La bellezza non è solo un fatto estetico

Le dieci dame più belle della Carrara

Le dieci dame più belle della Carrara
20 Marzo 2017 ore 07:00

Un museo è per definizione un concentrato di bellezza. Quella delle opere e dei capolavori, ma non solo quella. Ci sono anche altri profili di bellezza: ad esempio si può percorrere un museo cercando la bellezza delle donne rappresentate sui quadri. È un’idea che ha lanciato con straordinario successo Cristiana Collu, direttrice del Museo nazionale d’arte di Roma (con tanto di concorso per eleggere la “miss” museo). È un’idea che può essere replicata anche visitando l’Accademia Carrara. Ci abbiamo provato, scegliendo le dieci donne più belle del museo. Non è una classifica, è la selezione delle dieci possibili finaliste di un concorso. Poi spetta ai visitatori e alle visitatrici esprimere le preferenze.

 

Giacomo Trécourt
Ritratto di Beatrice Presti Tasca, 1845

Beatrice era la figlia del conte Ottavio Tasca, poeta e patriota bergamasco, e all’epoca del ritratto era da pochi mesi la sposa di Giovanni Presti, un altro sostenitore della causa italiana. Ci colpisce con quel suo l’incarnato di porcellana che risalta grazie alla capigliatura nera che lo incornicia. Le spalle scoperte sono di un’elegante sensualità.

 

Pellizza da Volpedo
Ricordo di un dolore (Ritratto di Santina Negri), 1889

La bellezza a volte risalta ancora di più nelle situazione di sofferenza. È quanto accade in questo capolavoro di Pellizza. Nello sguardo velato di malinconia di Santina Negri, l’artista ha espresso il dolore per la morte della sorella Antonietta, scomparsa poche settimane prima. Lo sguardo è perso nel vuoto, gli occhi sono cerchiati di rosso. Santina incarna la dimensione di una bellezza concreta e popolare.

 

Cesare Tallone
Maria Gallavresi con la madre, 1889

Il ritratto raffigura la moglie e la figlia di Emilio Gallavresi, avvocato e uomo politico, deputato per il partito socialista al parlamento italiano. Non ci vien detto il nome della signora, ma è lei che domina la scena, con una bellezza certa di stessa, un po’ autoritaria, ma che custodisce un soffio di inestirpabile giovinezza.

 

Moroni
Isotta Brembati Grumelli, 1550 circa

«Ci provino a dire che non sono bella», sembra dire Isotta con quell’aria sfidante. Lei era una poetessa, intellettuale ammirata nella Bergamo di quegli anni. Avrebbe sposato in seconde nozze Gian Girolamo Grumelli, il “cavaliere in rosa”, e in quell’occasione Moroni la ritrasse anche in piedi. Qui è a mezzo busto, in vestiti spagnoleggianti. Forse è più avvenente nel ritratto che le ha fatto Lolmo e che è pure esposto alla Carrara. Ma non le manca un certo fascino rapinatore…

 

Piccio
Ritratto di Gigia Riccardi, 1866

La giovane gentildonna bergamasca è raffigurata con grande spontaneità, i lunghi capelli sciolti, il capo inclinato, come se si fosse voltata all’improvviso. Una collana con enormi perle le pende sul petto. Ha un incarnato bianco e rosa, grandi labbra: una bellezza venata di patetismo. Come se fosse reduce dall’aver ricevuto una dichiarazione d’amore da tanto attesa.

 

Rubens
Santa Domitilla, 1606

Rubens con la bellezza femminile era uno che decisamente ci sapeva fare. Per lui santità e sensualità non erano sfere in conflitto e lo si vede bene in questa santa vista di profilo, la cui bellezza per metà ci vien tenuta nascosta. Ma possiamo ben immaginarla, prosperosa, florida, con la solidità di una popolana romana. Dipinto su carta, è una prova per la grande pala che Rubens realizzò per santa Maria in Vallicella.

 

Palma il Vecchio
La Maddalena, 1525 circa

Sta sulla destra di una pala dove al centro c’è la Madonna con il Bambino e a sinistra San Giovanni. Ma lei decisamente accentra l’attenzione con quella sua clamorosa capigliatura bionda che scende sulle spalle piuttosto nude. È una Maddalena che ha poco della donna penitente di tante altre opere del passato. È una donna che mette in mostra una bellezza molto soddisfatta di se stessa…

 

Giovan Battista Riva
La tumulazione di Atala, 1859

Rappresenta l’eroina celebre di un romanzo di Chateaubriand, figlia cristiana di un capo tribù indiano, che muore per preservare la propria castità. La morte però non fa sfiorire la sua bellezza. E il seno scoperto non toglie nulla alla purezza dell’immagine. Si capisce bene il dolore per il povero Chactas, che avrebbe voluto esserle marito, mentre la porta verso la sepoltura.

 

Parrasio Micheli
Ritratto di donna, 1560 circa

Eccola qui l’outsider della Carrara. Una bellissima sconosciuta. Bionda, lineamenti sottili ed eleganti, naso e labbra praticamente perfette. Non sappiamo chi fosse, ma certamente se la passava bene, vista la collana di una preziosità elegante, e vista la bella pelliccia che le copre le spalle. Anche l’artista non è dei più noti: era un pittore veneziano a cui non dispiaceva ritrarre femmine.

 

Giacomo Favretto
Ritratto di donna, 1850 circa

Un’altra che potrebbe puntare alla vittoria, pur non avendo un grande maestro alle spalle. Bellissima, con i capelli neri e folti raccolti con molta nonchalance. Non sappiamo cosa stia guardando. Ma l’impressione è che abbia scelto la posa perfetta per stregarci. Lei non ci guarda, ma sa perfettamente che noi non le togliamo di occhi di dosso.

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