Prossimo obiettivo Africa

Macchine bergamasche per il gelato nel freddo glaciale della Mongolia

Macchine bergamasche per il gelato nel freddo glaciale della Mongolia
09 Febbraio 2018 ore 05:30

C’è un nuovo legame che unisce Ia Bergamasca all’Asia, e ha la consistenza del gelato. È infatti un legame che ha origine a Grassobbio, precisamente alla Technogel di via Boschetti, e raggiunge Ulan Bator, capitale della Mongolia. L’azienda leader nella produzione di macchine e impianti per gelato – dalla piccola gelateria fino a installazioni completamente automatizzate – ha infatti da poco celebrato l’esportazione nel Paese asiatico di un impianto per la produzione di gelato di alta qualità per un valore di 665mila euro. Un traguardo che stimola il team bergamasco ad ampliare sempre più i propri orizzonti, anche se la Technogel si è creata da diversi anni una rete commerciale che va ben oltre i confini della patria.

 

 

Storia e tradizione. Fondata nel 1951 per la produzione di sistemi di refrigerazione, oggi l’azienda di Grassobbio vanta esportazioni in più di sessanta Paesi sparsi su tutta la superficie terrestre. Un indubbio risultato dalle dimensioni globali, raggiunto grazie alla qualità dei prodotti, all’esperienza e alla tradizione acquisita nell’ultimo mezzo secolo di storia. «La tradizione nella realizzazione dei prodotti si è col tempo consolidata ed è stata supportata da una costante innovazione tecnologica, che ha permesso di creare una gamma di macchine e di impianti completi disegnati per soddisfare le esigenze di ogni tipo di gusto, dal gelato artigianale fino a linee completamente automatizzate per installazioni industriali» dicono di sé questi colossi del gelato Made in Italy.

Un successo mondiale. La prima volta che la Technogel ha messo stabilmente piede fuori casa risale al 1995, quando ha dato corpo alla prima filiale in America Latina (con sede a Buenos Aires). Da lì l’escalation votata all’espansione commerciale non ha conosciuto sosta: risale infatti al 2001 la nascita della filiale negli Stati Uniti, e solo quattro anni dopo, nel 2005, è sorta dal cemento quella brasiliana. Si passa a tutt’altra area geografica nel 2008, quando la Technogel è riuscita a ritagliarsi un angolo di terreno dove continuare a proliferare perfino in Medio Oriente.

 

 

Lo sbarco in Mongolia. Ora, l’operazione che ha visto il colosso bergamasco del gelato valicare i confini mongoli è stata portata avanti grazie alla collaborazione della Sace che, insieme a Simest, costituisce il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del gruppo Cassa depositi e Prestiti. «Grazie a questo passo in avanti, in Mongolia sono stati esportati macchinari di ultima generazione, come la macchina per il gelato in vaschetta o sul cono. Si tratta di modalità di fruizione che in quel Paese sono praticamente sconosciute» ha spiegato Nicola Iannucci, direttore commerciale della Technogel. Poco importa, dunque, che in questo preciso istante, in Mongolia il termometro segnali una massima di meno 13 gradi e una minima di meno 28: il fascino del gelato, che per eccellenza porta i colori della bandiera italiana, evidentemente non teme la sfida del freddo e grazie alla Technogel, perfino i cittadini di Ulan Bator (città ad un’altitudine oltre i 1.300 metri) potranno beneficiarne.

I prossimi obiettivi. La finestra che guarda su l l’universo asiatico è appena stata aperta, ma l’azienda bergamasca non smette comunque di progettare, per spalancarne di nuove: i prossimi obiettivi che la Technogel ha segnato in agenda puntano infatti all’Africa centrale e alla seconda potenza mondiale, la Cina. Vero è che dopo aver convinto a mangiare gelato chi convive con il freddo polare, il resto del mondo si trasforma in un campo sterminato di nuove possibilità commerciali.

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