Splendidi manufatti medicei

I 5 arazzi di Santa Maria Maggiore che raccontano l’infanzia di Gesù

I 5 arazzi di Santa Maria Maggiore che raccontano l’infanzia di Gesù
06 Gennaio 2016 ore 03:00

[Grazie a Cinzia Castelli e alla Fondazione MIA]

 

Luminarie, alberi e presepi, viventi o no, sono elementi fondamentali per vivere e immedesimarsi ulteriormente nel Natale, ma la solennità e la poesia della nascita del Redentore han trovato la loro raffigurazione, lungo i secoli, anche in santelle, cappellette, oratori, santuari e chiese. Qui, un po’ ovunque, si possono scovare dipinti raffiguranti immancabilmente una Madonna con bimbo o una capannina con bue e asinello, il bimbo in fasce a fianco della Vergine a sua volta accudita dall’inseparabile canuto, e forse un po’ acciaccato, Giuseppe, la cui iconografia è rimasta ben salda per parecchi secoli, a garantire la verginità mariana. Un quadretto ben noto a tutti, idilliaco e carico di simboli e significati, anche se povero ed essenziale.

Se si volesse restare meravigliati e vedere in sequenza gli episodi più importanti del principio della Buona Novella, vi invitiamo a salire in Bergamo Alta e ad affacciarvi nel nostro tempio civico che è la Basilica di Santa Maria Maggiore, dove schierati alla parete avete i nove (otto, per ora) arazzi dedicati all’antologia mariana, in omaggio alla dedicazione della Basilica.

 

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Breve storia dell’arazzo. L’arazzo era un manufatto attestato sin dall’XI secolo, tessuto su telai verticali o orizzontali. La lavorazione era lenta e paziente e si basava sulla riproduzione a tessuto di un cartone preparatorio, da cui si potevano trarre più repliche. Il tessuto utilizzato era la lana, a cui si aggiunsero anche fili di seta e fili d’oro per impreziosire il prodotto finale. I colori impiegati avevano un’origine vegetale ed animale e quelli base erano il blu, il rosso, il giallo, il marrone e il verde, nelle loro varie tonalità.

Prima che divenisse un mero apparato decorativo per chiese ed edifici pubblici o privati, l’arazzo (o drappo, per qualcuno) era utilizzato semplicemente per rivestire le malconce pareti monocrome o sbocconcellate di vetusti edifici medioevali, in occasioni di feste o cerimonie o parate militari, o anche solo per isolare gli edifici e rendere i locali interni un pochino più caldi. Spesso questi arredi erano semplicemente noleggiati per un periodo di tempo predefinito e poi tornavano arrotolati all’arazziere, pronti per un successivo prestito. Fino a quando non si inserirono a pieno titolo tra gli arredi mobili.

 

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Gli arazzi di Santa Maria Maggiore. La decisione di rivestire le pareti della Basilica risale al 1580, quando i reggenti della MIA (Opera Pia di Misericordia Maggiore oggi Congregazione) iniziarono a commissionare ben 25 arazzi, affidati a tre diverse scuole: quella fiamminga e quella medicea cinquecentesche e quella fiamminga di fine Seicento, che completerà la serie con l’ultimo arazzo, esposto nel 1701 sulla controfacciata della chiesa, dove tuttora campeggia.

Per il periodo che stiamo vivendo, è la serie fiorentina di manifattura medicea che ci interessa più da vicino, intitolata Storie della Vergine e dell’Infanzia di Cristo, realizzata a Firenze su cartoni del pittore Alessandro Allori (Firenze 1535-1607 – l’autore dell’Ultima Cena di Astino ora in Palazzo della Ragione) e giunta a Bergamo in tre tranche, dal 1583 al 1586.

Gli episodi della Natività, dell’Adorazione dei Magi e della Fuga in Egitto inizialmente erano conservati nella casa del Priore della Basilica e venivano esposti solo durante la Solennità, per poi iniziare ad essere esibiti permanentemente dal 1611 circa, insieme agli altri, tra cui la Circoncisione, che si colloca a pieno titolo con gli altri tre in questi giorni festivi.

Le loro dimensioni sono considerevoli (dai 25 ai 39 metri quadrati, solo la Visitazione è “piccola”, con i suoi 6 metri quadrati) e tutte le scene in cui abbonda la vegetazione sono inserite in una cornice con dei puttini che reggono frutta e verdura: lungo i lati delle bordure i fregi al centro sono interrotti in alto e in basso da medaglie e cornici con all’interno la colomba simbolo dello Spirito Santo o episodi che testimoniano simbolicamente la caduta delle potenze pagane, mentre ai lati compare la sigla MIA a testimoniare la commissione fatta dalla Misericordia Maggiore all’Arazzeria Medicea. Anche in questo modo, vogliamo rinnovare i nostri auguri per una buona Epifania.

 

L’Annunciazione a Maria

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In questo arazzo si è deciso di rappresentare due episodi distinti. La composizione infatti è divisa in due. Sulla sinistra c’è la scena della tentazione del serpente del Paradiso Terrestre, scena che occupa circa un terzo dello spazio totale. Sui rimanenti due terzi compare l’episodio dell’Annunciazione. Ai piedi dell’albero abbiamo Adamo ed Eva; sul tronco del melo in serpente si attorciglia, la sua metà superiore però è rappresentata con il busto di una donna. Per terra, vicino al tronco, un teschio richiama il peccato originale con la conseguenza della morte.

Sulla destra, invece, l’episodio dell’Annunciazione si svolge al chiuso. La Vergine Maria è al centro della sua stanza inginocchiata con le mani tese verso l’angelo Gabriele, in atto di obbedienza. Sulla soglia della stanza, inginocchiato su di una nuvola in mezzo a due colonne, Gabriele è fermo con le braccia incrociate sul petto. Il letto a baldacchino di Maria è intatto. Davanti a lei un cesto di panni. Sullo sfondo una tenda spostata ci fa intravedere la biancheria sistemata all’interno di un armadio. In primo piano, quasi verso lo spettatore, un vaso accoglie al suo interno tre gigli fioriti. In alto una nuvola entra nella stanza, sei testine di angeli fanno da contorno alla colonna dello Spirito Santo che illumina Maria con un raggio di luce.

Nella medaglia del fregio, vi è raffigurata in basso la scala di Giacobbe. A destra, la presentazione al tempio di Maria. A sinistra, l’incontro di Maria con Elisabetta. Nelle due medaglie laterali compare la scritta MIA.

 

La Natività di Gesù

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Molto probabilmente, come risulta dai documenti conservati a Firenze, fu il primo arazzo della serie, realizzato nel 1583. Quasi certamente il cartone fu interamente disegnato da Alessandro Allori. Insieme all’Adorazione dei Magi e La fuga in Egitto, che hanno la stessa metratura, è il primo a giungere in Basilica. L’arazzo ha subito un intervento di restauro iniziato a gennaio e conclusosi a dicembre del 2001.

Sulla sinistra si vede la stalla dove al suo interno ci sono l’asino, il bue e un pastore che guarda verso il bambino. Giuseppe, seduto al limite della costruzione, alza lo sguardo al cielo dove gli angioletti reggono un festone con la scritta «Gloria in eccelsis Deo». Maria osserva con devozione Gesù adagiato su di un velo retto da una donna. Davanti alla stalla uomini e donne, con cesti ricolmi di cibo, si prostrano davanti al neonato, al loro fianco un cerbiatto e tre cani osservano la scena. Sullo stesso piano della stalla, un pastore è intento a suonare la zampogna. Al centro della composizione, l’angelo del Signore che ha chiamato a raccolta il pastori, indica la scritta che appare in cielo. Un raggio di sole si dirige sul Bambino Gesù, che a sua volta irradia luce dal viso. La scena, come per tutti gli altri arazzi tranne che per la Visitazione, è racchiusa da una cornice con dei puttini che reggono frutta e verdura.

Su ogni lato, in mezzo al fregio, vi sono delle medaglie: in quella in alto vi è rappresentata la colomba, simbolo dello Spirito Santo; nel medaglione in basso, la caduta delle potenze pagane. Nella medaglia di sinistra è rappresentato il salvataggio di un bambino; in quella di destra la Sibilla Tiburtina indica ad Augusto la Vergine Madre. Nelle due medaglie laterali è tessuta per quattro volte, due per parte, la sigla MIA.

 

L’Adorazione dei Magi

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È uno dei primi tre arazzi realizzati nel 1583 per Santa Maria Maggiore, su cartone di Alessandro Allori. Dal gennaio 2001 al luglio 2002 l’arazzo ha subito un intervento di restauro.

La scena si svolge sulla soglia di una casa (sulla destra dell’arazzo) dove Maria mostra ai tre Magi suo figlio Gesù; il primo inginocchiato bacia la mano del Bambino, mentre tiene posato a terra il dono che ha portato con sé; alla sua sinistra il secondo Magio, raffigurato nell’atto di inchinarsi, tiene con la mano destra il suo dono; dietro di loro il terzo anche lui inginocchiato tende il dono verso Gesù. La scena è contornata da varie persone: sulla sinistra due servitori sono intenti a governare i cavalli; sulla destra un uomo, forse Giuseppe, ed una donna sulla soglia alle spalle di Maria assistono all’Adorazione; in secondo piano due donne stanno giungendo con cesti di frutta. Sullo sfondo dell’arazzo un gruppetto di persone con i loro animali sembra disinteressarsi di quello che accade.

Anche questa scena, come quella dell’arazzo precedentemente descritto, è racchiusa in una cornice con quattro medaglie: in alto c’è la stella che ha guidato i tre Magi dal bambino; in basso i tre doni oro, incenso e mirra offerti a Gesù, sono posati su di un altare. Nelle medaglie laterali del frego a sinistra vi sono delle navi in fiamme, a destra una scena di naufragio o  di sommersione. Anche in questo caso nelle medaglie laterali vi è tessuta la sigla MIA.

 

La Fuga in Egitto

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È il terzo dei primi tre arazzi arrivati in Basilica, dove è certa la mano di Alessandro Allori per la realizzazione del cartone nel 1583. La composizione dell’arazzo risulta ricca di vegetazione nella parte in alto a sinistra. Nascosti fra le palme, che rievocano il paesaggio della terra d’Egitto, si intravedono due leoni che tranquillamente accucciati, osservano il passaggio della piccola carovana. Nei vangeli apocrifi viene citato l’episodio in cui le fiere feroci si accovacciano riconoscendo il piccolo Gesù.

In primo piano sulla sinistra la Sacra Famiglia sta ormai giungendo in Egitto. Le steli in alto a destra infatti ci indicano che ormai la meta è vicina. Sull’asinello Maria è seduta con in braccio Gesù, davanti a loro Giuseppe guida la carovana reggendo la briglia dell’asino mentre osserva il panorama. Dietro l’asino ci sono due angeli: il primo è intento a raccogliere dell’acqua in un recipiente; il secondo angelo, collocato sempre alle spalle dell’asinello, porge un cesto di frutta alla Madonna, con l’evidente intento di rifocillarla e per aiutarla a sopportare la terribile calura del deserto egiziano. Sempre nei vangeli apocrifi, Gesù fa chinare una palma per raccoglierne i frutti e farne sgorgare acqua dalle radici per dissetare la Vergine Maria. Il terzo angelo è nascosto fra la fitta vegetazione, quasi come volesse indicare il percorso che la famigliola deve seguire per concludere il suo viaggio. Nella zona centrale dell’arazzo, vicino all’angelo che indica il cammino, sono rappresentati degli animali esotici.

Nella medaglia in alto, in mezzo al fregio, sembra esserci raffigurato un gruppo di rovine; a sinistra una scena ricorda la strage degli innocenti. Nella medaglia in basso, un tempio in rovina richiama l’episodio della caduta degli dei. Nella medaglia di destra un episodio di lotta. Anche in queste due medaglie laterali compare la scritta MIA.

 

La circoncisione di Gesù

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L’arazzo arrivò a Bergamo alla fine del 1584. Anche per questo cartone fu determinante l’aiuto degli allievi dell’Allori, Butteri e Pieroni. Nel corso del 1999 l’arazzo è stato sottoposto a un intervento di restauro. La composizione è ricca di personaggi che affollano la scena. Nella parte centrale dell’arazzo un uomo, quasi certamente Giuseppe, tiene per le spalle Gesù adagiato su uno sgabello. Davanti al tavolo un sacerdote, con il coltello in mano, è rappresentato nell’atto di circoncidere Gesù. Alla sinistra del sacerdote, una donna inginocchiata osserva la scena porgendogli un piatto con due ampolle. Sulla destra del tavolo, appoggiato su di un seggio, un libro aperto ci ricorda la tradizione ebraica di circoncidere un bambino trascorsi otto giorni dalla sua nascita. Tutt’intorno uomini e donne osservano lo svilupparsi dell’azione.

Nelle medaglie del fregio perimetrale vi sono scene che sviluppano il concetto del battesimo come purificazione: il alto il lebbroso Nàaman, che poi fu guarito nel Giordano, si presenta al re d’Israele. A sinistra il profeta Isaia promette la guarigione al re Ezechia. Nella medaglia in basso Anania ridona la vista a Saulo. Nella medaglia di destra Gesù battezzato nel Giordano. Nelle due medaglie laterali, come di consueto compare la parola MIA.

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