Orobie da amare

Creste di San Marco, storia e natura

Creste di San Marco, storia e natura
Viva Bèrghem 01 Agosto 2018 ore 07:45
Foto di Angelo Corna

 

Diventa ancora più affascinante associare una passeggiata in montagna a un percorso storico. Le Orobie sono uno scrigno di storie più o meno dimenticate, luoghi ricchi di fascino e racconti, celati proprio tra le vette delle nostre montagne. Il Passo san Marco è sicuramente uno dei luoghi più significativi e ricchi di storia, non solo per la provincia di Bergamo ma anche per la vicina Valtellina. Il valico, che sfiora i 2000 metri di quota, ha rappresentato per centinaia di anni uno snodo cruciale, fondamentale per il collegamento commerciale tra le due valli.

La storia. Il Passo di San Marco ha radici molto lontane. Correva l’anno 1432 e la Serenissima Repubblica di Venezia, signora di Bergamo e delle sue valli, spingeva per la costruzione di una via commerciale che legasse la pianura padana ai paesi di lingua tedesca attraverso la Valtellina, che tra il 1512 e il 1797 si trovava sotto il dominio delle Tre Leghe Grigie. Con questa mossa Venezia voleva evitare il transito lungo l’asse Valsassina – Bocchetta di Trona – Morbegno, conosciuto come “Via del Bitto”, che passava dal Ducato di Milano e dalla rivale Spagna. Nasce così nel 1592 una nuova via commerciale, che andrà a sostituire la già conosciuta Via Mercatorum, che passava per il vicino Passo di Verrobbio. La strada, chiamata Via Priula, vedrà un ampio utilizzo per tutto il 1600 e 1700. Con partenza da Bergamo risaliva la Val Brembana fino a Piazza, per continuare al culmine del Passo San Marco e ridiscendere a Morbegno, in Valtellina.

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L’anello sulle creste. La partenza per questa escursione nella storia è proprio il Passo San Marco. Alla nostra sinistra vari segnavia indicano le possibili direzioni, che in questo punto di confine non mancano. Il nostro sentiero è per escursionisti esperti e sale subito con pendenza costante in direzione di una “manica a vento” e del vicino monte Cimetto, posto a metri 2099. Sulla vetta, a segnalare la cima conquistata, troviamo un piccolo omino di sassi e un panorama che lascia a bocca aperta… La Valtellina si mostra in tutta la sue bellezza, rivelando tra le nuvole le vette del Pizzo Badile e del Pizzo Cengalo, montagne simbolo della valle. Il tracciato prosegue lungo la cresta della montagna per quasi un’ora, alternando continui sali e scendi a fil di cielo. Prestando la massima attenzione, soprattutto per l’erba scivolosa, raggiungiamo il colletto che separa la cresta che diparte in direzione del Pizzo di Val Carnera (a destra), dal monte Verrobbio (a sinistra).

Noi pieghiamo in direzione di quest’ultimo, attenti agli ultimi saliscendi, sempre a filo di cresta, che ci porteranno sulla vetta del Monte Verrobbio, a metri 2139. Ad attenderci sulla cima troviamo la classica croce in ferro. Sotto di noi, circa 50 metri più in basso, ci attende il Passo di Verrobbio, il lago omonimo e le sue trincee. Questi ultimi cento metri presentano tratti ripidi ed esposti, vanno affrontati con piede fermo e richiedono un minimo di esperienza alpinistica. E’ tuttavia possibile, per chi non volesse affrontare quest’ultimo tratto particolarmente ostico, abbassarsi dal colletto precedentemente citato, scendendo per prati fino al sentiero sottostante, che aggira il monte Verrobbio e porta cosi direttamente al Passo.

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Il Passo di Verrobbio. I passi di San Marco e di Verrobbio raccontano anche di eventi e contesti storici a noi più vicini, legati alla Grande Guerra e a quanto accaduto poco più di cento anni fa. Lungo i crinali di queste montagne si snoda la Linea Cadorna, imponente sistema difensivo che contava, nel lontano 1915, 72 chilometri di sbarramenti posti tra l’Ossola e le Orobie, composti da 25mila metri quadrati di baraccamenti, con 88 appostamenti per batterie di pezzi di artiglieria. Un lavoro che occupò ben trentamila operai, richiesto dal generale Luigi Cadorna per prevenire eventuali sfondamenti provenienti dalla Svizzera. Oggi la Linea Cadorna rappresenta una preziosa testimonianza del passato, visibile nelle Orobie Bergamasche ai passi di Salmurano, Verrobbio, San Marco, San Simone, Lemma, Tartano, Dordona, Publino, Caronella, Belviso, Venina, Venerocolo e Vivione. Il Passo di Verrobbio è ancora oggi una vera testimonianza di quelle trincee che si snodano lungo il fianco della montagna, mostrando ancora gli arroccamenti e le postazioni di artiglieria, così come erano una volta. Poco sotto fa sfondo il Lago di Verrobbio, specchio naturale, fresco e limpido come solo i laghi di montagna sanno essere. E, anche se dalla Linea Cadorna non è mai stato sparato un colpo (il primo conflitto mondiale sulle Orobie non è mai arrivato), noi lasciamo libera la fantasia, pensando al passato e ciò che resta tutt’oggi, visibile e imponente.

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Ritorno dalla Cantoniera di San Marco. Il sentiero del ritorno è conosciuto come Gran Via dell’Orobie e marchiato dal segnavia CAI 101. Con facili saliscendi si percorre la valle, transitando presso una vecchia fortificazione, sempre appartenente alla Linea Cadorna. Con bella vista sulla Val Brembana percorriamo il sentiero a mezza costa, fino a raggiungere dopo poco meno di un’ora di cammino la storica Casa Cantoniera di San Marco (metri 1830). La Ca’ San Marco è uno dei rifugi più antichi d’Europa e vede la sua nascita nel lontano 1593, proprio con la Strada Priula. Per anni il rifugio ha dato ospitalità prima a viandanti e commercianti, oggi a escursionisti e turisti.

Conclusioni. Il percorso ad anello ha una lunghezza di circa 9 chilometri e prevede 600 metri di dislivello positivo. Chi non volesse seguire il percorso in cresta può comunque raggiungere il Passo di Verrobbio partendo dalla Cantoniera di San Marco, lungo un itinerario molto più facile e accessibile a tutti, in circa un’ora di cammino. Il sentiero che si snoda tra le vette del monte Cimetto e del monte Verrobbio è riservato ad escursionisti esperti, proprio come riportato da segnaletica CAI. Si raccomanda la massima prudenza e si sconsiglia di percorrerlo nelle giornate piovose e umide, che possono rendere il sentiero particolarmente pericoloso.

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