Ampliare i confini

La Fiera di Bergamo ora va a Milano Al via la prima edizione di Grandart

La Fiera di Bergamo ora va a Milano Al via la prima edizione di Grandart
09 Novembre 2017 ore 06:00

Dopo aver esportato Creattiva a Napoli e Milano, Promoberg prosegue nell’opera di «colonizzazione» di altre province. L’ente bergamasco – con Media Consulter e in collaborazione con Angamc (l’Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea) – dal 10 al 12 novembre organizza infatti una nuova fiera dell’arte moderna e contemporanea totalmente dedicata a quel perimetro della pittura, della scultura e delle arti applicate che mantiene uno stretto legame con le tecniche artistiche e con la poetica dei materiali. Sede della manifestazione The Mall, nel quartiere di Porta Nuova. Nome: Grandart. Modern & Contemporary Fine Art Fair.

Accoglierà un nucleo di gallerie italiane e internazionali, selezionate da un comitato scientifico, composto da Bianca Cerrina Feroni, giornalista e critico, Martina Mazzotta, curatrice, Angelo Crespi, giornalista e critico, Lorenza Salamon, gallerista, Federico Rui, gallerista, Stefano Zuffi, storico dell’arte, scelte basandosi su criteri in cui i valori del «saper fare» e la tensione verso soluzioni chiamino in causa la categoria di bellezza, da rintracciare nel presente. A una serie di protagonisti del panorama classico-moderno, tra i quali spiccano vere e proprie riscoperte, si accompagnerà un panel di nomi dell’arte contemporanea e di giovani emergenti.

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Tra le iniziative di spicco di Grandart, l’omaggio a Gianfranco Ferroni che presenta 15 opere di uno dei protagonisti della figurazione italiana del secondo Novecento ed esponente di spicco del Realismo esistenziale. «Grandart – dice Crespi – vuole essere una fiera che omaggia la tradizione pittorica italiana in una città, Milano, che ha visto nascere e affermarsi alcuni importantissimi movimenti artistici, come lo Spazialismo di Lucio Fontana, l’arte cinetica, l’arte nucleare, il Realismo esistenziale e altri ancora, ma anche vent’anni di distanza da quell’Officina milanese che aveva nella figurazione la sua cifra espressiva più caratteristica».

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