Viva Bèrghem
La prima intervista

Franck Kessie, futuro campione

Franck Kessie, futuro campione
Viva Bèrghem 23 Agosto 2016 ore 02:30

Trovarselo davanti fa un certo effetto. Sul campo sembra molto più grande, invece è ancora un ragazzotto. Un ragazzotto di 186 centimetri per 78 chilogrammi circa di muscoli. Ma gli occhi di Franck Kessie, quando non seguono il pallone correre sul campo, raccontano la storia di un 19enne alla ricerca della sua strada. Ci accoglie a Zingonia teso come una corda di violino, ammettendo che, di fatto, è la sua prima vera intervista italiana, ovvero dal gennaio 2015, quando Costanzi, che lo seguiva già da diverso tempo, convinse Sartori e la proprietà nerazzurra che fosse il profilo giusto su cui puntare. 6 mesi con la Primavera, un paio di convocazioni in prima squadra (senza però mai giocare) e poi, in estate, il prestito al Cesena per farsi le ossa. In Romagna Kessie trova mister Massimo Drago, uno dei migliori plasmatori di talenti. Sotto di lui, negli ultimi anni, sono sbocciati giocatori quali Florenzi, Crisetig, Bernardeschi e Sensi. Kessie parte giocando difensore centrale, ruolo in cui si è imposto anche con le Nazionali giovanili della Costa d'Avorio, ma ben presto il tecnico bianconero decide di spostarlo in mezzo al campo, colpito, oltre che dalla sua prestanza fisica, dalle ottime doti tecniche. Il risultato è una stagione da assoluto protagonista, con 37 presenze condite da 4 gol e 2 assist.

 

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Le voci di mercato iniziano a circolare: si parla di Roma e Monaco sulle sue tracce, mentre in Inghilterra si fanno i nomi di Southampton e Queens Park Rangers. Niente di nuovo per lui, che già due anni fa, dopo esser stato assoluto protagonista dei Mondiali Under17, era inseguito da mezza Europa. Ma l'Atalanta è stata irremovibile: Kessie resta. E Gasperini ringrazia. In tutto il precampionato, infatti, il ragazzotto ivoriano è stato tra i titolari del tecnico di Grugliasco, debuttando in Coppa Italia contro la Cremonese e realizzando la rete del definitivo 3-0. I tifosi sono rimasti piacevolmente sorpresi dalla sua grinta, oltre che dall'indiscutibile talento. Non stupisce, dunque, che contro la Lazio sia dato tra i possibili titolari. A precisa domanda, però, sorride e alza le spalle: «Non lo so, speriamo. Non gliel'ho ancora chiesto al mister». Ma soprattutto non stupisce che dopo nemmeno due mesi a Zingonia, l'Atalanta abbia voluto "blindarlo" siglando un rinnovo contrattuale fino al 2021. «È importante sapere che la società crede in me – ha dichiarato il giocatore –, ora però devo ripagare tutta questa fiducia e cercherò di farlo dando il massimo». Con l'italiano se la cavicchia, ma preferisce avere al suo fianco qualcuno in grado di comprendere il francese, così da poter rispondere a tutte le domande. Dopo un breve "riscaldamento", il nervosismo sparisce e Kessie si racconta a noi di BergamoPost con il sorriso sulle labbra.

Presto debutterai in Serie A: come ti senti? Cosa provi?

«La preparazione è andata molto bene. Si è lavorato tanto e duramente, è stata un'esperienza molto diversa da quella che ho fatto l'anno scorso a Cesena, ma sono contento. E motivato. In più ho trovato un ottimo allenatore».

Gasperini ha parlato molto bene di te.

«Sono cose che fanno piacere. Lui allena veramente bene e l'unica cosa che mi interessa, adesso, è imparare il più possibile da lui».

Gli atalantini ti conoscono come centrocampista, ma in realtà tu nasci difensore. È stato Drago a spostarti in mezzo al campo. Quanto è stato difficile adattarsi al nuovo ruolo?

«Non molto. Ancora adesso, in Nazionale, spesso gioco in difesa. Ma mi sento un centrocampista a tutti gli effetti».

E dove preferisci giocare?

«A centrocampo. Così posso anche fare gol (ride, ndr)».

L'anno scorso ne hai fatti 4, non male per un mediano. Punti a ripeterti?

«No, voglio farne di più».

Lo spirito è quello giusto, quello che ti chiedono i tifosi. Lo sai che si aspettano tanto da te?

«Meno male!».

 

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Non ti mette pressione il fatto che, così giovane, senza esperienza, già gli occhi siano puntati su di te?

«No, per niente. Sto bene, mi diverto e gioco. Sono tranquillo».

E a Bergamo come ti trovi?

«Mi trovo molto bene. È la città che mi ha accolto quando sono arrivato in Italia, ci ho già vissuto per 6 mesi».

Dove hai casa?

«In centro, vivo da solo. All'inizio invece mi ha aiutato molto Dramè. Sono stato fortunato, anche a Cesena c'era un mio compagno di Nazionale (Moussa Kone, ndr) che mi ha aiutato a inserirmi nel gruppo. Comunque mi trovo bene un po' con tutti, i compagni mi hanno accolto benissimo».

Te la cavi anche in cucina allora se vivi da solo.

«Boh, un pochino sì dai. So fare il riso e il pollo. Ogni tanto preferisco uscire a mangiare».

In giro per Bergamo però non ti si vede spesso...

«Mi piace stare a casa, guardo un sacco di film. Oppure vado a giocare a bowling».

A bowling?

«Sì, mi diverte molto».

Alcuni tuoi compagni invece si divertono tantissimo con i social. A te non interessano?

«No, non molto».

Il Papu è sempre con il cellulare in mano.

«Sì, lui sì. È sempre lì a fare foto o filmati (e scoppia a ridere, ndr)».

 

Papu e Kessie

 

Qualche settimana fa ha pubblicato una foto insieme a te. Ha preso molti like sai?

«Ah, sì, mi ricordo! È piaciuta? Son contento».

Hai detto di ispirarti a Yaya Touré...

«È vero. Lo conosco, ci ho giocato assieme in Nazionale, è fortissimo».

Lui, dopo aver giocato per tre anni nel Barcellona, è diventato un simbolo del Manchester City. Sogni anche te di rimanere a lungo in un club?

«Assolutamente sì, sarebbe bello. Vuol dire aver trovato una casa. Ma adesso non penso al futuro, penso al presente e il mio presente è l'Atalanta. Voglio fare bene qui a Bergamo».

Una curiosità: leggenda narra che una volta hai giocato due partite nella stessa giornata senza battere ciglio. È vero?

«Sì, è vero».

Ma non senti la stanchezza?

«(Ride, ndr) La sento sì, ma sono ancora giovane, se non lo faccio adesso quando lo faccio?».

Ok, abbiamo capito che la forza fisica e la resistenza sono il tuo forte. Dove ritieni invece di dover lavorare di più?

«Sulla tattica. Sono venuto in Italia per questo, perché penso che qui ci sia il calcio migliore al mondo dal punto di vista tattico. Anche dopo i Mondiali Under17, quando sapevo che mi seguivano tante squadre francesi, spagnole e inglesi, io speravo di venire in Italia perché un giovane, qui, impara meglio le basi del gioco, soprattutto quelle difensive».

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Kessie ai Mondiali Under 17 con la madre.

Dev'essere stato un bel cambiamento l'Italia rispetto a Ouragahio, la tua città natale...

«Sì, è una piccola città. Però io giocavo nello Stella Adjamé, club di Abidjan (città più popolosa della Costa d'Avorio e capitale economica e governativa del Paese, ndr) che dista circa 5 ore da Ouragahio. Non facevo avanti e indietro, mi ero trasferito lì. Quindi quando sono arrivato in Italia era già un po' di tempo che non vivevo più nella mia città».

Nei primi anni 2000 e nel 2010, la Costa d'Avorio ha vissuto forti tensioni e una guerra civile. Come hai vissuto quegli anni, nonostante fossi soltanto un bambino prima e un ragazzino poi?

«Non è stato semplice. Io ho iniziato a giocare a calcio a 10 anni e, nei momenti di maggior tensione, non era possibile farlo. Ci era vietato. Poi però, quando nel 2011 è tornata la pace (grazie all'arresto di Laurent Gbagbo, presidente dal 2000 al 2010 e oggi sotto processo alla Corte Penale Internazionale con l'accusa di crimini contro l'umanità, ndr), le cose sono migliorate. Io sono tornato a giocare a pallone e il Paese è ripartito».

 

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E la tua famiglia?

«Ho tre sorelle e tre fratelli, io sono il più piccolino in casa. Loro vivono ancora tutti in Costa d'Avorio».

Non ti sono venuti a trovare in Italia?

«No, ma verranno presto. Sono molto importanti per me».

E i tuoi genitori?

«Mio papà è morto quando avevo 11 anni, mentre mia mamma s'è presa cura di me. Per fortuna i miei fratelli e le mie sorelle lavoravano e quindi non ci è mai mancato nulla. Mia madre stava a casa e si occupava di tutto il resto».

Adesso tocca a te, quindi, aiutare un po' i tuoi familiari?

«Sì, ma non guadagno ancora così tanto (ride, ndr)».

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