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La mostra Formae ad Astino dove il formaggio è un'opera d'arte

La mostra Formae ad Astino dove il formaggio è un'opera d'arte
Viva Bèrghem 03 Ottobre 2015 ore 14:34

Si è svolta il 2 ottobre, all'ex Monastero di Astino, la serata inaugurale della mostra denominata Formae bonum, pulchrum, verum: un dialogo possibile tra arte contemporanea e arte casearia. La mostra rientra nel vasto programma di “Forme di eccellenza”, una manifestazione promossa da Progetto Forme, che coprirà tutto il mese di ottobre ad Astino, in parallelo alla fase finale di Expo.

 

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Bergamo capitale europea dei formaggi. Per capire gli eventi e le iniziative di Forme, bisogna fare un passo indietro e comprendere bene la cifra di questo ambizioso progetto. Il sottotitolo recita, quasi spavaldo: «Bergamo capitale europea dei formaggi».Se l’affermazione può sembrare azzardata, basta informarsi un poco per scoprire che così non è. La nostra provincia vanta infatti il primato europeo per numero di formaggi D.O.P., a cui se ne aggiungo altri di non inferiore qualità, come i Formaggi Principi delle Orobie. Basta scorrere velocemente l’elenco per stimolare le papille gustative di tutti noi: Taleggio, Salva Cremasco, Quartirolo Lombardo, Grana Padano, Gorgonzola, Bitto, Provolone Valpadana e Formai de Mut dell’Alta Valle Brembana. Tutti si fregiano del marchio D.O.P. nel territorio bergamasco. Ma la carrellata di prelibatezze non si ferma qui: vanno aggiunti i Principi delle Orobie, cioè lo Strachitunt, formaggi di capra orobica, Stracchino all’antica, Branzi FTB, Bitto Storico ed Agrì di Valtorta. Dopo un simile elenco risulta evidente la giustezza ed anzi la necessità di una valorizzazione attraverso un progetto al passo coi tempi come Forme.

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Formae: i formaggi come opere d’arte. All’interno della rassegna che si estenderà sino al termine di ottobre, spicca per originalità la mostra Formae. Durante l’inaugurazione sono intervenuti diversi personaggi chiave del progetto. Ha parlato Francesco Maroni, curatore di Forme, ricordando tra le altre cose l’importanza di «promuovere l’idea di Bergamo come capitale europea dei formaggi; un messaggio reale e forte, grazie ai numero D.O.P. della nostra provincia. Il progetto rientra sotto il cappello di Bergamo Experience: dobbiamo quindi ringraziare la Camera di Commercio e la Regione per la sensibilità nei confronti di questo tema. In questo mese cercheremo di far dialogare l’arte casearia con la musica, la filosofia, l’arte pittorica e il paesaggio. Siamo nella Valle della Biodiversità, cioè la Valle d’Astino col suo complesso monumentale importante. È un onore essere qui».

È intervenuto anche il presidente della Fondazione Mia, Fabio Bombardieri: «Vi do il benvenuto e ringrazio tutte le autorità presenti, la Camera di Commercio e tutti gli altri. Quando siamo partiti con l’idea della riqualificazione di Astino non pensavo che saremmo mai riusciti a rientrare nei tempi, ma ce l’abbiamo fatta ed abbiamo incrociato questo progetto Forme. Abbiamo le nostre iniziative per la struttura (tra cui l’attuale mostra su Veronelli), ma questa di Formae univa bene la cultura e l’arte a una realtà forte del territorio come la produzione casearia. Ci ha per questo stimolato e le abbiamo dato credito; siamo soddisfatti del programma e crediamo che potrà richiamare molta gente».

Ha parlato infine un portavoce del sindaco Gori: «Si parla di dialogo possibile tra arte contemporanea e arte casearia: io credo che tra ciò che è buono, bello e vero il dialogo sia sempre possibile. Tutte le contaminazioni culturali sono interessanti e aprono orizzonti di pensiero inaspettati. Il cibo è un grande mediatore culturale, così come l’arte. Le forme di arte vera e propria si sposano magnificamente con le forme d’arte casearia. Ed è bellissimo vedere Astino riportata al suo splendore originario; è già un luogo di cui non possiamo fare a meno».

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Massimo Donà ringrazia gli artisti. L’intervento più bello è stato quello del curatore della mostra Formae, Massimo Donà, filosofo e musicista: «Un ringraziamento alla Galleria Invernizzi, che ha contribuito in maniera fondamentale con opere di straordinario valore. Grazie a tutti gli artisti che hanno accettato di partecipare: alcuni sono presenti, come Riccardo De Marchi, Nelio Sonego, Rudi Wach. Ma ringrazio anche chi non è presente, come Bruno Querci, e anche coloro che non ci sono più: Rodolfo Aricò e Carlo Ciussi. Percorrendo le sale vedrete anche opere di Dadamaino, una delle protagoniste dell’arte contemporanea, poi troverete Ron Gorchov, e una presenza internazionale come François Morellet, uno dei più grandi artisti francesi contemporanei. Abbiamo anche le fotografie di Raffaella Toffolo».

L’idea di fondo della mostra. Donà ha poi spiegato il significato dell’esposizione: «Non solo far dialogare le due arti, ma qualcosa in più, legato al clima dell’Expo, ma che si distingue da altre mostre in giro in questo momento come Art & Foods: in quella mostra ci sono opere d’arte che rappresentano il cibo, mentre qui la sfida è quella di esporre i formaggi come delle opere d’arte da contemplare, guardare, non solo degustare, insieme a delle opere d’arte che dovremmo anche imparare a degustare. Siamo abituati a guardarle con gli occhi, ma è tutta la molteplicità dell’apparato senziente che deve entrare in gioco. In questo caso il tema centrale è il bianco, che ha a che fare col silenzio mistico di Kandinsky, lo zero delle forme di Malevič. Un bianco che non è quello fenomenico che si contrappone ai colori, ma è un bianco che può parlare con ogni colore: è il bianco dei formaggi, che non teme l’impurità, il formaggio ha ad esempio nella muffa un elemento che lo valorizza. Quindi l’impurità come parte costitutiva di questo biancore diffuso, che va esperito, non solo pensato, attraverso l’olfatto, il gusto, la vista e abbiamo voluto anche creare un’installazione sonora, a partire dai suoni dei luoghi in cui si fa il formaggio. I suoni di quest’antichissima arte di cui parlava già Omero, nella scena famosa di Polifemo. L’invito è di lasciarvi andare in modo che alla fine dell’esperienza non si capisca più bene quale è il formaggio, quale è l’opera, cosa stiamo vedendo, cosa stiamo facendo. Dobbiamo creare un po’ di scompiglio, smuovere i nostri schemi un po’ consunti, un po’ beceri».

 

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Filosofia e musica. Donà ha poi ricordato i prossimi appuntamenti: tre incontri filosofico-poetici, il 6 ottobre con Giulio Giorello e Luca Guzzardi, il 13 con Carlo Sini e Florinda Cambria, il 20 con Carlo Invernizzi e Donà stesso. Chiude la rassegna il concerto del 22 ottobre, con il Massimo Donà Trio e David Rondino, intitolato Di formaggi ed altri biancori. In mezzo a questi eventi il corso ONAF, cene a tema, le bottiglie di Gino (i vini di Veronelli con grandi formaggi) e l’evento C.R.E.A. sul mais.

Il percorso poli-sensoriale. Bassi Daniele di ONAF ha presentato la seconda parte della mostra: «Dobbiamo risvegliare i nostri sensi, abbiamo chiamato questo percorso “Il sentiero dei sensi” perché troverete la storia del formaggio dall’inizio: e quindi il terreno, il foraggio, la mungitura e il latte, fino ad arrivare al formaggio finale. Troverete lo sviluppo dei sensi non solo a livello uditivo, ma ci saranno anche dei bicchierini da cui odorare e delle fotografie per stimolare la vista. E poi nell’ultima stanza toccheremo i formaggi, quindi il tatto, per poi finalmente degustarli».