10 frasi in bergamasco

Il nuovo decreto in vigore dal 4 maggio? Gh’ó capìt dét negót (non c’ho capito niente)

Il nuovo decreto in vigore dal 4 maggio? Gh’ó capìt dét negót (non c’ho capito niente)
29 Aprile 2020 ore 11:52

di Vecchio Daino

Ci aspettavamo forse una riapertura più decisa, ma i contenuti dell’ultimo DPCM non sembrano cambiare più di tanto la situazione. Tra l’incudine dei problemi di bilancio familiare e il martello del rischio di ammalarsi, cerchiamo comunque di affrontare questa situazione, di cui avremmo volentieri fatto a meno. E cerchiamo d’interpretare il non semplicissimo decreto.

1. L’è cambiàt negót

«Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi», scriveva Tomasi di Lampedusa. Le ultime disposizioni sembrano ispirate a questo principio, oltre che a una sana prudenza che per noi non guasta mai. [Trad. Non è cambiato niente]

2. Di parécc ‘ndó mia stèss


Le polemiche e le successive specifiche legate all’interpretazione del termine «congiunti» hanno ravvivato le bacheche dei social. Non per quei bergamaschi che vedono i propri parenti come il fumo negli occhi. [Trad. Dai parenti non vado ugualmente]

3. I s-cècc i mèt mia la mascherina


Il fatto che anche i piccoli debbano indossare i dispositivi di protezione individuale lascia perplesse le madri che già si vedono al parco, a rincorrere il figlio con la mascherina in mano, già duramente provate dalle lezioni a distanza. [Trad. I bambini non mettono la mascherina]

4. L’è amò tròp prèst


L’epidemia dalle nostre parti ha colpito troppo duramente per pensare di essercela lasciata alle spalle. Per questo molti di noi non fremono all’idea di una riapertura affrettata. [Trad. È troppo presto]

5. Ndaró a caminà


Una delle privazioni che più abbiamo sofferto è la limitazione delle camminate ai 200 metri di lontananza dalla propria abitazione. Adesso almeno i sentieri dei nostri monti potranno ridarci un po’ di serenità. [Trad. Andrò a camminare]

6. Gh’è ön’ótra certificassiù

Qualcuno ha perso il conto del numero di autocertificazioni necessarie, altri hanno stampato solo la prima copia, altri ancora non l’hanno mai né avuta né usata. Sta di fatto che è diventata il simbolo di un periodo che vorremmo dimenticare. [Trad. C’è un’altra certificazione]

7. Gh’ó capìt dét negót


Amanti dell’estrema sintesi, fatichiamo a seguire discorsi che non siano ridotti all’osso. Forse per questo ci distraiamo e non riusciamo a cogliere alcuni dettagli. Per fortuna ci sono sempre gli amici, o i sindaci, a tradurre in atti pratici i decreti. [Trad. Non ho capito niente]

8. La bici l’éra dré a fà rösen


Anche gli amanti delle due ruote potranno riprendere a pedalare, seppure non in gruppi ma da soli, o quantomeno alla giusta distanza. Molti ciclisti ringrazieranno, molti automobilisti anche. [Trad. La bici si stava arrugginendo]

9. La spésa mè sèmper fàla ché


Le donne, o gli uomini, di casa speravano finalmente di potersi recare nel supermercato preferito, ma sembra proprio che non sia così, anche se non c’è un riferimento specifico. L’appuntamento con gli scaffali più amati è solo rimandato. [Trad. La spesa si fa sempre qui]

10. La é lónga per ol barbér


Chiome da cavernicoli, barbe incolte e canizie indesiderate sono alcune delle conseguenze della clausura prolungata. Resta però sempre l’alternativa del fai da te. Tanto, con ogni probabilità, gli eventuali danni non saranno visibili per un bel po’. [Trad. Verrà lunga per il barbiere]

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