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Le scuole per Bergamo Scienza

Il Liceo scientifico Lussana e le sue “rette rotonde”

Il Liceo scientifico Lussana e le sue “rette rotonde”
Viva Bèrghem 08 Ottobre 2014 ore 13:31

Con l’aspetto di un rilassante atelier a tema floreale, la scienza è di casa anche al Liceo Scientifico Filippo Lussana, in occasione della XII Edizione di Bergamo Scienza. La mostra, in allestimento da lunedì 6 a domenica 19 ottobre, ha l’obiettivo di dimostrare ai visitatori di tutte le età che anche la matematica più complessa, se spiegata e offerta nel modo corretto, può trasformarsi nel più leggero dei piatti (o quasi).

Questa è la dichiarata ambizione del progetto Rette…rotonde?! Viaggio alla scoperta della geometria iperbolica, sviluppato attraverso una mostra interattiva dedicata alla tematica delle geometrie non euclidee. Il laboratorio è nato in stretta collaborazione con l’associazione Curvilinea, fondata da Alessandro Cattaneo, Filippo Favale e Riccardo Moschetti, tre dottorandi in Matematica presso l’Università di Pavia che nel 2013 hanno ideato il progetto cercando di sposare il concetto di scienza a quello di semplicità. E l’obiettivo può dirsi centrato considerando che, dall’apertura delle iscrizioni, i posti disponibili per visionare il laboratorio sono ormai quasi tutti esauriti.

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Come è nato il laboratorio e di che cosa si tratta. Sui tavoli di lavoro ci sono coloratissime sfere e arzigogolate costruzioni in plastica. Ciò che sta dietro a queste invitanti realizzazioni è tutt’altro che semplice e ha ben poco a che fare con l’ispirazione creativa: la mostra verte infatti sulle geometrie non euclidee, analizzate a partire da aspetti di tipo costruttivo.

Come spiega Paolo Mora, docente del Liceo e referente del progetto insieme a Laura Brena, «Ciò che chiediamo ai ragazzi è di ragionare sulle tassellazioni del piano, ossia li portiamo ad osservare la costruzione di pavimentazioni piane attraverso dei poligoni regolari che possono essere fatti solo di triangoli, quadrati, pentagoni ed esagoni. Successivamente li si fa simulare la pavimentazione attraverso questi pezzi che si assemblano e gli si chiede cosa succede se si tentano di mettere un numero maggiore di sei triangoli o minore di sei triangoli per costruire la tassellazione. Loro vedono che la superficie si incurva a seconda del numero di triangoli impiegati».

La scelta del tema del progetto è effettuata esclusivamente dai docenti, a cui spetta anche il compito di verificare quali siano i contenuti che possono essere più o meno stimolanti per gli studenti coinvolti. I ragazzi poi seguono una formazione, in cui scoprono le modalità della mostra, e si preparano all’arduo compito di guida dei visitatori esterni.

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La parola ai ragazzi. L’adesione all’organizzazione della mostra non è avvenuta per classi, ma gli studenti, circa un centinaio, hanno partecipato singolarmente. Uno di loro, Daniele, parla della sua esperienza di guida: «Occuparmi di materie scientifiche è sempre stato un mio interesse, e mi considero un appassionato. Mi piace dare il mio contributo per una divulgazione chiara visto che, con tutte le bufale che girano e si diffondono nel web, le risposte scientifiche sono continuamente minate. E credo che questo sia un modo bello di mettermi in gioco, spiegando ai più giovani, e in generale a chi non si intende di scienza, concetti come questo».

Certamente, invogliare i ragazzi ad avvicinarsi alla matematica (e alla scienza in generale) non è sempre facile. In questo senso, il Festival di Bergamo Scienza, per gli studenti coinvolti, diventa un importante banco di prova dove la sfida è anche con le proprie capacità. «Per trasmettere queste dinamiche» continua Daniele «solitamente adotto questa tecnica: lo spiego nel modo più semplice possibile, faccio finta che si tratti di un racconto, e punto principalmente sull’aspetto pratico, che è forse la parte essenziale di tutta la mostra perché permette di capire meglio concetti soprattutto come questo, come la curvatura delle linee che, a parole, può sembrare un’idea un po’ aleatoria. Non mi sono mai trovato in difficoltà: certo, la prima volta della guida è sempre un po’ delicata, perché bisogna cercare di trovare la linea del discorso, rendere la spiegazione che sia il più armoniosa possibile. Ma pian piano diventa un piacere, e ci si prende gusto».