” c’era Stefano Paissoni, diplomato nel 1973 (i primi diplomi furono consegnati l’anno prima). Ai tavoli un fiorire di ricordi, alla ricerca di volti e storie di compagni passati (in qualche caso, ahimè, anche a miglior vita), del segretario Magni, delle addette d’ufficio Brunella e Sandra, degli assistenti scolastici Luigi e Mariella. Impossibile dimenticare le dispense di tedesco del professor Vailati, gli incomprensibili film in lingua straniera, i viaggi d’istruzione in ogni angolo d’Europa, il piccolo spaccio con focacce e brioches preso d’assalto all’intervallo. Stefano e Ilario hanno distribuito i diplomi di benemerenza a chi per primo ha partecipato al raduno e si sono sprecate le foto “leopardate”: giocando sul doppio senso del nome del poeta e dell’animale, il “dress code” dei leopardiani (cappellino e non solo) è infatti all’insegna dell’animalier.

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Il primo incontro fra ex allievi si è svolto nel 2002, e ormai sono stati superati abbondantemente i cinquanta incontri. Sulla grande torta proposta da Giuliana campeggiava un 62, frutto di un innocente malinteso: Stefano pensava al numero dei presenti, Giuliana al decoro del dolce. Al “Leopardi” qualcuno ha conosciuto l’uomo della propria vita, altri hanno posto le basi di grandi fortune professionali. Altri ancora oggi vincono premi letterari, vivono e lavorano nelle maggiori città del mondo. Tutti e per sempre restano… leopardiani.

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