Sport duro, di carattere

Sapete che la Pallanuoto Bergamo sta facendo davvero grandi cose?

Sapete che la Pallanuoto Bergamo sta facendo davvero grandi cose?
20 Aprile 2017 ore 04:30

Si può essere coraggiosi, oppure pallanuotisti. Che è molto meglio, perché la pallanuoto è uno sport duro, audace, feroce, sommerso. Chi vuole emergere deve stringere i denti, per gli altri è stata goliardia. Fuori dal tunnel di una stagione dimenticabile – la scorsa, quella della retrocessione in B – ne è uscita alla grande la Pallanuoto Bergamo.

L’allenatore-giocatore Foresti. Vuoi che uno come Giovanni Foresti avesse paura di tirar fuori da una squadra il meglio? Quando andava in giro per l’Italia a vincere le coppe e gli scudetti ha imparato a sopportare tutto, anche le delusioni. E adesso che fa l’allenatore-giocatore ogni esperienza viene buona per insegnare un po’ di sana pallanuoto. «Quando sono tornato a Bergamo e mi hanno chiesto di prendere in mano la squadra ho detto subito sì. Così porti la tua esperienza, mi dicono. Va bene, dico io. Sono uno esigente, ecco che tipo sono. Ma certe volte il doppio ruolo allenatore-giocatore è penalizzante: perdi un po’ di qua e un po’ di là. Non tollero che uno venga in piscina e non spinga al massimo. Ho giocato con gente di talento e non mi piace che un ragazzetto getti via il tempo stando in acqua. So di essere preparato e so di saper gestire i momenti difficili. Quando feci l’esame davanti a un allenatore, uno psicologo e un preparatore per prendere il patentino mi chiesero come affrontare la gestione di un gruppo. Beh, dopo la risposta mi fecero i complimenti».

 

 

I giovani. Oltre l’Atalanta, gli sci e la Foppa, c’è un’altra società che si sta giocando il futuro. La voragine della retrocessione non ha inghiottito niente: alla Pallanuoto Bergamo si sono rimboccati le maniche e sono ripartiti. Dai giovani, e da dove sennò. La prima squadra conta giusto sette-otto veterani e, Foresti compreso, che da queste parti è un semi-dio della pallanuoto, non è che siano poi molti. Luca Baldi si è appena laureato in Economia. Roberto Morotti fa l’ingegnere. Giorgio Ferrari l’imprenditore. Il resto è un gruppo di giovanotti che fa ancora il liceo. Eppure sono loro che si stanno giocando il ritorno in A2, e guardate che per una città così lontana dal mare non è affatto poco. «Siamo passati da una stagione in cui non si vinceva mai a una molto bella. Anche se le condizioni non sono delle migliori».

Gli spazi ridotti. La Bergamo Pallanuoto si allena la sera, quando va bene, un’ora in non più di mezza piscina. Una squadra di A2, per dire, sta tutte le sere in acqua almeno due ore. È una questione di spazi. Gestita dalla Bergamo Infrastrutture, l’Italcementi scoppia di ragazzini che fanno nuoto, sincro, pallanuoto. Tutti non ci stanno. Si è pensato addirittura di costruire una piscina privata, ma ci vogliono almeno 500mila euro per un design minimal. Troppi. «L’allenamento è la base – aggiunge ancora Foresti -, questo ovviamente ci penalizza. Da bambino mi allenavo in due corsie al pomeriggio. Poi mi comprò il Savona e ricordo che appena arrivato non riuscivo a fare otto vasche in tre minuti. Dopo un mese ne facevo quindici in due netti».

 

 

Obiettivi e club. La voglia di crescere c’è. Quest’anno si farà di tutto per tornare A2, «ma senza pressioni» spiega Stefano Tadini, dirigente della società. Il club ha più di cento iscritti e ovviamente l’ottanta per cento sono bambini. «Il nostro – aggiunge Tadini – è uno sport che richiede costanza e passione, più di altri. Perché non puoi allenarlo al parco o in sala pesi. Si deve venire in piscina e stare in acqua. Bergamo ha sempre regalato soddisfazioni, ma non tutti se ne accorgono. E dal nostro settore giovanile sono usciti costantemente ragazzi che hanno giocato ai massimi livelli». Anche quelli che stanno cercando un ritorno in Serie A. Una promozione difficile, persino inattesa. Tutta da inseguire.

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