L'inaugurazione pochi giorni fa

Halibut Gioielli in via Pignolo Un nuovo unconventional brand

Halibut Gioielli in via Pignolo Un nuovo unconventional brand
01 Dicembre 2015 ore 08:20

Halibut è il nome di un pesce californiano dalla sonorità accattivante e dal 26 novembre, giorno dell’inaugurazione del negozio pilota di Bergamo, anche un nuovo brand di gioielli. Può sembrare un’associazione strana, eppure può bastare una sonorità piacevole per creare un mondo nuovo, carico di significati e di bellezza. Halibut Gioielli nasce da tre sillabe che rimandano alla vastità del mare, stilizzate in un pesciolino con tre bolle d’aria che salgono verso l’alto.

Le pietre naturali la fanno da padrone, immaginate singolarmente o disposte in lunghe file colorate, come raccontano le prime collezioni: «Gli uomini si ornavano fin dall’antichità – inizia così la spiegazione di Agar Bugini, unica designer di Halibut Gioielli – io ho pensato a un bracciale che potesse essere portato sia da uomini che da donne, sia sull’abito elegante che con jeans e felpa, un accessorio trasversale che potesse accompagnare nella vita di tutti i giorni».

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Se i lapislazzuli, con la loro tonalità di blu intenso, sono le gemme che meglio rappresentano il marchio, non mancano all’appello nemmeno il turchese, il corallo, la madreperla naturale, la malachite, l’ametista, la tanzanite, l’occhio di tigre, il quarzo rosa, l’onice e tanti altri ancora, uniti da una catenina d’argento (e non da un cavetto, come solitamente accade) per resistere al tempo e all’usura. «Comunque non bisogna illudersi: non siamo noi a scegliere le pietre, ma sono loro a scegliere noi! – sostiene Agar – Su ogni bracciale è montata una medaglietta d’argento col logo. Inoltre, la maggior parte degli accessori prevede una doppia chiusura: un cerchietto dove incastrare la barra d’argento e, per chi avesse bisogno di stringerlo un po’ di più, un occhiello a forma di pesce stilizzato, ma la vera chicca è la presenza di una pallina d’argento in cui sono incastonati tre zaffiri, che rappresentano le bolle d’aria».

Nulla è lasciato al caso: «Prima di lanciarmi in questa nuova avventura, ho fatto tanta ricerca su tendenze, mode e prezzi, passando per l’analisi della concorrenza – continua la designer, che a soli 41 anni è già forte di un’esperienza  lunga 4 anni da Pomellato e 12 anni da Damiani – un lavoro che è andato di pari passo con quello di Daniela Trampini, addetta allo stile e alla produzione. Oltre alla fase di studio, ogni gioiello ha superato un test di comodità per abbinare l’esclusività alla praticità». A render ancora più preziose le linee di Halibut è la presenza di Agar in negozio, per personalizzare i gioielli in base a esigenze o ricorrenze particolari: «Oltre alle commesse, ci sarò anch’io nella saletta in fondo, per realizzare modelli su misura, magari mischiando le pietre in modo inedito o su richiesta dei clienti, magari inserendo 7 pietre per simboleggiare i 7 anniversari di chi vuole fare un dono al partner, in occasione di San Valentino o altri casi del genere».

 

 

Lo spazio di via Pignolo rispecchia fedelmente l’immagine del brand, con le pareti color sabbia e le teche sospese, come se fluttuassero nell’aria. Il merito va all’architetto Enza Consonni, che ha saputo immaginare e trasformare un’ex-macelleria, di cui restano due tori sulla facciata storica, nonché ex bottega di artigianato, in una boutique di grande classe, che suggerisce fin dal primo impatto il mood aziendale. «Oltre allo studio delle tonalità, mi sono concentrata sui materiali, mischiando sensazioni femminili e maschili – spiega l’architetto – ho alternato la freddezza del ferro al calore del legno». Nello specifico, gli arredi sono stati realizzati in finiture a effetto legno bronzato dal Gruppo NewSystem di Cazzano Sant’Andrea (Bergamo), mentre le sagome di pesce che nuotano sulla parete sono in granito Matrix, frutto dell’azienda Alimonti. «Ho progettato personalmente anche l’illuminazione del negozio e la vetrina con i gioielli esposti su un ripiano, ma liberi dalla teca – specifica Enza – così come le orchidee Vanda vere che pendono dal soffitto e i cavi elettrici rivestiti di seta».

Non c’è nulla, in questi 50 metri quadrati, che non faccia trasparire la forza della fusione tra sapienza artigianale e creatività innovativa. Il made in Italy è il marchio di fabbrica che sarà esportato nel mondo: oltre al monomarca bergamasco, infatti, nei prossimi anni sono previste nuove aperture a Milano e a Londra (probabilmente in zona Chelsea), ma non solo! Nei piani per il futuro c’è anche la Polonia, con un’attenzione particolare alle città di Lodz e Varsavia e, oltreoceano, a Miami, Orlando e New York.

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Un lavoro di squadra ben riuscito, dove ogni testa dedica anima e corpo al fine comune di nome Halibut. Anche l’inaugurazione è stata un evento del tutto particolare: «Siamo stati coinvolti in un progetto di comarketing – illustra Monica Vitale, chef del ristorante Ristoro Pugliese di via Tasso 96 –  oltre a noi, anche la Pasticceria Salvi, il Caffè Borgo del Tasso, il Marienplatz e Locatelli Fiori, hanno partecipato all’apertura del punto vendita offrendo allestimenti e prelibatezze a tutti i presenti». Una sinergia speciale quella che ha scatenato Halibut Gioielli al grido di “tutti per uno e uno per tutti”.

 

[Foto © Matteo Mottari]

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