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La bellissima conquista di Napoli e la Dea portata in trionfo a Orio

La bellissima conquista di Napoli e la Dea portata in trionfo a Orio
01 Marzo 2017 ore 04:00

«Penso che un sogno così non ritorni mai più, mi dipingevo le mani e la faccia di blu. Poi d’improvviso venivo dal vento rapito, e incominciavo a volare nel cielo infinito.. Volare oh, oh, cantare oh, oh, nel blu dipinto di blu, felice di stare lassù».

 

 

Correva l’anno 1958, Domenico Modugno presentava per la prima volta al Festival di Sanremo un brano che ottenne poi un successo planetario e il titolo, parafrasando l’Atalanta, è perfino commovente: nel (nero) blu dipinto di (nero) blu. Apriamo con una citazione musicale questa settimana da applausi dell’Atalanta, lo facciamo perché siamo un po’ matti e perché chi era presente allo stadio San Paolo di Napoli prima e all’aeroporto di Orio al Serio poi deve pensare solo una cosa. Non due, tre, dieci o cinquanta: una sola. Questa: forza Atalanta, continua a volare senza paura.

Il treno, la pioggia e il traffico. Napoli è lontana da Bergamo, in macchina serve un sacco di tempo (eppure Demetrio e altri sette amici hanno deciso di muoversi con un Van) e con l’aeroporto un po’ scomodo e pure poco economico, il treno resta la soluzione migliore. I più mattinieri sono stati i treantasette appassionati del Club Amici partiti da Bergamo poco dopo le 6.30, e alla spicciolata sono arrivati anche i quattro giornalisti orobici (Pietro Serina, Stefano Serpellini e Simone Pesce de L’Eco di Bergamo oltre al sottoscritto Fabio Gennari di BergamoPost) e qualche altro appassionato, che si sono divisi tra Italo e Freccia Rossa raggiungendo la Campania intorno all’ora di pranzo. Le aspettative, un po’ per tutti, erano le stesse: fare punti avrebbe significato continuare a guardare avanti con fiducia, ma oltre al bottino meramente aritmetico la cosa più importante era dare un segnale di continuità nella prestazione per iniziare con fiducia il trittico “terribile” e continuare il conteggio europeo senza troppe pressioni. Sembrava tutto scontato, come il sole che da Bergamo accompagnava tutti quanti noi verso il Vesuvio. Il primo segnale che qualcosa di strano fosse nell’aria è arrivato appena dopo Roma Termini: pioggia e freddo all’orizzonte, il Vesuvio velato e un arrivo a Napoli accompagnato da temperature tipiche della Val Seriana, non del lungomare Caracciolo.

Napoli è sempre Napoli, con un codice stradale tutto particolare e un brulicare di persone tipico del sabato pomeriggio, ma addirittura esasperato dalla partita pre-serale. L’avvicinamento allo stadio è stato difficoltoso, mentre le radio locali e i siti internet chiedevano informazioni sull’Atalanta a ripetizione, il traffico della tangenziale e di Fuorigrotta lasciava perfino la sensazione che raggiungere lo stadio sarebbe stato complicato.

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Il San Paolo, tanta gente e il settore ospiti. Il Napoli ha partite molto difficili nelle prossime settimane. Prima la Juve, poi la Roma, poi il Real Madrid, poi la Juve e poi ancora la Juve. Campionato, Coppa Italia e Champions League. Tutto concentrato in venti giorni scarsi. L’Atalanta sembrava la vittima sacrificale, i napoletani ci credevano ma già in tangenziale (in coda) si trovavano venditori abusivi di sciarpe (a piedi e in contromano) che vendevano a cinque euro vessilli di stoffa con scritto “Napoli-Real Madrid”. Ma come, si gioca con l’Atalanta e questi pensano al Real Madrid? Meglio così. Nonostante il divieto di trasferta indetto la sera di giovedì dal prefetto, il gruppetto di appassionati atalantini presenti in Tribuna Posillipo è riuscito a farsi sentire in rare occasioni e lo sguardo di tutti gli orobici al seguito è andato venti metri più in basso, nel settore ospiti. Non siamo entrati, non conosciamo la situazione al cento per cento, ma la percezione avuta è che nello spicchio normalmente riservato a migliaia di ospiti non ci sia nessun tipo di lavoro di ristrutturazione in corso. L’impianto di Fuorigrotta era pieno, le curve e i distinti zeppi e nonostante un vento gelido e la pioggia che arrivava anche nei posti vip, la cornice di pubblico è stata di quelle da applausi. Napoli è così, quando giocano i partenopei tutti vogliono esserci e pensare che l’Atalanta fosse sola contro una montagna di simile spessore un po’ di paura la metteva. Formazione del Napoli alla mano, tutto sembrava pure giustificato.

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La sedicesima meraviglia, Caldara e l’apoteosi. Nei 95 minuti di gioco è successo quello che Bergamo, l’Italia e il mondo intero ormai conosce. Non abbiamo nessuna possibilità di spiegare e raccontare con efficacia maggiore delle immagini televisive tanta bellezza ma qualche cartolina dal San Paolo possiamo regalarla. Al gol di Caldara, il manipolo di giornalisti bergamaschi presenti in tribuna stampa ha esultato come è normale e giusto che sia e tutti i colleghi intorno si sono voltati quasi stupiti. «Ma che fanno questi? Tanto adesso il Napoli la ribalta», sembravano voler dire. Sky a fine primo tempo sottolineava come «l’Atalanta non può continuare così, chissà fin quando resistono» e il pensiero di tutti era lo stesso: nel secondo tempo qualcosa succede. Parlando con i colleghi di Bergamo nell’intervallo, qualcuno non avrebbe firmato per il pareggio ma in generale un primo tempo di quel livello era già sufficiente per dire che l’Atalanta è una squadra vera. Poi è iniziata la ripresa ed è arrivata l’espulsione di Kessie, e lì un pelo di timore è salito. Il Napoli all’arrembaggio? Macché, avanti ancora l’Atalanta. Caldara recupera palla, supera Diawara con un sombrero, serve Spinazzola e segue l’azione. Anzi, vola a settanta metri di distanza e chiude il cross di esterno del giovanotto di Foligno con una stoccata in bella coordinazione di destro che manda la palla all’angolino alle spalle di Reina e scatena la gioia dei tifosi sugli spalti e della panchina che si riversa in campo. Nel finale, il Napoli punge poco e non mette mai alle corde l’Atalanta in dieci uomini. Quando Celi fischia la fine, è apoteosi orobica.

 

 

Orio al Serio: la follia di un popolo felice. Chi è andato a Napoli non ha potuto godersi la festa degli oltre quattromila di Orio dal vivo. Fuori dallo scalo orobico, fin dalle 21, papà con bambini, ultras e gente di ogni età hanno iniziato a radunarsi e ben presto tutti i turisti di passaggio si sono trovati di fronte alla lucida follia di popolo che è sempre più ubriaco di felicità. Il passaggio del bus tra la gente, i fuochi d’artificio (a poche decine di metri dalla pista, nel parcheggio esterno) e l’incredibile, sentito, fragoroso e tremendamente umano abbraccio della gente della Dea ai ragazzi di Gasperini è qualcosa che andrà raccontato ai nipotini. Senza se e senza ma.

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Poco prima della mezzanotte il torpedone nerazzurro di serata (quello ufficiale era sulla strada verso casa da Napoli) era in strada verso Zingonia e mentre i giocatori si sono divisi tra la discoteca e la spesa notturna (avete capito bene, Petagna ha festeggiato facendo un giro al supermercato) ai sognatori atalantini resta solo una cosa da fare: riempire il Comunale. Ora c’è Atalanta-Fiorentina, l’incasso sarà devoluto ai terremotati di Amatrice e quindi c’è un motivo in più per esserci. Abbiamo tutti voglia di andare avanti senza smettere di sognare? Abbiamo voglia di godere da matti? Bene, benissimo. E allora l’ultimo video per tutti voi è questo: iniziate a pensarci davvero, perché «penso che un sogno così non ritorni mai più, mi dipingevo le mani e la faccia di blu, poi d’improvviso venivo dal vento rapito, e incominciavo a volare nel cielo infinito.. Volare oh, oh, cantare oh, oh, nel blu dipinto di blu, felice di stare lassù».

 

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