Viva Bèrghem
Una perla della Val Seriana

Colzate, Antica Bottega dell’Alveare Poesia e fatica d'essere apicoltore

Colzate, Antica Bottega dell’Alveare Poesia e fatica d'essere apicoltore
Viva Bèrghem 08 Luglio 2015 ore 01:30

L’Antica Bottega dell’Alveare di Massimo Mussetti rappresenta una realtà preziosa del territorio orobico e lo è tanto di più perché fare l’apicoltore è una sfida alla logica del profitto immediato e della produzione massificata. Le premesse per la nascita dell’azienda si annunciano nel 1980, con l’acquisto delle prime api da parte del padre di Mussetti, il signor Piero. La sua passione si trasmette al figlio e quello che sembrava essere solo un hobby diventa un lavoro serio e impegnativo. La produzione di miele raggiunge livelli importanti e l’azienda apre ufficialmente i battenti. Piero Mussetti continua ancora oggi a «monitorare la situazione», per usare le parole del figlio Massimo.

Antica Bottega, non solo miele. L’Antica Bottega possiede tra le 180 e le 200 cassette: il numero varia di anno in anno, a seconda delle nascite e delle morti tra le api. Attualmente, le cassette si trovano a Colzate, in Val Seriana, e le api “lavorano” principalmente nell’area del Parco dei Colli. Il miele è prodotto con metodi rigorosamente biologici, senza l’uso di antiparassitari, ma i Mussetti hanno deciso di non mantenere la certificazione bio, a causa dei costi burocratici, per loro non più sostenibili. Nel corso degli anni hanno cominciato a vendere altri prodotti, oltre al miele, dal momento che «l’azienda deve rispondere anche alle leggi del business», afferma Massimo Mussetti. Come è precisato sul sito, sono infatti disponibili cosmetici, integratori alimentari, olii naturali ed essenze per la casa. Gli articoli sono venduti all’ingrosso nello spaccio dell’azienda, a Mozzo, ma sono soprattutto i clienti selezionati, tra cui il Ristorante Da Mimmo, a fornire le entrare più consistenti.

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Il lavoro delle api. Il miele è il frutto di un’intensa cooperazione tra le api operaie, magistralmente coordinate da Madre Natura. All’inizio del processo produttivo, molto simile a quello che in ambito umano è una catena di montaggio, ci sono le api bottinatrici, un tipo specifico di operaie. Queste api prelevano il nettare dai fiori e lo pongono nella borsa melaria, un rigonfiamento della parte superiore dell’intestino. Lo introducono così nell’alveare, dove lo affidano subito alle api magazziniere, che a loro volta lo passano alle ventilatrici. Queste ultime muovono velocemente le loro ali per ridurre il contenuto in umidità del nettare e per aumentare, di conseguenza, la concentrazione dello zucchero. Al termine di questa fase, le api bottinatrici intervengono di nuovo per arricchire il nettare dell’enzima Invertasi, che è secreto dalle loro ghiandole salivari. L’enzima serve per la scissione del saccarosio in fruttosio e glucosio ed è dunque fondamentale per la conversione del nettare in vero e proprio miele.

E il lavoro dell’apicoltore. Massimo Mussetti spiega che «il dovere primo di un apicoltore è quello di tenere tutto in ordine». In inverno si prepara il materiale, che include le arnie e gli indumenti protettivi indispensabili per entrare in contatto con le api, mentre in primavera avviene il controllo delle api e la verifica del loro stato di salute. Nel mese di maggio si introducono finalmente i melari, quei sottili “cassettini” in cui le api depositeranno il miele. Il primo ad essere prodotto è quello di acacia; seguono, a giugno, quelli di tiglio, castagno e melata. Ovviamente la disponibilità dei diversi tipi di miele dipende dai periodi di fioritura, dal clima e dalla zona geografica. Nel corso dell’estate avviene invece la selezione dei mieli, un passaggio molto delicato che prevede l’analisi delle caratteristiche organolettiche di ciascun melario. Se un melario, ad esempio, contiene miele di tiglio, miele di castagno e miele di fiori selvatici, il miele deve essere classificato come un millefiori.

Dopo la fase di estrazione dei melari, c’è la smielatura, che consiste nell’estrazione del miele dalle celle. I Mussetti la eseguono rigorosamente a freddo, cioè non oltre la temperatura ambiente, per non danneggiare le proprietà del miele e non aumentare la sua naturale viscosità. L’ambrato dono delle api viene successivamente centrifugato, per eliminare eventuali elementi spuri. Durante questa operazione, però, si creano delle bolle d’aria che devono essere separate dal prodotto attraverso la fase della maturazione, fondamentale in quanto “purifica” il miele. La maturazione avviene in un magazzino molto fresco, che l’azienda Mussetti ha scelto appositamente perché raggiunge al massimo i 18 gradi, anche nei mesi estivi.

 

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Le note dolenti. Le malattie delle api sono una vera calamità per tutti gli apicoltori italiani, i Mussetti inclusi. Massimo ricorda che nel 1986 tutti gli insetti morirono a causa della Varroatosi, una patologia provocata da un acaro. Benché siano trascorsi trent’anni, da allora non si è fatto alcun progresso. Le grosse multinazionali farmaceutiche non hanno interesse nel brevettare sistemi per curare le api malate, probabilmente perché l’apicoltura, nel suo complesso, non genera un grande indotto. Il guadagno diretto, infatti, è di qualche centinaia di migliaia di euro, praticamente spiccioli per chi ha a che fare con somme di denaro molto maggiori. L’indotto indiretto, invece, quello che include anche i benefici dell’impollinazione, corrisponde a miliardi di euro.

Nonostante questo, l’economia attuale è ancora ferocemente legata a prospettive a breve termine e non vuole adeguarsi ai ritmi della natura, a causa di una folle cecità che potrà avere – e sta già avendo – delle gravi conseguenze. Oltre alle malattie che colpiscono le api, anche i cambiamenti intervenuti nell’ambiente hanno provocato un severo crollo nella produzione del miele. Massimo Mussetti ricorda che qualche decennio fa ogni cassetta dava 50 kg di miele, mentre oggi si produce addirittura il 90 percento in meno, cioè tra i 7 e gli 8 kg per cassetta. E, per peggiorare la situazione, le spese sono aumentate esponenzialmente, come sappiamo fin troppo bene.

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Le api, piccoli guaritori dell’uomo. Eppure basterebbe pensare agli innumerevoli benefici apportati all’uomo dal lavoro delle api per rendersi conto di come questi animali siano davvero indispensabili, per la nostra salute e per l’intero ecosistema. Tutti i prodotti dell’alveare sono dei doni preziosi: la pappa reale, per cominciare, stimola il metabolismo, aiuta a combattere lo stress dell’organismo, è il rimedio più indicato per i stanchi cronici e per convalescenti ed è inoltre un ottimo alimento per aiutare la crescita dei bambini. La propoli, come sanno nonne e mamme, è uno dei migliori antibatterici naturali e combina proprietà antinfiammatorie, antivirali e antifunghicide.

Il miele è un alimento altamente proteico, energizzante e facilita l’assorbimento di quei nutrienti che vengono spesso eliminati dal sistema digestivo. Aiuta a combattere acne, ustioni e abrasioni, è un antinfiammatorio naturale, disintossicante e sedativo della tosse – il noto rimedio latte e miele la dice lunga. Il miele, inoltre, ha grandi proprietà antiossidanti ed è molto ricco di oligoelementi e di vitamine (A, B, E, K, C). Anche il favo integrale è talvolta consigliato, come fonte di energia immediatamente spendibile, ma anche come ricostituente per superare periodi prolungati di stanchezza fisica e mentale. È particolarmente indicato alle donne durante la gravidanza e l’allattamento, proprio perché permette di riprendere le forze in modo salutare.

Alla luce di quanto detto, si può comprendere meglio il significato della nota affermazione indebitamente attribuita ad Einstein: «Se le api scomparissero dalla Terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita». Lo scienziato non pronunciò mai una simile frase, ma è pur vero che la presenza delle api sul nostro pianeta è necessaria per la sua sopravvivenza e per quella degli esseri umani.

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