In centro e in diversi quartieri

La Bergamo delle torri un tesoro che non conosciamo

La Bergamo delle torri un tesoro che non conosciamo
Viva Bèrghem 02 Settembre 2018 ore 02:30

Sono ancora intorno a noi e sono tante, e nemmeno ce ne rendiamo conto. Stanno nel cuore della città e nella sua periferia, e le loro pietre raccontano secoli di storia. A saperle ascoltare. Sono le torri della città, e sono tante. Certo, ci viene subito in mente la torre del Gombito, in Città Alta. Il Campanone, maestoso, magari la Torre di Adalberto, verso Colle Aperto. Ma la maggior parte di loro sono dimenticate. Perché non studiarle, perché non riscoprirle? Rappresentano un tesoro di storia, di cultura. Magari anche un’idea nuova per il turismo.

Sono tutte torri gloriose, sopravvissute a un periodo di storia di Bergamo che proprio glorioso non era. Dopo l’età comunale, iniziò quel periodo di scontri, litigi, faide, violenze fra le maggiori famiglie bergamasche che portò la popolazione all’esasperazione, fino all’arrivo del grande pacificatore, Bernardino da Siena, e dello Stato che avrebbe garantito un po’ di tranquillità e di ordine alla nostra terra: la Serenissima Repubblica di Venezia. Torri di avvistamento, torri che facevano parte di fortilizi, torri rimaste di castelli che non ci sono più, torri costruite nel medioevo, anche prima dell’anno Mille, altre addirittura di origine romana. Ancora oggi le troviamo in diversi quartieri di Bergamo. Molte di loro facevano parte di una rete difensiva, un avamposto delle mura che difendevano la città, e si trovavano al margine della pianura, magari in luoghi appena rialzati, come il Polaresco. Potevano comunicare a vista una con l’altra e gli eventuali allarmi venivano trasmessi in tempi brevi da un capo all’altro del territorio.

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Parla l’esperto. Renato Ferlinghetti è docente di geografia nella nostra università, conosce il territorio bergamasco come le sue tasche. Forse meglio. Racconta: «Queste torri nacquero a scopo difensivo, erano piccoli baluardi a difesa del territorio, nacquero in epoca molto antica, in effetti alcune possono essere di origine romana o altomedievale. Quando la situazione storica si fece più calma, allora si verificò una trasformazione urbanistica: le torri divennero in alcuni casi parte di insediamenti agricoli, di cascine. Infatti, sono numerose le torri attorno a Bergamo che sono inglobate in costruzioni rurali. È una trasformazione che si verificò soprattutto con l’arrivo della pace veneziana, di uno Stato ben organizzato che garantiva l’ordine, cioè il rispetto dei diritti e dei doveri».

Renato Ferlinghetti parla in questa calda giornata di luglio e mostra delle immagini. Dice: «Ecco, questo è un esempio tra i più illuminanti, quello dell’insediamento del Baio, tra Bergamo e Gorle. Qui vediamo le tre fasi storiche: c’è la torre, inglobata nella cascina, prima e seconda fase. Ma si vede anche la terza fase: la villa accanto alla cascina. Fu lo sviluppo ulteriore, dal Seicento, quando sorsero ville padronali dei signori che in estate lasciavano Città Alta per andare in campagna. Erano le case di vacanza di un tempo. Ne vediamo anche in via Gasparini a Boccaleone, in via Rovelli (Villa Gargana). Baio è un nome che ha radice simile a “Bado”, “Badare”, quindi un luogo dove si controllava il territorio…». Purtroppo l’insediamento storico del Baio, torre, cascina e villa neoclassica, sono completamente lasciati andare. La villa venne vincolata dal ministero nel 1988, l’idea era di salvare questo insediamento, ma la realtà è lo sfacelo. Una macchia per Bergamo. La villa fu costruita nel Seicento, ma il celebre Simone Elia venne chiamato a ristrutturarla in forme neoclassiche al principio dell’Ottocento.

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Andiamo a cercarle. Diamo uno sguardo alle torri di Bergamo. La prima è una delle torri dell’antico castello di Campagnola, che ancora oggi, nonostante gli interventi irrispettosi di ogni tipo compiuti negli anni, è possibile vedere, vicino alla Morla e alla chiesa. Questo castello fu modello per quello di Malpaga, del Colleoni. Poi c’è la torre di via Gasparini, a Boccaleone, protagonista di vicende molto cruente nel medioevo; la torre fu assediata e incendiata al principio del XV secolo e poi dimezzata e quindi ricostruita. Divenne poi parte di un cascinale e oggi è sede degli alpini. Passiamo alla cascina di Spalenga (in via Daste e Spalenga, verso Celadina) con la roggia Guidana; la torre rimane sulla destra (la vediamo meglio in un’immagine successiva): costituiva un insediamento importante della Bergamo medievale, esistevano in questi luoghi anche dei mulini che sfruttavano la forza dell’acqua della roggia. Poi il Polaresco, vicino a Longuelo: si intravede la torre, antichissima, secondo alcuni esperti, tra quelle di origine romana. Il cascinale fortificato, posto su una piccola altura, è stato ristrutturato di recente, e trasformato in residence. Arriviamo quindi a Boccaleone: si notano la presenza della torre e l’aspetto fortificato del borgo, in parte distrutto nei primi Anni Sessanta per fare posto al viadotto. Segue una torretta in via Gasparini, accanto un affresco, forse del Seicento, con il miracolo di Caravaggio. Una torre verso Curnasco, ben tenuta (e in vendita!) che oggi si trova all’interno di un complesso residenziale frutto della trasformazione recente di un cascinale antico; sotto la torre si trova la confluenza di due rogge, molto probabilmente in questo luogo si trovava anche un mulino. Ci trasferiamo a Loreto, in via Goethe, all’incrocio con via Corpo di Liberazione, una torre appartata, anch’essa diventata parte di un cascinale. Giriamo a sinistra ed eccoci a Longuelo dove si trova questo resto di torre mozzata, ma ben conservata. Ancora un passo a sinistra e ci troviamo in uno dei luoghi più incantevoli di Bergamo, nella valle di Astino: ecco la torre che stava all’inizio della valle, come un avamposto dell’antico convento; è stata ben sistemata e pietre e finestre richiamano in modo evidente il periodo medievale. Accanto, vediamo una delle torri più popolari della città, la torre del Galgario, miracolosamente scampata alla distruzione delle Muraine, le “piccole mura” che proteggevano i borghi, avvenuta all’inizio del Novecento. La Torre del Galgario era una delle tante costruzioni di avvistamento e difesa, e stava in un angolo tra l’attuale via Frizzoni e il viale delle Muraine (appunto). Dovrebbe essere di origine trecentesca. A fianco vediamo il complesso del Baio di cui parlava Renato Ferlinghetti: vediamo bene la cascina, la villa di Simone Elia e si nota, dietro, spuntare la torre. Aggiungiamo anche una torre di Colognola, paese autonomo da Bergamo fino al 1927 che era ben organizzato con un suo sistema difensivo e che ancora oggi presenta un bel centro storico. E infine il castello Presati, casa fortificata dei signori di Mozzo, una dimora importante che faceva parte di questo dispositivo difensivo dell’antica città insieme anche al castello dell’Allegrezza, poco distante, fortificazione appartenuta ai potenti Suardi, oggi ridotta a un rudere (da salvare!).

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