Dal Monumentale a...

Le chiese di Ognissanti a Bergamo

Le chiese di Ognissanti a Bergamo
31 Ottobre 2017 ore 03:00

È tempo, oggi, di celebrare la solennità del calendario liturgico romano dedicata a tutti i Santi. Festa di precetto, questa, che venne istituita già ai tempi dei primi martiri, e che papa Gregorio III (731-741) fissò il 1 novembre, una data che gli storici sostengono fosse stata scelta per sovrapporla a quella di Samhain, l’antica cerimonia celtica del nuovo anno, durante la quale, secondo la credenza, i morti avrebbero potuto ritornare nei luoghi che frequentavano in vita e dunque bisognava festeggiarli con gioia. Qualsiasi sia stata la tradizione che ha condotto alla solennità liturgica odierna, andiamo oggi a scoprire le chiese di Bergamo dedicate ad Ognissanti.

 

Tempio di Ognissanti, Cimitero Monumentale

cimitero bergamo fotografo devid rotasperti (25)

Il cimitero monumentale di Bergamo è situato nell’area nord-est della città e posto al termine di Viale Ernesto Pirovano (dal nome del suo progettista) su cui affaccia il corpo semicircolare del Famedio, realizzato in ceppo di Brembate. Secondo il progetto iniziale avrebbe dovuto ospitare un atrio o peristilio, le sale di necroscopia e di osservazione, gli uffici del custode e di contabilità, due entrate a porticato, l’alloggio del custode e del capo seppellitore e una cappella per i riti funebri. Il volume tronco piramidale centrale è posto al termine della scalinata e al vertice delle due ali laterali: i due colonnati collegano alle cappelle laterali e sono mestamente decorati nella porzione inferiore da un anello con foglie d’edera e bacche, motivo riproposto anche nel cancello in ferro battuto ideato dal milanese Enrico Colombo. Ai fianchi del portale d’ingresso al famedio, una fascia a bassorilievo in ceppo gentile illustra il “Miserere”, opera dello scultore meneghino Ernesto Bazzaro, mentre gli altri elementi decorativi sono di Emilio Buzzetti.

4 foto Sfoglia la gallery

L’intenzione della realizzazione del nuovo campo santo di Bergamo risale alla fine dell’Ottocento, concretizzatasi nella pubblicazione di un bando di concorso nazionale alla fine del 1896, che invitava architetti, ingegneri e artisti a presentare il progetto del Cimitero unico da costruirsi accanto a quello esistente di San Maurizio (inglobato nel nuovo impianto e destinato alle sepolture dei bambini). Il progetto vincitore (su 47 pervenuti) sarà quello dell’architetto milanese Ernesto Pirovano, nonostante il preventivo di spesa superasse di gran lunga le 150mila lire previste dal budget stimato. Si avviarono quindi tutte le procedure finalizzate all’esproprio dei terreni, prolungatesi fino al 1900, anno sparti-secolo di inizio del cantiere. Varie difficoltà interruppero a più riprese il cantiere, che rimase inerte per 5 anni consecutivi (1905-1910), per poi ripartire in via definitiva solo nel 1913 a cura dello stesso Pirovano.

4 foto Sfoglia la gallery

La prima pietra del tempio monumentale venne posata l’1 novembre del 1962, dopo l‘approvazione del progetto dell’ing. Pietro Milanesi e benedetta da Mons. Giuseppe Piazzi. A tre anni dall’inizio dei lavori l’edificio era fruibile, mentre via via prendevano corpo le opere d’arte che ancora oggi lo rendono un luogo di raccoglimento mistico e di preludio all’immensità della vita perpetua. I mosaici di Trento Longaretti indicano la via che porta all’Eucarestia e all’amore di Dio, rinvenibili “dentro e fuori l’edificio”, e la Via Crucis scolpita di Piero Brolis pare reale da tanto sono animati i personaggi che si muovono attorno alle pareti. Le figure longarettiane che si muovono mestamente lungo le pareti si protendono a raccolta verso il centro dell’altare e confluiscono verso il Tabernacolo, che irradia luce e chiarori quasi fosforescenti da tanto luccicano. Lungo le pareti corrono le 14 stazioni che narrano della passione morte e resurrezione del Cristo, viste attraverso gli occhi degli uomini terreni, uniche nel loro genere forse in tutta Europa, per la modalità plastica con cui sono tese le figure scolpite a grandezza naturale, dispiegate in un racconto continuo, commosso e a cui non si può non partecipare emotivamente. La luce soffusa e l’atmosfera calda delle tessere musive conferiscono una sensazione di infinito, che avvolge, rassicura e lascia credere che la vita sia davvero eterna.

 

La chiesa della Presentazione di Gesù al tempo,
già di tutti i santi, Convento del Galgario

chiesa-galgario

La chiesa è parte integrante dell’ex convento del Galgario (da calcherium, “calcare”, elemento prezioso per un ordine dedito alla lavorazione e alla follatura della lana), affidato nel 1211 all’Ordine degli Umiliati e poi dal 1638 ai Frati Minori di S. Francesco di Paola. È a loro che si devono i maggiori interventi di consolidamento, rifacimento ed ampliamento dell’intero complesso, quando nel 1658 se ne incomincia il restauro e la ricostruzione per opera di Padre Giovanni da Pistoia. Alla realizzazione contribuì economicamente anche Fra’ Vittore Ghislandi, detto Fra’ Galgario, uno dei migliori pittori ritrattisti italiani che la nostra città abbia mai conosciuto. Nel 1713 l’architetto Giovanni Battista Caniana ultima il chiostro e prosegue con i lavori nella chiesa, al fine di ampliarne la capienza e chiuderne definitivamente il cantiere: suoi dunque l’ampliamento interno, l’ultima cappella a destra dalla cupola affrescata e decorata e la facciata barocca.

 

chiesa-galgario-2

 

L’edificio, con tutti i cortili e gli ambienti adiacenti, viene soppresso dalle truppe francesi nel 1796 e la chiesa viene destinata a caserma militare, finché nel 1875 la proprietà passa dal Demanio al Comune di Bergamo: da questo momento parte l’annosa questione, che vorrebbe uno scambio alla pari tra Curia e Comune, dove i beni coinvolti sono rispettivamente la chiesa sconsacrata di San Michele all’Arco in Bergamo Alta, attualmente deposito della carta stampata della nostra Biblioteca Civica Angelo Mai , e appunto il Galgario. Riconsacrata nel 1957 dal vescovo Giuseppe Piazzi vene ridedicata alla Presentazione di Gesù al Tempio, mutando così la precedente denominazione che era di Santa Maria Vergine e Ognissanti (o Tutti i Santi, da cui Tutti i Santi del Galgario), mentre gli ultimi restauri risalgono ai primi anni Novanta del secolo scorso.

Video più visti
Foto più viste
Top news regionali