Citizen science

Le sentinelle orobiche dell’ozono

Le sentinelle orobiche dell’ozono
19 Agosto 2017 ore 09:15

I cittadini scendono in campo contro l’inquinamento dell’aria e trasformano le proprie case in laboratori di monitoraggio scientifico. È quanto sta avvenendo a Stezzano, Ponte San Pietro, Osio Sotto e Cisano Bergamasco, dove grazie alla partecipazione dei residenti sono stati installati i sensori che analizzano la qualità dell’aria e in particolare la presenza di ozono troposferico, che ha effetti rilevanti sulla salute umana, sugli ecosistemi e sull’agricoltura, soprattutto durante la stagione estiva e in aree rurali e periurbane.

L’iniziativa rientra nel progetto europeo Captor promosso da Legambiente e Arpa, prima esperienza di collaborazione tra un’istituzione pubblica, l’ambientalismo scientifico e i privati cittadini. «Coinvolgere la comunità locale nell’attività di ricerca è ciò che si definisce citizen science, una metodologia di lavoro sulla quale Legambiente sta puntando molto. L’obiettivo da un lato è creare maggior consapevolezza sulle problematiche ambientali, dall’altro mobilitare i volontari in azioni concrete, come avviene da tempo per esempio nella raccolta e classificazione dei rifiuti spiaggiati – spiega Andrea Minutolo, referente italiano del progetto Captor – La partecipazione attiva dei cittadini contribuisce ad aumentare la consapevolezza, basata su evidenze e conoscenze scientifiche, della presenza dell’inquinamento da ozono e dei rischi ad esso legati». Dal primo agosto fino a fine settembre sui balconi delle abitazioni dei volontari e nell’Istituto Comprensivo di Cisano Bergamasco svetteranno i dispositivi che sono stati installati dai tecnici dell’associazione ambientalista dopo la calibrazione degli strumenti eseguita da Arpa.

 

 

«Quando ho letto che ricercavano volontari per questo progetto ho deciso subito di candidarmi perché credo sia importante evidenziare il problema dell’inquinamento da ozono, che la gente non conosce ed è poco avvertito, a differenza di quello da polveri sottili – racconta Paolo Assolari, residente sull’isolotto di Ponte San Pietro, dove ha messo a disposizione la sua cascina immersa nel verde per l’installazione del sensore Captor – Mi definisco una persona curiosa, conosco poco dell’argomento e sono contento di prendere parte a questa attività di ricerca. Lo trovo un modo di interpretare il concetto di cittadinanza attiva che per me significa informarsi, condividere, partecipare e soprattutto impegnarsi per risolvere i problemi». I cittadini saranno impegnati nella manutenzione dei dispositivi e nella rilevazione dei dati, accessibili pubblicamente attraverso la piattaforma online Captorlegambiente.it e la app Captor Air per poter consultare in tempo reale i valori individuati.

«Sono da sempre sensibile alle tematiche ambientali e la qualità dell’aria che respiriamo è un argomento che tocca tutti da vicino perché incide sulla nostra salute – spiega Emilio Mirri, residente a Stezzano. Sono felice di dare una mano nello studio di questo inquinante e aiutare nella sensibilizzazione sui livelli di rischio ai quali siamo esposti nelle aree in cui viviamo e divulgare indicazioni da seguire per mitigarne gli effetti, perché sono convinto che le nostre azioni, anche quelle più piccole, abbiano conseguenze che riguardano tutti».

 

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La Pianura Padana è l’area in Europa con le maggiori concentrazioni di ozono, legate sia alla conformazione geografica, che favorisce ristagni di aria, sia all’elevata pressione antropica. Secondo lo studio sui dati raccolti dalle centraline di Arpa dal 2010 la bergamasca è risultata tra le zone più soggette all’inquinamento da ozono, con una media annuale di 50 giorni di superamento del limite di legge di 120 microgrammi per metro cubo, con picchi oltre la soglia di allarme dei 240 microgrammi nelle estati più calde e siccitose. Ma la provincia è stata selezionata anche perché è pervenuto il maggior numero di adesioni dei volontari a livello italiano, che hanno dimostrato disponibilità e interesse candidandosi sul sito del progetto.

«Come Arpa abbiamo dato e continuiamo a dare il nostro supporto tecnico-scientifico a tutti i progetti di respiro europeo. – spiega il direttore generale Michele Camisasca – L’obiettivo di Captor è di fornire nuove indicazioni puntuali sull’inquinamento dell’aria per quanto riguarda l’ozono, rafforzando la relazione tra istituzioni pubbliche e cittadini per creare una coscienza comune, utile a stimolare anche nuove politiche di controllo, attraverso la collaborazione tra enti pubblici e privati». Il progetto, finanziato dal programma Horizon2020 dell’Unione europea, vede impegnati istituti di ricerca, università e associazioni italiane, spagnole e austriache nel monitoraggio di tre aree di test: in Spagna la Catalogna con sensori installati nell’area a nord-ovest di Barcellona, in Austria la zona suburbana di Vienna e in Italia la pianura padana, con attività in zone periferiche e rurali delle città Cuneo in Piemonte, Vicenza in Veneto e Piacenza in Emilia Romagna.

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