Futuro made in Bergamo

Ladybug, un’azienda di successo. Avere vent’anni e idee ben chiare

Ladybug, un’azienda di successo. Avere vent’anni e idee ben chiare
17 Gennaio 2017 ore 05:30

Avere vent’anni e idee ben chiare, solide e ambiziose, il tutto racchiuso in un’impresa nascente ma che già conta tanti clienti importanti, anche al di fuori dai confini nazionali: in una parola Ladybug. Lo spregiudicato ventenne di cui parliamo è Mattia Salvi, classe ’96, residente nel quartiere di Colognola a Bergamo e, peraltro, talentuoso giocatore di pallacanestro con la maglia del Treviolo Basket in Promozione (ma con trascorsi di rilievo anche in Serie D con Azzanese e Verdello). Salvi si è brillantemente diplomato all’Istituto Tecnico Industriale P. Paleocapa di Bergamo e attualmente è laureando in “Sicurezza dei sistemi e delle reti informatiche” a Crema.

La sicurezza applicata all’informatica. Un anno fa, nel gennaio 2016, ha aperto una partita Iva ed ha coltivato un parco clienti di tutto rispetto offrendo vari servizi d’ambito informatico: dalle applicazioni per l’analisi dei dati a prodotti per ottimizzare i processi di business aziendali, passando per consulenze relative a domotica e robotica. La sua specialità è l’ambito della sicurezza applicata all’informatica, un settore altamente innovativo e tuttora di nicchia, ma già interessato da forti richieste da parte del mercato.

 

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Ladybug e il team. Ed ora, con il nuovo anno, ecco un ulteriore balzo in avanti, uno step professionale ancora più importante, soprattutto in relazione alla giovanissima età del protagonista in causa. A parlarcene è proprio Mattia Salvi: «La prospettiva di continuare a lavorare come entità singola, al di là del buon successo riscontrato tra i clienti, anche importanti, mi stava ormai stretta. Ecco spiegato questo cambio di prospettiva, un salto di qualità netto, la creazione di una vera e propria società, la Ladybug appunto. I soci sono due: oltre a me, che detengo il 70 percento delle quote, c’è Matteo Zambelli (altro cestista del La Torre Basket, in Serie D, ndr) che ne avrà il restante 30. Matteo è il mio miglior amico e sarà fantastico condividere con lui anche questa avventura professionale; il team è quindi completato da tre collaboratori stipendiati mensilmente. In primis Alberto Savi, classe ’90, che rivestirà il ruolo di direttore creativo e graphic designer: lui sarà il nostro fiore all’occhiello, possiede uno spiccato “senso del bello” e curerà gli aspetti grafici e di brand. Poi c’è Luca Sonzogni, anche lui del ’90, che di lavoro fa il fotografo ma per noi curerà la parte commerciale. A completare il line- up è Martina Spinelli, compagna di vita di Luca che come lui si occupa di fotografia: sarà lei a prendersi cura degli aspetti social e a curare il nostro sito, che sarà attivo dal 16 gennaio, curandone la parte blog che raccoglierà diversi articoli tecnici e di settore».

 

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Il logo di Ladybug

 

Gli obiettivi e il futuro. Molto netti e delineati anche gli obiettivi di questa nuova dimensione professionale: «Ho rinunciato a molte offerte di lavoro davvero interessanti per inventarmi un lavoro da zero, ma a differenza di diverse start-up non voglio creare un solo prodotto innovativo con cui sfondare. La nostra vuole essere una società a tutti gli effetti, concreta, il più possibile vicina al cliente e alle sue esigenze in tema di ideazione, progettazione e implementazione di soluzioni basate sui nuovi canali di comunicazione e media digitali. Il nostro motto è: “We design amazing technology around your business, your users and your goals”, ovvero “Progettiamo straordinarie tecnologie attorno al vostro business, ai vostri utenti e ai vostri obiettivi”. Stiamo allestendo un piccolo ufficio, ma funzionale, a Colognola, ma nel futuro vedrei bene la mia azienda tra quelle ospitate negli spazi del Kilometro Rosso.

Il parco clienti. Strutturandoci come Ladybug, attualmente una società S.r.l.s. (come una S.r.l. ma con le agevolazioni riservate agli over35, ndr), riusciamo a offrire molti più servizi e ad oggi il nostro parco clienti è già ragguardevole; tra gli altri lavoriamo anche con un paio di multinazionali e due aziende negli States. Se le stime saranno confermate potremmo fatturare tra i 150 mila e i 200 mila euro al termine del 2017».

Il nome. Per finire una curiosità, riguardante il nome di questa giovane società: «Nell’ambito della sicurezza informatica, il “bug” è il materiale sul quale si fonda il mio corso di studi e alla gente piace un nome collegato alla realtà, invece delle solite denominazioni tecnologiche complesse. Da qui il termine “Ladybug”, ovvero “coccinella”».

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